Mercoledì 22 Maggio 2019 | 17:52

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Annullate le sanzioni, ma la cifra resta considerevole. Proprio in una fase delicata, quella del passaggio a gestione privata. Arriva la stangata per la Fiera del Levante: dovrà versare nelle casse del Comune un assegno di 900mila euro circa di Tarsu, la vecchia tassa rifiuti. La decisione è messa nero su bianco nelle motivazioni, giunte qualche giorno fa a Palazzo di Città, con la quale i giudici della III sezione della Commissione provinciale tributaria hanno rigettato il ricorso presentato dalla Campionaria contro gli accertamenti e le contestuali sanzioni. Dando quindi ragione alla linea adotta dal Comune.
Facciamo un passo indietro.
La storia inizia nelle ultime ore del 2014, esattamente il 30 dicembre, quando gli uffici comunali Tributi inviano all’ente fieristico quattro distinti accertamenti relativi alle annualità 2008, 2009, 2010 e 2011 per la «modica» (si fa per dire) cifra di un milione e 500 mila euro. Con la possibilità di uno sconto, se saldata entro i successivi 60 giorni, e di un pagamento in quattro rate. Nelle cartelle viene però aumentata la superficie tassabile di altri 35mila e 561 metri quadri rispetto ai classici 76.856 sottoscritti tra le parti nel lontano 1996 e confermati nel 1998 con tanto di determina dirigenziale. Un’estensione di metri quadri dettata secondo il Comune dal bando con il quale nel 2011 l’ente fieristico ha proceduto ad assegnare nuove attività all’interno del suo quartiere. Numeri insomma contrastanti che hanno quindi spinto la Campionaria a presentare ricorso per chiedere l’annullamento degli accertamenti e delle sanzioni.
I giudici hanno in parte accolto il ricorso annullando sì le sanzioni – perché in sostanza non c’è stata alcuna dichiarazione infedele, ma semmai omissiva da parte della Fiera visto che si è semplicemente conformata alla superficie tassabile certificata dal Comune nel 1998 – ma hanno rigettato il resto confermando quindi l’importo degli accertamenti.
Nelle pagine del ricorso la Fiera ha esposto una serie di violazioni messe, a suo dire, in atto dal Comune ma anche ribadito l’applicazione di una più ragionevole ed equa tassa sui rifiuti del tipo giornaliera al posto di quella annuale visto che i padiglioni vengono utilizzati solo in pochi periodi dell’anno. Considerazione ritenuta infondata dai giudici perché la tariffa giornaliera si riferisce per legge a locali o aree pubbliche di uso pubblico, «mentre l’ente fieristico non ha natura pubblica dato che l’intera area è recintata e le persone che vi accedono devono versare un corrispettivo». Nulla da fare nemmeno per la presunta violazione del principio di proporzionalità visto che, sempre secondo i giudici, il Comune ha già applicato la riduzione tariffaria del 30 per cento della Tarsu proprio in considerazione dell’uso non continuativo del quartiere fieristico.
Nulla da fare anche per la pretesa della Fiera di non dover versare il tributo in virtù dell’apposita convenzione con l’Amiu per lo smaltimento dei rifiuti e per lo spazzamento dei viali in occasione dell’edizione di settembre. «Tale convenzione – scrivono ancora i giudici – non è rilevante ai fini della definizione della Tarsu in quanto quest’ultima è un’obbligazione di natura tributaria correlata da una pretesa creditoria pubblica ed ancorata a un presupposto stabilito per legge senza possibilità di scelta da parte del soggetto passivo».
Ma il caso per ora è solo al primo round.Non è da escludere infatti un eventuale appello da ambo le parti in causa alla Commissione regionale tributaria. Potrebbe farlo la Fiera per reiterare la richiesta di annullamento, ma anche il Comune per far valere le sanzioni da 600mila euro.

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