Martedì 31 Marzo 2026 | 20:59

Settimana Santa, a Canosa parte un contest per giovani dedicato alla famosa «Desolata» VIDEO

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Settimana Santa, a Canosa parte un contest per giovani dedicato alla famosa «Desolata» VIDEO

 
Redazione online

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Canosa, le donne con il velo e la Desolata: l'inno straziante della processione del Sabato Santo

L'iniziativa per raccontare la devozione con disegni e poesie

Martedì 31 Marzo 2026, 19:32

Una competizione impastata di devozione mariana. Un contest che intende accogliere opere realizzate da bambini e ragazzi cresciuti nell’attesa e nel vissuto del sabato santo quando Canosa di Puglia, nel nord Barese, gli occhi e i cuori sono rivolti a lei: la Desolata, la Vergine a cui hanno strappato il Figlio morto per lavare i peccati del mondo e il cui strazio è urlato da un coro composto da 300 donne velate di nero. L’iniziativa è stata pensata dalla comunità parrocchiale nata attorno alle chiese del centro storico, di cui fa parte la parrocchia in cui la statua in cartapesta risalente al Seicento è conservata. «Può partecipare chi ha tra i 6 e i 13 anni inviando un disegno, una poesia, un racconto legato a ciò che sa o prova sulla Desolata», spiega il parroco don Carmine Catalano.

La processione della Desolata è accompagnata non solo da un corteo di angeli fatto da bambine che reggono tra le mani frasi, attrezzi e strumenti che riguardano la passione e morte di Cristo, ma dall’inno alla Desolata che racchiude il dolore immane che solo una madre può provare nel vedersi privata del figlio. «Ogni anno fotografi e videomaker provenienti da ogni parte del mondo, si accreditano per partecipare alla processione e fare scatti e filmati d’autore - continua il sacerdote - ecco: noi vogliamo capire cosa invece immortala la mente giovane di un bambino o di un adolescente».
Per partecipare basta inviare il proprio lavoro al numero whatsapp della parrocchia (‪+39 327 561 2747‬) entro il prossimo 12 aprile aggiungendo nome, cognome ed età di chi lo ha realizzato. «Spero di poter imparare da loro - conclude don Carmine - perché il loro punto di vista è il più autentico nel racconto della fede».

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