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La denuncia

A Bari i rifiuti dei «vicini»
un danno di 5,5 milioni di €

Secondo il Comune chi abita ne paesi limitrofi scaricherebbe in città: le «prove» tra i sacchetti

A Bari i rifiuti dei «vicini»un danno di 5,5 milioni di €

Un danno da cinque milioni e mezzo di euro all’anno che ricade sul Comune e, di conseguenza, sulle tasche di ogni cittadino. A tanto ammonta la spesa per la raccolta, il processo di biostabilizzazione e lo smaltimento in discarica della «spazzatura d’importazione», quella che non viene prodotta nelle case, nelle attività commerciali, nei mercati rionali, nelle aziende o nelle industrie di Bari, ma che è un gentile «omaggio» di chi risiede nei centri limitrofi dove funziona il porta a porta. E, quindi, dove sono stati tolti i cassonetti dalle strade.
È arrivato a questa conclusione l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli, che ha analizzato i dati. A Bari la produzione media per abitante si aggira intorno a un chilo e 700 grammi al giorno, a fronte di una media regionale di 1,2 chilogrammi. «Significa - ragiona l’assessore - che quel mezzo chilo in più non può essere attribuito per intero ai baresi. È vero che la nostra è una città universitaria, che sono in tanti ad affittare gli appartamenti a nero, ma in ogni caso la produzione per singolo individuo risulta davvero sproporzionata».
Il calcolo è presto fatto. Mezzo chilo di rifiuti, moltiplicato per 320mila residenti nel capoluogo pugliese fanno 160 tonnellate al giorno che moltiplicate per 365 giorni danno un totale di 55mila tonnellate all’anno. La spesa per il trattamento e lo stoccaggio ammonta a 5,5 milioni.
La conferma che la colpa sia da addebitare ai pendolari dei rifiuti sta nella presenza delle discariche a cielo aperto che nascono sulle strade che delimitano il territorio urbano. Un esempio è la zona di Santa Cecilia, al San Paolo. «Sono stati gli stessi operatori dell’Amiu - racconta Petruzzelli - a registrare un sovraccarico dei bidoni in particolare nelle vie Val d’Aosta all’incrocio con via Novara, e in via Piemonte. La situazione è diventata esplosiva da quando il comune di Modugno ha giustamente introdotto il porta a porta: gli abitanti non possono disfarsi degli scarti in qualsiasi momento, ma devono rispettare i turni di raccolta».
Evidentemente, in questa fase di assestamento, in tanti che lavorano a Bari, prima di entrare in ufficio, hanno preferito adottare il lancio del sacchetto vicino ai cassonetti grigi.
Per mettere un freno agli atti di inciviltà, Amiu e amministrazione comunale stanno ipotizzando di spostare altrove quei bidoni. E l’assessore non esclude di contattare il collega di Modugno affinché faccia opera di sensibilizzazione ai suoi cittadini. Nel frattempo saranno potenziati i controlli da parte della polizia municipale e degli ispettori dell’Amiu, pronti a multare gli sporcaccioni.
Ma i rifiuti senza paternità viaggiano pure nelle automobili dei lavoratori impiegati negli uffici e nelle aziende di Bari, ma che hanno la residenza a Cellamare, Triggiano, Adelfia, Rutigliano, Noicattaro, dove vige sempre il sistema del porta a porta. «Ovviamente - sbotta Petruzzelli - si tratta di spazzatura mista, perché se chi la produce avesse fatto la differenziata non avrebbe avuto nessun vantaggio a riversarla nella nostra città». Insomma, un danno economico che si ripercuote sulla Tari, senza nessun vantaggio in termini di riutilizzo dei materiali.
E ieri mattina è stato multato un panificio di Ceglie per aver abbandonato i sacchi fuori dai cassonetti. Dall’analisi del contenuto è emerso che gli scontrini si riferivano a quella attività e a un’altra di Noicattaro. «Una ulteriore dimostrazione - conclude l’assessore all’Ambiente - che chi vive nei centri satellite scarica l’immondizia a Bari».

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