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Nodo di Bari, in campo Palazzo Chigi: pronto il ricorso contro lo stop del Tar

Nodo di Bari, in campo Palazzo Chigi: pronto il ricorso contro lo stop del Tar

L’opera a rischio: il governo studia un decreto per blindare l’appalto

07 Luglio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - Se la decisione del Tar di Bari non verrà sospesa dal Consiglio di Stato, Palazzo Chigi potrebbe anche valutare l’ipotesi di un decreto ad hoc per salvare l’appalto del nodo ferroviario di Bari. Il pressing del sindaco Antonio Decaro ha evidentemente sortito effetti: la presidenza del Consiglio è infatti intenzionata a evitare lo stop ai lavori, soprattutto per non mettere a rischio i finanziamenti del Pnrr.

L’ordinanza con cui i giudici amministrativi hanno sospeso l’autorizzazione paesaggistica al progetto è infatti il primo intoppo nazionale a un’opera inserita nel Pnrr. E la scorsa settimana il sindaco barese, Antonio Decaro, ha segnalato allo staff del premier Mario Draghi la necessità di non bloccare il più importante progetto infrastrutturale dell’ultimo decennio, soprattutto perché l’obiezione appare infondata: il tracciato dell’opera è stato infatti approvato in tempi non recenti da tutti i ministeri e dai Comuni interessati (Bari e Triggiano), e ogni eventuale modifica comporterebbe l’azzeramento dell’iter e della stessa gara d’appalto già espletata.

I tecnici di Palazzo Chigi sono particolarmente sensibili al pericolo del «nimby» (not in my backyard) che, spiegano fonti a conoscenza del dossier, «non può assolutamente essere consentito e nemmeno assecondato». E dunque la presidenza del Consiglio sta verificando la possibilità di costituirsi davanti al Consiglio di Stato per opporsi all’ordinanza del Tar, o anche l’ipotesi - se dovesse servire - di un decreto ad hoc per blindare l’autorizzazione paesaggistica.

L’opera da 391 milioni, di cui 204 finanziati dal Pnrr, è già stata appaltata e sono partite le attività preliminari con l’obiettivo di terminare entro il 2025 la posa dei nuovi binari che libereranno le aree oggi occupate dalla ferrovia tra i quartieri di Japigia e Madonnella. A presentare il ricorso sono stati i proprietari di alcune aree di Lama San Giorgio, in agro di Noicattaro, uno dei quali è anche il presidente del comitato «di scopo» per l’istituzione del Parco naturale di Lama San Giorgio (che non esiste e di cui al momento non è prevista l’approvazione): insieme al Comune di Noicattaro (a guida grillina) chiedono lo spostamento del tracciato paventando rischi sotto il profilo archeologico e naturalistico che i ministeri hanno ritenuto insussistenti. Ma il Tar, in via d’urgenza, ha ordinato alla Regione di riaprire l’istruttoria per «selezionare il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico» coinvolgendo sia i privati che il Comune di Noicattaro, e rinviando la discussione sul merito al 18 gennaio. Il risultato sarebbe, appunto, il blocco dei cantieri per almeno sei mesi, con ripercussioni a cascata su altre opere del Pnrr come «Parco sud» (i 75 milioni per la riqualificazione del lungomare sud liberato dai binari).

Sia i sindacati che la politica si sono espressi contro questo rischio, evidenziando l’avvio di una sorta di attacco diffuso a tutte le grandi opere previste sul territorio di Bari. Nodo ferroviario, ma anche Parco della giustizia (la nuova sede unica degli uffici giudiziari del capoluogo) e raddoppio della statale 16 sono infatti alle prese con un fuoco di sbarramento «ambientalista» nelle aule della giustizia amministrativa. Una cortina fumogena che sembra essere riconducibile agli stessi centri decisionali.

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