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E penalisti ancora fermi

Bari, un mese di sciopero
dei giudici di pace

Bari, un mese di scioperodei giudici di pace

GIOVANNI LONGO
Da un lato la quarta settimana di astensione proclamata dai penalisti dall’inizio dell’anno. Dall’altro lo sciopero dei giudici di pace, iniziato anche a Bari lunedì scorso e che terminerà l’11 giugno. Tempi duri per la giustizia.
«Non esiste una giustizia onoraria, semmai un Giustizia che funziona e una giustizia che non funziona», premette l’associazione nazionale Giudici di pace in un lungo documento. Nel mirino c’è lo schema di decreto legislativo sulla riforma dei giudici di pace. «Da una parte - si legge in una nota dell’avvocato Massimo Nicola Minerva, presidente distrettuale ANGdP - si conferisce ai giudici di pace, avvocati per lo più cinquantenni in servizio da circa vent’anni, un notevole aumento delle competenze sia per materia che per valore (ad esempio condominio, successioni, volontaria giurisdizione; cause ordinarie fino a 30.000 euro, sinistri stradali fino a 50.000), sollevando di non poco il carico di lavoro del Tribunale. Dall’altro, nonostante richieste e raccomandazioni da parte del Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, si viola il principio di non discriminazione previsto dalle norme europee».

Equiparabili ai magistrati professionali «perché trattano circa il 50% del contenzioso civile, il 25% del contenzioso penale e parte della materia dell’immigrazione in tempi decisamente ragionevoli», i giudici di pace «non godono di retribuzione adeguata, di ferie annuali retribuite; di congedo per maternità, di indennità di fine rapporto». L’ultimo schema legislativo «contiene unicamente una risibile previsione di trattamento previdenziale, stabilendo che i giudici di pace potranno ottenere una retribuzione annua, comprensiva degli oneri previdenziali, di poco più di 16.000 euro», lamentano. Per illustrare più nel dettaglio le ragioni della protesta, questa mattina, alle 11, nella sede del Giudice di pace al quartiere San Paolo, i magistrati onorari hanno convocato un’assemblea, invitando l’avvocatura.

Intanto, ieri è iniziata la quarta settimana di astensione proclamata anche dagli avvocati penalisti baresi dall’inizio dell’anno contro il disegno di legge sulla riforma del processo penale. Contestati metodo e merito. «È stato annientato il dibattito parlamentare su temi ed argomenti delicatissimi in quanto ricadenti su diritti fondamentali del cittadino», spiega il presidente della Camera Penale di Bari, l’avvocato Gaetano Sassanelli». Nel merito, contestano, tra l’altro, la dilatazione dei tempi del processo e la proposta di far assistere a distanza l’imputato detenuto alle udienze del processo. Per non parlare dell’ulteriore «rafforzamento del “doppio binario” proprio nei processi particolarmente gravi dove sono più necessarie le garanzie difensive». Nel mirino anche «la sospensione del decorso della prescrizione». Sarà «impossibile attuare il principio costituzionale del diritto ad una ragionevole durata del processo, determinando termini di prescrizione anche ventennali, nonostante che, secondo i dati del Ministero, oltre il 60 per cento delle prescrizioni maturi nella fase delle indagini preliminari».

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