Martedì 23 Aprile 2019 | 00:52

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Secondo l'Istituto Zooprofilattico sono da escludere le polpette avvelenate

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Se alcuni cani sono morti a fine agosto, con decessi a distanza ravvicinata l’uno dall’altro, le cause non sarebbero riconducibili alle polpette avvelenate poste sotto accusa da numerosi cittadini e, a detta di più di uno, disseminate qua e là, a mo’ di esche, da un presunto serial killer degli animali. Ad escluderlo sono i rapporti rilasciati dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Puglia e Basilicata, di Foggia, sulla base di due polpette prelevate da suoli oggetto di interesse, nei pressi di luoghi in cui si sarebbero verificate decessi di animali. I campioni furono consegnati al laboratorio da agenti della Polizia locale.
Il primo prelievo è del 2 settembre, il secondo del 13. Ebbene, in entrambi si rilevano assenze di metaldeide, diserbanti, pesticidi, arseniuri e fosfuri, mentre risultano non rilevabili le tracce di altri componenti chimici che avrebbero costituito una polpetta da definirsi «avvelenata».
A firmare i rapporti il responsabile di laboratorio, Marilena Muscarella. I vigili, unitamente ai volontari appartenenti all’associazione Oipa (convenzionata con il Comune di Trani), avevano svolto una serie di attività di accertamento e controllo.
Durante tali controlli, avevano prelevato le presumibili “esche”, ritenute da molti denuncianti “bocconi avvelenati”, una in via delle Tufare, l’altra in piazza Cezza.
Proprio nella zona di quest’ultima si erano verificati episodi di ritrovamento di polpette e morti di cani che, peraltro, non sono state mai accertate con riferimento alla causa: infatti, nessuno dei proprietari ha mai sottoposto i propri animali ad autopsia.
Ma tanto era bastato per indignare un quartiere e sollevare un’autentica insurrezione popolare sui social network, contro un non meglio precisato serial killer degli animali. Si avviarono petizioni ed emersero figure carismatiche di veri e propri capipopolo, che all’occorrenza sarebbero entrati in azione.
Detto, fatto, il 28 agosto, in tarda serata si scatenò un’autentica caccia all’uomo dopo che qualcuno aveva avvistato una sagoma, vestita di nero, lanciare delle polpette proprio nella già citata aiuola di piazza Cezza: da lì a poco molta gente scendeva in strada per un’autentica ronda improvvisata.
Così, dopo avere chiamato sul posto la Polizia, gli agenti del Commissariato fermarono, in piazza Martiri di via Fani, un uomo vestito sì di nero, ma indossava i pantaloni corti e portava con sé non polpette, ma una focaccia: fu immediatamente rilasciato, nonostante fosse stato oggetto di pesanti insulti da parte degli astanti. Da allora il caso s’era progressivamente ridimensionato e le luci dei riflettori dell’opinione pubblica attenuate. Ieri, però, appena la pagina Facebook Città di Trani ha rilasciato il rapporto per fare cessare ufficialmente l’allarme, gli animalisti si sono tutti riaffacciati sulla scena. E la domanda più frequente, adesso, è per cosa quei cani siano morti. Infatti, se è un dato di fatto che le polpette non contenessero veleno, appare altrettanto indiscutibile che alcuni cani, in quei giorni, abbiamo smesso di vivere.
Potrebbe anche non essere stata una fortuita coincidenza, ma è pur vero che, se nessuno ha sottoposto ad autopsia il proprio animale - e nessuno lo ha fatto - si può affermare tutto e il contrario di tutto: fino a prova contraria, i rapporti dei medici esprimono dati ufficiali, il resto alimenta ben altro.

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