Martedì 10 Marzo 2026 | 20:17

Andria, da corriere della droga a uomo libero, ecco la storia di Teo: «Così ho imparato a fare i taralli»

Andria, da corriere della droga a uomo libero, ecco la storia di Teo: «Così ho imparato a fare i taralli»

Andria, da corriere della droga a uomo libero, ecco la storia di Teo: «Così ho imparato a fare i taralli»

 
Aldo Losito

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Aldo Losito

Andria, da corriere della droga a uomo libero, ecco la storia di Teo: «Così ho imparato a fare i taralli»

Il giovane protagonista del progetto di carcere alternativo a Andria

Martedì 10 Marzo 2026, 18:26

18:27

Da corriere della droga a uomo libero, pronto ad affrontare la vita nel segno della legalità e del riscatto. Questa è la vittoria di Teo, questo è uno dei tanti ottimi risultati conquistati dal progetto diocesano “Senza sbarre”, il carcere alternativo che da anni don Riccardo Agresti porta avanti ad Andria nella masseria di San Vittore. «Non accogliamo l’errore, ma la persona», commenta il sacerdote delle sfide difficili, alla vigilia del fine-pena di Teo, giovane albanese pronto a rilanciarsi nella vita dopo aver scontato la sanzione per quanto di sbagliato commesso in passato.

Da ieri Teo è un uomo libero. La sua pena è finita ma la libertà più importante l’ha conquistata prima, molto prima, tra le mura della masseria di San Vittore, alle pendici di Castel del Monte, dove il progetto “Senza Sbarre” continua a trasformare storie difficili in possibilità concrete di riscatto. La sua non è soltanto una storia di rinascita, è una storia di vittoria. Non la vittoria di una struttura ormai conosciuta ad Andria, ma la vittoria di un uomo che da ex corriere della droga ha scelto di non esserlo più. «Da portatore di morte - come lo definisce don Riccardo Agresti senza sconti – Teo adesso rappresenta qualcosa di speciale. Viaggiava con la morte da consegnare agli altri. È arrivato qui dopo mesi di carcere, senza parlare italiano, con una mentalità di strada, senza regole. Tra me e lui c’è stata una conflittualità vera, seria e a tratti anche dura. Alla fine, però, il nostro ragazzo ha cominciato a percorrere una nuova strada, che lo ha fatto diventare un punto di riferimento del progetto, insieme agli altri».

San Vittore non è un luogo dove si aspetta che il tempo passi. È lavoro, disciplina, responsabilità quotidiana. I detenuti ammessi alle misure alternative coltivano la terra, curano la masseria, producono taralli artigianali attraverso la cooperativa “A Mano Libera”: mani che un tempo hanno sbagliato, oggi si sporcano di farina. È un simbolo concreto di cambiamento, non uno slogan.

IL REINSERIMENTO Non solo la produzione di taralli per il progetto “Senza sbarre” nato nel 2018, che al momento ospita una decina di detenuti, e dallo scorso ottobre è diventato anche una aps, associazione di promozione sociale. Con la cooperativa si sta cominciando anche a produrre olio sempre con il marchio “A mano libera”. Le olive raccolte nei 58 ettari che circondano la sede della cooperativa, sono state molite nell’azienda Cassetta, che ha provveduto all’imbottigliamento ed etichettatura. Quindi si sta adoperando anche per veicolare il prodotto nei propri canali commerciali. Un altro tassello che ha come fine un modello virtuoso di collaborazione tra settore sociale e impresa, con l’obiettivo comune di promuovere l’inclusione lavorativa attraverso la valorizzazione della qualità agroalimentare locale.

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