Venerdì 27 Febbraio 2026 | 08:03

Bari, al Pronto soccorso del Policlinico niente posti: il ricovero si fa in barella

Bari, al Pronto soccorso del Policlinico niente posti: il ricovero si fa in barella

Bari, al Pronto soccorso del Policlinico niente posti: il ricovero si fa in barella

 
DONATELLA LOPEZ

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DONATELLA LOPEZ

Bari, al Pronto soccorso del Policlinico niente posti: il ricovero si fa in barella

La FP Cisl: «Quadro di diffusa sofferenza». Barelle in fila indiana appoggiate ai muri, pazienti in attesa per ore, talvolta nei corridoi e, in pochi lo sanno, c’è una modalità di accettazione che prevede proprio il ricovero in barella, una opzione contemplata nei regolamenti

Venerdì 27 Febbraio 2026, 06:15

Barelle in fila indiana appoggiate ai muri, pazienti in attesa per ore, talvolta nei corridoi e, in pochi lo sanno, c’è una modalità di accettazione nei Pronto soccorso che prevede il ricovero in barella, una opzione contemplata nei regolamenti ospedalieri. Ma si sa: i posti letto, calcolati in base alla popolazione del territorio, non ci sono e i pazienti attendono ore e giorni prima del loro trasferimento in reparto. Certo, l’immagine delle barelle in fila indiana ispira anche una domanda: ma la presenza dei pazienti nei corridoi dei Pronto soccorso non limita lo spazio delle vie di fuga in caso di emergenza? Chi ha l’obbligo di rispondere a questa domanda? Le Asl? Il direttore sanitario dell’ospedale, del pronto soccorso, o il direttore generale? I vigili del fuoco?

Secondo la Cisl Fp Bari, quella immagine racconta la quotidianità dei locali dove viene gestita l’emergenza-urgenza sanitaria negli ospedali delle province di Bari e della Bat. Una situazione che per il sindacato non sarebbe più emergenziale, ma strutturale, coinvolgendo insieme cittadini e operatori sanitari.

A lanciare l’allarme è il segretario territoriale Giovanni Stellacci, che ha inviato una nota formale all’assessore regionale alla Salute, ai vertici del Dipartimento promozione della salute, ai direttori generali della Asl Bari e del Policlinico, oltre che alla commissaria della Asl Bat. Nella segnalazione si parla di un «quadro di sofferenza diffusa». E le criticità, pure con differenze tra una struttura e l’altra, avrebbero radici comuni: carenza di posti letto nei reparti, nonostante siano calcolati in base alla popolazione del territorio, organici insufficienti di medici e infermieri, spazi inadeguati nei Pronto soccorso. Problemi che, «nonostante recenti interventi di manutenzione» continuano a pesare sulla gestione quotidiana dell’emergenza-urgenza.

ricoveri impossibili Il nodo più doloroso resta quello dei ricoveri. Sempre più spesso, denuncia il sindacato, i pazienti stabilizzati non riescono a essere trasferiti nei reparti per mancanza di disponibilità di posti letto. Il risultato è un’attesa che si prolunga per ore, talvolta per giorni, sulle barelle del pronto soccorso. Una permanenza forzata che mette a rischio la privacy – per esempio si pensi alla routine dell’igiene personale - espone a disagi e aumenta la pressione su medici e infermieri già allo stremo.

Anche la gestione delle cosiddette «osservazioni brevi», cioè quel tempo necessario per mantenere il paziente sotto osservazione dopo essere stato stabilizzato dagli specialisti della medicina di emergenza, e il ricorso alle «extra locazioni», cioè pazienti destinati a un reparto senza posti letto che restano in Pronto Soccorso, ma comunque affidati alla gestione dei medici di quella specialità, contribuirebbero ad alimentare il sovraffollamento.

Infine, in alcuni casi, si arriverebbe al ricovero diretto su barella, con il blocco dei presìdi mobili nei reparti in attesa che si liberi un posto letto: un effetto domino che rallenta l’intero sistema.

«La conformità formale ai parametri normativi non può giustificare il venire meno di standard minimi di qualità, dignità e decoro – afferma Stellacci –. Chi entra in un Pronto soccorso vive un momento di fragilità e ha diritto a cure adeguate e rispettose. Allo stesso modo, i professionisti della sanità devono potere lavorare in condizioni sostenibili».

La richiesta del sindacato all’assessore Pentassuglia e ai vertici della Asl di Bari e Bat è chiara: interventi urgenti e un’assunzione di responsabilità politica per mettere mano a criticità considerate non più rinviabili. «Nella gestione della sanità c’è la moda di cronicizzare l’emergenza - conclude Stellacci -. Bisogna cercare con urgenza una soluzione per decongestionare i Pronto soccorso». E in assenza di risposte concrete, la Cisl annuncia che valuterà ogni iniziativa utile, compresa la tutela legale, a difesa dei lavoratori e dei cittadini.

ma nonostante tutto, la mattina scorre liscia Intanto, sarà per effetto della «cura Decaro» e dei suoi raid a sorpresa, il Pronto soccorso del Policlinico, nonostante ci fosse una sola operatrice al front office ieri mattina, tra le 11.30 e le 12.30, ha retto bene la richiesta di assistenza dell’utenza liberando i pazienti dopo un’attesa media di due/tre ore; chi per problemi gastrointestinali, chi per ferite a un piede, chi per problemi di pressione, chi per disorientamento, chi per un modesto incidente sul lavoro. In tutto erano circa una quarantina le persone in sala d’attesa - dall’aria irrespirabile - tra pazienti e accompagnatori. A questi ultimi sono state messe a disposizione delle linee dedicate per avere notizie dei propri cari dal momento del triage in poi, ma spesso ieri sono stati gli stessi infermieri a comunicare con i parenti.

tra i parenti in attesa Un’ attesa che si può allentare sgranocchiando tarallini o biscotti, mangiando panini o tramezzini confezionati o bevendo bevande calde delle macchinette sistemate nel punto ristoro. Un tempo lento, misto a impotenza, durante il quale si parla del più e del meno, ma i problemi cronici della sanità sono quelli preferiti. «Hanno tenuto mia madre ben due giorni sulla barella all’ospedale di Monopoli», racconta una donna. «Mio padre voleva che gli stessi accanto», dice una figlia premurosa in ospedale già da sei ore. «In famiglia ne soffriamo tutti, ma oggi sono arrivato qui con la pressione a 200. Ora è a 180. Speriamo che non mi trovino altro», dice infine un signore di mezza età.

Il via vai di pazienti e ambulanze è continuo. E tra le tante presenze colpisce la massiccia presenza degli uomini della vigilanza privata: quattro quelli contati dislocati nelle aree comuni. Ma la sensazione è che ce ne siano molti di più.

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