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In Puglia e Basilicata

L'emergenza

Bari, i Pronto Soccorso in codice rosso: «Servono assunzioni»

Bari, i Pronto Soccorso in codice rosso: «Servono assunzioni»

Emblema Altamura: 13mila accessi e solo 8 camici bianchi

10 Agosto 2022

Flavio Campanella

Al Pronto soccorso del Policlinico ieri alle ore 8 c’erano 6 pazienti in codice rosso, 28 in arancione, 13 in azzurro e 1 in verde dopo il trattamento dalla mezzanotte di altri due pazienti in codice arancione, 22 in azzurro e 10 in verde (con un tempo medio di attesa di 11’ per l'arancione, 1 ora per l’azzurro e 47’ per il verde). D’estate il numero di accessi aumenta in tutti i reparti di emergenza urgenza del territorio (incide un maggior numero di incidenti stradali, ad esempio, ma anche il caldo, a parte le esigenze legate al Covid). Al San Paolo, sempre in prima mattinata, erano già arrivati 1 codice rosso, 7 codici arancioni, 3 codici azzurri, 13 codici verdi; al Di Venere 4 codici arancioni, 10 azzurri e 10 verdi; al San Giacomo di Monopoli 8 arancioni, 9 azzurri e 1 verdi; al Perinei di Altamura 2 codici rossi, 4 arancioni, 5 azzurri e 11 verdi. Poi ci sono Putignano, Molfetta, Terlizzi e Corato, ma, fra tutti i presidi, l'ospedale della Murgia può essere considerato il paradigma di una situazione al limite dell'insostenibile.

Policlinico, Di Venere e San Paolo mettono insieme il maggior numero di arrivi (il Policlinico circa 60mila all’anno, San Paolo e Di Venere non meno di 30mila), ma hanno un organico proporzionalmente superiore ad altri (vedi l’articolo a parte), ancorché insufficiente. Altamura serve la popolazione di tutta la Murgia (e non solo) in un nosocomio che è di confine, ultimo avamposto lontano dal resto dell’area metropolitana, presidiato da soli 8 medici (compreso il responsabile) di pronto soccorso (dovrebbero esserne 18), i quali, a fronte di una abnegazione stoica e di uno spirito di servizio straordinario, hanno quasi delle remore ad esercitare il diritto alle ferie, visti che, senza integrazioni di personale, riposare anche soltanto una settimana pregiudica ulteriormente il lavoro dei colleghi. «Fare almeno una settimana di riposo è sacrosanto per staccare e provare a recuperare le forze. Cerchiamo di fare il possibile tutti i santi giorni ed evidentemente, siccome con eccezionali sacrifici riusciamo comunque a garantire la continuità assistenziale, la direzione generale ritiene di poter andare avanti in questo modo. Ovviamente è un paradosso. Sappiamo delle difficoltà dell’azienda sanitaria locale, anche nel reclutamento. Sia come sia: finché la barca va…».

Il Perinei conta fino ad oggi 13mila accessi al Pronto soccorso, proporzionalmente in aumento rispetto allo scorso anno, quando furono 25mila in 12 mesi (con un numero di codici rossi superiore al San Paolo: 653 contro 559). Il Covid, con la riluttanza degli utenti a rivolgersi agli ospedali, ha inciso molto (nel 2020 furono addirittura poco più di 17mila). Adesso non ci sono quasi più timori e si è tornati alle abitudini del passato. Ma con un organico all’osso gestire l’emergenza è molto complicato. «I 18 medici previsti sulla carta - dichiarano da Altamura - servirebbero per coprire le necessità del Pronto soccorso e dell’Osservazione breve intensiva, che ormai è diventata medicina d’urgenza. Siccome peraltro da noi abbiamo appena 14 posti in Medicina e non c’è lungodegenza, è evidente che i pazienti che arrivano rimangono da noi, dove ci sono 8 posti letto, per fortuna organizzati e attrezzati. Il problema è che se arrivano due codici rossi contemporaneamente si va in difficoltà perché i due medici presenti devono occuparsi anche dei casi meno gravi. Si immagini poi quando arrivano quattro politraumatizzati, come accaduto di recente in seguito a un incidente stradale. Li abbiamo gestiti con la collaborazione dei rianimatori e degli specialisti degli altri reparti, ma non è certo così che deve funzionare. Peraltro, le otto unità con contratto libero professionale che abbiamo a supporto si possono occupare solo di codici bianche e verdi, non hanno autonomia gestionale».

Da Altamura, dove si verificano anche episodi di aggressioni (fortunatamente soprattutto verbali) e dove le risorse umane contemplano due medici ultrasessantenni e altri due alla soglia dei 60 anni (dunque maggiormente a rischio di fronte a un sovraccarico di lavoro) non comprendono come mai a volte arrivano ambulanze che sarebbe meglio indirizzare altrove (va considerato, però, che spesso ospedali più vicini possono essere intasati). «L’altra sera - affermano dal Perinei - è arrivato in codice rosso un ragazzo da Gioia del Colle. Sarebbe stato più rapido andare al Miulli, dove però sembra fosse in corso una sanificazione causa Covid. Ora: ormai sappiamo che per sterilizzare l’ambiente basta un quarto d’ora. Da noi succede regolarmente che, se la centrale ci chiama e siamo impegnati nella sanificazione, nemmeno lo riferiamo perché, conoscendo i tempi di arrivo del mezzo di soccorso, sappiamo che c’è il tempo per concludere le operazioni e accogliere il paziente. Ma, per saperne di più sulle decisioni prese, bisognerebbe chiedere alla centrale operativa del 118 che ha il quadro della situazione e che provvede allo smistamento».

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