Martedì 21 Aprile 2026 | 14:05

A Bari ordinanze, protocolli e riunioni: breve storia di una «movida tormentata» all'Umbertino

A Bari ordinanze, protocolli e riunioni: breve storia di una «movida tormentata» all'Umbertino

A Bari ordinanze, protocolli e riunioni: breve storia di una «movida tormentata» all'Umbertino

 
Davide Lattanzi

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Davide Lattanzi

A Bari ordinanze, protocolli e riunioni: breve storia di una «movida tormentata» all'Umbertino

Da 20 mesi residenti, commercianti e amministratori sono in cerca di un equilibrio: ultimo capitolo l'ordinanza, entrata ieri in vigore, che impone di spostare i tavolini dei locali di largo Adua e piazza Diaz lungo il perimetro del giardino

Martedì 21 Aprile 2026, 12:24

Venti mesi in cerca di un equilibrio tra ordinanze contestate, dialoghi e vademecum difficili da applicare. Il quartiere Umbertino spesso è diventato il simbolo di un’esigenza: regolamentare la vita notturna.

Dopo i continui episodi dell’estate e dell’autunno 2024, il sindaco Vito Leccese aveva emesso un’ordinanza (valida dal 19 ottobre) fissando limiti orari rigidi per la vendita di bevande d’asporto, ma anche per la chiusura dei locali con spazi all’aperto. Forte si rivelò la reazione degli esercenti che denunciarono notevoli cali d’incasso, ma anche dei giovani che rivendicavano spazi per la vita notturna. L’ordinanza decadde a gennaio 2025 e da allora l’amministrazione comunale ha avviato «gli stati generali della notte», ovvero una serie di incontri e forum che hanno coinvolto tutti i protagonisti del divertimento serale: esercenti del food & beverage, associazioni giovanili, residenti toccando vari temi (sicurezza, trasporti, offerta per i ragazzi, decentramento degli spazi) che avrebbero dovuto partorire una precisa strategia. In realtà, il primo effetto è stato un codice di autoregolamentazione prodotto dai gestori dei locali che si impegnavano a mitigare la movida con figure quali steward, «street controller» o «ambasciatori del rumore». Figure piuttosto indefinite (e non effettivamente assicurate da tutti i locali) che, però, certo non hanno potuto arginare i casi più eclatanti. Come quelli avvenuti nei giorni dedicati alla sagra di San Nicola o in quelli di Natale dello scorso anno, quando migliaia di ragazzi cantarono e ballarono in piena notte proprio all’Umbertino.

All’inizio del mese, è stato siglato un protocollo d’intesa per la prevenzione delle situazioni di pericolo e per l’ordine e la sicurezza pubblica nei quartieri della città. Un accordo sperimentale, della durata di un anno, che prova a mettere insieme istituzioni, associazioni di categoria e operatori economici, seguendo le linee guida del Ministero dell’Interno per le aree ad alta concentrazione di locali. L’intesa prevede sistemi di videosorveglianza obbligatori e un codice di autoregolamentazione per gli esercenti che soprattutto devono impedire l’ingresso nei locali a persone con armi improprie o sostanze stupefacenti.

Da ieri, infine, (fino al 30 settembre) è in vigore l’ordinanza che impone di spostare i tavolini dei locali che si affacciano sul lungomare, all’altezza di largo Adua e piazza Diaz, dal marciapiede lungo il perimetro del giardino: saranno coinvolti una decina di esercizi. L’obiettivo è liberare i marciapiedi e tutelare la tranquillità dei residenti. «Si sta equivocando le finalità del provvedimento», sottolinea il consigliere comunale Antonio Bozzo. «L’intento è disciplinare, con sedie e tavolini, aree che, invece, sarebbero aperte alla sosta illimitata in piedi. In questo modo, invece, le aggregazioni dovrebbero essere limitate: vogliamo far godere la città, ma in modo rispettoso e ordinato». 

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