Domenica 21 Aprile 2019 | 22:14

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Diciotto richieste di rinvio a giudizio e un’archiviazione. È quanto chiede il sostituto procuratore Antonio Savasta al giudice dell’udienza preliminare Francesco Messina al termine dell’inchiesta sul funzionamento della Cementeria Buzzi Unicem, in via Trani, uno stabilimento-inceneritore ormai in via di fagocitazione da parte della «città costruita», secondo una politica di espansione urbanistica abnorme e sconsiderata i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
I reati contestati dalla Procura di Trani, che all’inizio di gennaio aveva disposto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, vanno dal disastro ambientale al falso ideologico e all’abuso d’ufficio, a secondo delle presunte responsabilità.
Scrive, in particolare, il sostituto procuratore Savasta: «I responsabili legali della sociètà Buzzi Unicem hanno gestito illecitamente di fatto un impianto d’incenerimento rifiuti speciali forniti dalle imprese Dalena Ecologia, Trasmar e Corgom, grazie all’autorizzazione o al falso parere favorevole all’esercizio di quest’attività, fornito dai funzionari regionali e dai dipendenti dell’Agenzia regionale per l’ambiente con la qualifica di pubblici ufficiali». E poi: «L’illecito smaltimento di rifiuti speciali ha causato emissioni inquinanti rivenienti dalla combustione di rifiuti superiori al limite di legge prevista nell’ambito della tipologia dei rifiuti, trattandosi di un impianto ubicato nei 200 metri da insediamenti residenziali».
«La Cementeria - sottolinea il pm - otteneva una autorizzazione sul falso presupposto del possesso di una autorizzazione ad incenrire 20mila tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi, costituiti da olii minrali, non trattandosi di vero e proprio impianto di incenerimento originariamente crato ad hoc (ma in realtà una cementeria) e quindi ottenendo in sostituzione del predetto rifiuto pericoloso una nuova autorizzazione che portava la potenzialità dell’impianto da 140 tonnellate al giorno (51mila tonnellate all’anno) a 178 tonellate al giorno (65mila tonnellate all’anno) di rifiuti speciali».
La Procura indica anche quali sono le persone offese dal reato, che potranno costituirsi parti civili nel caso della disposione del giudizio da parte del gup: l’avvocato Michele Cianci, 53 anni, di Barletta, in qualità di presidente del Comitato Operazione aria pulita; il medico Agostino Di Ciaula, 51 anni, di Modugno, referente regionale e coordinatore del Comitato scientifico nazionale Isde Italia. E poi il Comune di Barletta, la Provincia Bat, la Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente.

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