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Il clima che cambia

Bari: città «tropicalizzata» tra afa e allagamenti

Bari: città «tropicalizzata» tra afa e allagamenti

Il geologo Antonello Fiore : «Si devono realizzare spazi verdi a contrasto delle isole di calore»

19 Agosto 2022

Rita Schena

Caldi soffocanti e poi acquazzoni forti, magari con trombe d'aria lungo i litorali. A soffrire i residenti in città dove si fanno sentire più forti i disagi termici. Bari con il suo importante inurbamento e la mancanza di oasi di mitigazione è uno dei centri urbani dove si si sta peggio per l'intenso caldo estivo, come in questi giorni.

«Purtroppo dobbiamo abituarci, specie in estate, a periodi di gran caldo che si alternano a piogge sempre più intense nel breve periodo – mette in evidenza Antonello Fiore, presidente di Sigea, società italiana di geologia ambientale – e con tempi che tenderanno ad accorciarsi sempre di più tra periodi di afa e i forti acquazzoni. Il clima alle nostre latitudini si sta tropicalizzando, tenendo presente che il Mediterraneo è il mare che più sta subendo il cambiamento climatico con le sue temperature in aumento. Con il caldo c'è più evaporazione dell'acqua marina che salendo può incontrare correnti fredde e provocare le forti piogge che stiamo subendo in questi giorni. Purtroppo sono andamenti contro i quali si dovrebbero attivare strategie globali e locali. Globali perché globale è il problema di mitigazione che non si può affrontare da soli, locali per poterci adattare».

Strategie per le quali in entrambi i casi si è in ritardo. Il meccanismo che ha innescato i cambiamenti climatici è stato già avviato ed anche solo per inerzia va avanti. Anche se per ipotesi tutto il mondo in contemporanea applicasse azioni di contrasto da oggi, ci vorrebbero anni perché si possa invertire la rotta.

«In una città come Bari servono interventi strutturali e culturali di autoprotezione – spiega Fiore -. È indispensabile realizzare spazi verdi che possano contrastare le isole di calore. Sto parlando della necessità di alberi che creino ombra, non di aiuole. E il verde urbano deve assere studiato sia dal punto di vista architettonico sia dal punto di vista agronomico. Ci sono alberi come i pini che abbiamo visto come creino problemi alla pavimentazione, mentre altre specie arboree possono essere più idonee. Inoltre il verde deve avere bisogno di una manutenzione semplice e con piante poco idroesigenti. Tanto per essere chiari: Bari ha bisogno di spazi verdi, non di giardini verticali tipo quelli che si realizzano a Milano».

Bari ha quartieri come il Murattiano dove è impossibile realizzare anche solo piccoli giardini, come si raggiunge la mitigazione?

«Lavorando sulla cintura circostante la città. Abbiamo presentato una proposta che riguarda la fascia interclusa tra la statale 16 e il nuovo tracciato della ferrovia, la parte tra il depuratore e BariBlù, per intenderci. Si potrebbe realizzare un grande parco urbano alimentato ed innaffiato dalle acqua affinate del depuratore, che invece oggi finiscono in mare. Stiamo parlando di una spazio compreso tra due viabilità e che sarebbe l'ideale per mitigare e offrire uno spazio naturale di refrigerio per i baresi. Poi c'è tutta la questione dell'approvvigionamento energetico con i consumi che in estate raddoppiano e con i problemi che stiamo già affrontando. Si punta al solare, all'eolico ma si trascura del tutto il geotermico a bassa entalpia, cioè la valorizzazione del calore contenuto nel primo strato di sottosuolo, attraverso un fluido vettore, per mezzo di una pompa di calore, con le funzioni di impianto di climatizzazione degli edifici. In una città come Bari sarebbe la soluzione migliore per i grandi ipermercati, per le industrie e anche per i palazzi. Siamo una città di mare, la falda poco profonda aiuta questo tipo di impianti».

Nel 2005 una violenta alluvione arrivò ad allagare completamente Cava di Maso nel quartiere Santa Rita. Ci furono 6 morti. Un episodio così tragico potrebbe ripetersi?

«In quel caso l'inondazione di Bari fu evitata perché la pioggia cessò in tempo. Se l'acqua si fosse alzata di altri pochi centimetri, meno di mezzo metro il Picone sarebbe arrivato in città, seguendo il suo corso naturale. Diciamo che senza interventi di manutenzione, sì, si potrebbe riproporre il problema. Il deviatore che esiste è stato realizzato più di 100 anni fa su regimi di pioggia che oggi si sono moltiplicati. Ma il problema a Bari non sono solo questi eventi eccezionali, che interessano i corsi come il Picone o il Valenzano, manca la manutenzione su tutti i piccoli reticolati come ad esempio nell'agro di Triggiano. E poi in città si deve stare attenti ai sottopassi: gli allagamenti urbani sono il vero problema, non solo per le strade impossibili da attraversare se si è a piedi, ma per la viabilità delle auto. I sottopassi allagati si possono trasformare in trappole mortali. Per questo è necessario completare il drenaggio urbano e fare in maniera regolare la manutenzione dei tombini».

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