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tasse

Imu, Università «morosa»
conto di 2mln dal Comune

Bari, si teme per le tasse studentesche. Palazzo di città: devono pagare come gli altri

Imu, Università «morosa»conto di 2mln dal Comune

È nuovamente guerra per i tributi locali tra Comune e Ateneo cittadino. Nei giorni scorsi infatti, all'Università dedicata al grande Aldo Moro si sono visti recapitare gli avvisi di pagamento relativi all'Imu (imposta municipale sugli immobili) per gli anni 2012 e 2013, per un importo che supera i 2,1 milioni di euro. Ed anche una richiesta per l'ex Albergo delle nazioni, ma pari zero. Scherzi della burocrazia.
Le pretese dell'ufficio Tributi nei confronti dell'Ateneo si sommano poi alla richiesta di 2,6 milioni per gli arretrati dell'Ici relativa agli anni 2007-2011, ma sulla questione pende ricorso (idem per le annualità dal 2013 ad oggi) presso la commissione Tributaria regionale, contro la decisione di primo grado.
Insomma un conto davvero salato che si aggiunge già alle polemiche degli anni scorsi sulla tassa rifiuti. «Un bel regalo natalizio consegnato in anticipo, peraltro da pagare con bollettino postale quasi fosse una multa per divieto di sosta», commenta il consigliere comunale Fabio Romito (gruppo misto), nel denunciare la vicenda.
«Tutto ciò si somma alle assurde pretese in ordine alla Tari ( che l'Ateneo barese paga sulla scorta della stessa categoria delle carceri, anziché su quella delle scuole) che stanno mettendo seriamente in pericolo il futuro dei nostri studenti - aggiunge -. Sembra che il Comune di Bari abbia ormai da tempo dichiarato guerra ad un improbabile nemico: la nostra Università ed i suoi studenti».
«Mi preme ricordare che dal 2014 gli Enti non commerciali, tra cui l'Università, hanno dovuto ottemperare per la prima volta, all'obbligo di presentazione della dichiarazione Imu, anche con riferimento alle pregresse annualità 2012 e 2013 (gli anni oggetto di accertamento). - spiega Romito - In tali dichiarazioni, tra l'altro, veniva chiesto di indicare se l'immobile dichiarato fosse adibito ad attività commerciale o istituzionale (in questo ultimo caso ai fini della relativa esenzione dell'imposta). Ora, evidentemente, il Comune avrà scambiato gli immobili del nostro Ateneo per qualche ipermercato ed ha deciso di ignorare che in quei luoghi, invece, i nostri ragazzi studiano, vivono, dormono (vedi collegi Adisu)».
La chicca Come detto, tra gli immobili riportati negli avvisi di pagamento, sia pure con tassazione pari a zero, è annoverato l'ex Albergo delle Nazioni che non è più proprietà dell'Università da più di un decennio, oltre ad immobili ubicati in altri comuni. «Una svista davvero da correzione con la matita blu, per quanto indolore», dice caustico il consigliere di minoranza, che poi accusa Palazzo di Città di «intollerabile accanimento».
«Addirittura sono stati tassati anche immobili inagibili o soggetti a ristrutturazione (gli immobili ex Enel ed ex Poste) oggi grazie all'instancabile lavoro del rettore Antonio Uricchio perfettamente funzionanti e destinati interamente al benessere degli studenti. Anche qui si chiede di pagare tasse non dovute, a danno degli studenti», incalza, portando ad ulteriore esempio, «la ancora più grottesca situazione degli immobili concessi in uso all'Adisu (dove risiedono gli studenti meno abbienti) ed altri enti di ricerca».
In alcuni casi, come nel caso dello storico albergo con vista sull'Adriatico, c'è un problema burocratico, tanto che «spesso negli avvisi non sono riportati neppure i dati catastali, gli indirizzi sono frequentemente errati e si sono confusi anche i singoli beni», dice ancora Romito, nell'accusare gli uffici di sciatteria e superficialità.
«Tutto ciò non potrà che ricadere negativamente sui nostri studenti, che si potrebbero trovare a dover pagare il conto di un atteggiamento vessatorio che deve cessare», sostiene il consigliere nel tendere la mano al sindaco Antonio Decaro. «Ponga immediatamente fine a questa stupida guerra e inizi ad investire sul nostro Ateneo, come accade in tutto il resto d'Italia e d'Europa per il bene della Città e dei suoi studenti», conclude.

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