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bari

Mafia, sotto accusa 50
del clan Strisciuglio

carabinieri

BARI - La Procura di Bari ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di 50 presunti affiliati al clan Strisciuglio di Bari. Tra gli indagati anche il capo clan, Domenico Strisciuglio, detto 'Mimmo la lunà, e suo fratello Sigismondo, ritenuti i capi dell’organizzazione criminale. Gli indagati rispondono a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, detenzione di armi ed esplosivi, lesioni personali aggravate ed estorsione.
I fatti contestati dalla Dda di Bari si riferiscono agli anni che vanno dal 2011 al 2015. L’unica donna indagata, Eugenia Prudente, attualmente detenuta agli arresti domiciliari, è accusata di aver portato droga in carcere al marito Sigismondo Strisciuglio nel settembre 2011. Tra gli episodi contestati c'è anche una estorsione ad un cantiere edile di Bari Carbonara. Tre presunti affiliati al clan, Michele Tesauro, Nicola Telegrafo e Silvano Scannicchio, avrebbero imposto ad un imprenditore nel settembre 2012 un contratto di guardiania per 1.500 euro al mese, minacciandolo di ritorsioni. Contestata dagli inquirenti anche una gambizzazione avvenuta a Bari nell’aprile del 2012.
Stando alle indagini coordinate dal pm Patrizia Rautiis, il clan avrebbe gestito traffici illeciti, soprattutto spaccio di droga, nei quartieri baresi Libertà, Bari Vecchia, San Girolamo, Carbonara, Santo Spirito e San Pio, ingaggiando in alcuni casi minorenni. Quaranta degli odierni indagati furono arrestati nel luglio 2015 dai carabinieri nell’operazione Agorà. Di questi, 37 sono ancora detenuti (26 in carcere e 11 ai domiciliari), ma per due di loro, il capo clan Domenico Strisciuglio e suo fratello Vincenzo, difesi dall’avvocato Massimo Roberto Chiusolo, la Cassazione ha confermato nei giorni scorsi la scarcerazione. Vincenzo è libero da alcuni mesi, mentre il boss è in carcere perchè sta scontando una precedente condanna per fatti di mafia.

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