Tenero, perforabile, in alcuni momenti persino arrendevole. Nella corsa ad una complicatissima salvezza, il Bari avrebbe dovuto curare un’assoluta priorità: la solidità difensiva. Perché non subire gol è il primo presupposto per raccogliere punti. L’impermeabilità del pacchetto arretrato, invece, si è rivelata un’autentica chimera. Perché i biancorossi sono stati fragili nella gestione di Fabio Caserta, quasi inermi in quella di Vincenzo Vivarini e incapaci di risolvere il problema con Moreno Longo.
Quanti affanni La lacuna si è mostrata fin dall’avvio. Sotto la gestione Caserta, i Galletti hanno incassato ben 19 reti in 12 gare, alla media di 1,58 a partita: appena due i clean sheet, ovvero nei match vinti di misura al San Nicola contro Mantova e Cesena. Traumatico il primo ribaltone in panchina. Perché Vivarini debutta con la cinquina in pieno volto subita ad Empoli: negli otto match con il tecnico abruzzese in panchina i gol al passivo sono 11, con una media in lieve calo (1,37 ad incontro) rispetto al suo predecessore. Anche in questo casto, Cerofolini blinda la sua porta in appena due circostanze: ovvero, negli impegni esterni con Juve Stabia e Sudtirol. Il 20 gennaio, ecco il nuovo cambio: in sella torna Moreno Longo e, con il mercato ancora aperto, la retroguardia cambia radicalmente volto. Perché partono Vicari e Meroni (spesso titolari) insieme alle comparse Kassama e Mavraj. E arrivano ben quattro interpreti nuovi, tutti potenzialmente titolari: Andrea Cistana, Cas Odenthal, Valerio Mantovani e Giacomo Stabile. Ma nemmeno la rivoluzione invernale paga. Nei 15 turni sotto la guida dell’allenatore piemontese, infatti, le reti incassate sono ben 26. La media a gara, dunque, conta una nuova impennata, innalzandosi addirittura ad 1,73, peggio delle due parentesi tecniche precedenti. I match conclusi con la porta inviolata sono ancora una volta soltanto due: in casa con lo Spezia e a Genova con la Sampdoria. Il doloroso contraltare sono i tre match conclusi subendo ben tre gol in casa (con Palermo, Carrarese e Venezia), oltre al vergognoso poker di Pescara. Il totale è impietoso: 56 gol al passivo e penultima difesa della B. Soltanto il Pescara con 63 si è comportato peggio. Un trend che, peraltro, non accenna a migliorare. Non è un caso che il Bari abbia perso quattro degli ultimi cinque incontri e cinque degli ultimi sette. Senza una difesa affidabile, in fondo, è impossibile trovare continuità.
L’illusione del terzetto «tipo» Eppure, fino a due settimane fa, Longo probabilmente ha cullato un’illusione. Ovvero, di aver trovato una formula efficace con il terzetto composto da Cistana, Odenthal e Mantovani. Un comparto che aveva trovato la sua mini serie utile con il pareggio di Padova, le vittorie con Sampdoria, Empoli, Reggiana e Modena a cui si aggiunge il provvisorio pareggio nella gara interna con il Sudtirol. Al termine del primo tempo, infatti, la sfida ai bolzanini era ancora ferma sullo 0-0, ma ad inizio ripresa Longo variò il modulo sostituendo Mantovani e incassando subito le due reti ospiti. Tuttavia, alle prove più severe anche i tre elementi che si erano dimostrati più affidabili si sono completamente sciolti. Ben cinque, infatti, i gol subiti con Monza e Venezia: gare nelle quali proprio i difensori puri si sono macchiati di errori individuali fin troppo evidenti.
In caccia di nuove certezze A soli tre incontri dal termine della regular season, appare altamente improbabile che Moreno Longo si inventi un assetto differente. Facile che il tecnico piemontese insista su modulo e uomini protagonisti della sua gestione. Quindi, retroguardia a tre, con Cistana, Odenthal e Mantovani, con le corsie laterali appannaggio di due tra Mane, Piscopo e Dorval. Eppure, non potrà trattarsi di un dogma. Perché adesso non c’è più nulla da preservare. Per puntare alla salvezza diretta sarebbe necessario addirittura il percorso netto, mentre per blindare almeno il playout sono necessari tra i cinque e i sette punti. Vietato, quindi, cadere ancora. E per riuscirci, va ricostruito innanzitutto un fortino che dovrà scoprirsi inespugnabile. Come mai prima d’ora. Per salvare categoria, faccia e dignità.
















