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Città violenta

Bari, rifiutano di pagare il parcheggio: aggrediti dall’abusivo col mastino

Bari, rifiutano di pagare il parcheggio aggrediti dall’abusivo col mastino

A Torre a Mare brutta avventura per due ragazzi. Non è la prima volta

02 Luglio 2022

Luca Natile

BARI - Parcheggiatore abusivo molesto con mastino ringhiante al guinzaglio tampina a Torre a Mare due giovani, fratello e sorella colpevoli di aver lasciato in sosta la loro automobile togliendo spazio ad un suo affezionatissimo «cliente».

Accattone molesto, di taglia medio-grossa, ha cominciato a caracollare in ciabatte, canotta e short (classica divisa estiva del guardiamacchine irregolare professionista), dietro i due ragazzi, emettendo suoni gutturali, simili a rantoli, biascicando volgarità e minacce anche di morte non mancando di ricordare ai due malcapitati che «Io sto qui da 30 anni», che tradotto vuol dire, «Questa è zona mia e voi fate come dico io o vi ammazzo».

«Dopo le prime minacce l’uomo ha continuato a far avanzare il cane, che iniziava ad agitarsi e abbaiare, verso di noi. Io gli ho intimato di smetterla, altrimenti avrei chiamato un numero di emergenza. Eravamo ormai lontani dal parcheggio pubblico tra via Paolo Gargano e via Trulli ma lui continuava a seguirci», racconta con dovizia di particolare nella pagina Facebook del sindaco Antonio Decaro il protagonista della disavventura che, sempre più preoccupato prende il telefono e cerca di compone un numero di emergenza. «Nel momento in cui ho portato il telefono all’orecchio - spiega - lui ha alzato il passo e mi ha nuovamente minacciato di morte, intimandomi di non chiamare nessuno e quindi sguinzagliando il cane contro di noi e dicendo, in dialetto barese “Infame, non chiamare nessuno, che ti uccido”. Il cane ha fatto un balzo su mia sorella, che fortunatamente ha subito solo un paio di graffi superficiali causati dalle zampe dell’animale».

«Siamo riusciti ad allontanarci dall’individuo e dal suo cane e chiamare il 112 - continua il malcapitato - solo grazie a un gruppo di giovani donne con i loro figli, che ringrazio, di cuore, per il loro coraggio. Hanno praticamente circondato il soggetto difronte alla Pro loco, gridandogli di smetterla, e permettendoci di raggiungere la piazza. Purtroppo, all’arrivo delle forze dell’ordine, l’aggressore si era ormai dileguato, e non c’è stato quindi modo di identificarlo». «Da riflettere - conclude la vittima dell’aggressione - su una delle frasi che ci ha rivolto: “Io sto qui da trent’anni”. Chissà, se nessuno fosse intervenuto, come sarebbe andata a finire. Più che altro per la presenza dell’enorme cane che già aveva iniziato ad attaccare. Le chiedo signor sindaco se può, ancora oggi, una città, una società civile e basata sui valori della legalità, accettare che avvengano episodi simili e che rimangano impuniti?».

Esperienza analoga hanno vissuto una decina di giorni fa due ragazzi, che hanno avuto l’ardire di non cedere alla richiesta del solito «caffè» avanzata da un guardiamacchine appostato nei pressi di Piazza Eroi del Mare, alle spalle della Camera di Commercio. E lui il parcheggiatore abusivo l’ha presa veramente a male. Li ha inseguiti, offesi, minacciati e al culmine della rabbia ha afferrato uno dei tartassatissimi monopattino elettrici della flotta messa a disposizione della città e dei sui turisti, e lo ha scagliato contro la coppia.

Il rumore dello skate elettrico, che cadendo raschiava il marciapiede, ha coperto gli ultimi improperi, mentre i due ragazzi riuscivano a tuffarsi nella movida affollata del lungomare. Spaventati e preoccupati per una possibile ritorsione hanno telefonata al 112 (carabinieri) e segnalato l’accaduto ad una pattuglia delle Volanti della Questura, indicando l’energumeno che perdeva tempo in attività inutili in Corso Cavour. Poi hanno affidato la loro denuncia ai social.

Il parcheggiatore abusivo a Bari è ovunque, coriaceo, letale, senza scrupoli, capace di insistere fino allo sfinimento. Creatura urbana, con abitudini stanziali (deve conoscere il suo territorio e possibilmente le sue vittime) d’estate si trasferisce nelle zone di mare. Tutti i guardiamacchine abusivi risultano nullatenenti e le salatissime sanzioni amministrative finiscono inesorabilmente tra i crediti inesigibili.

Bisogna smontare alcuni luoghi comuni, ad esempio che si tratti solo «poveri cristi» e che il loro lavoro illegale appartiene a quella economia di sopravvivenza «una tantum» propria dei ceti emarginati. Siamo di fronte ad un mercato illegale che come tale è regolato dal malaffare. Le contese, ad esempio sui confini, su dove inizia e dove finisce lo spazio di pertinenza di una strada o di una piazza, non vengono affrontate e risolte davanti ad un giudice o in Comune. Tutto avviene in quello specie di zona grigia dove le regole sono decise dall’illegalità.

E tutto ciò ha un costo d’esercizio per il parcheggiatore abusivo, che spesso diviene un altro canale di arricchimento per chi in quella zona, in quella piazza, in quel quartiere controlla la criminalità.
Facendo un calcolo al ribasso, in un mese il business del parcheggio abusivo porta nelle tasche di un guardiamacchine che è riuscito ad accaparrarsi una posizione di favore, almeno 900 euro, tutto in nero ed esentasse.

La proiezione mensile sull'intera città, comprese le aree più periferiche dove il mercato è meno redditizio, calcolando in media una ventina di postazioni, presidiate ogni giorno da un minimo di 2 «sentinelle», significano introiti per il racket che possono raggiungere ogni 30 giorni una somma vicina ai 50mila euro. Non ci sono spese vive, niente costi, niente debiti, nessun ammortamento, nessuna altra voce di bilancio, nel capitolo delle uscite, se non provvigioni per il clan dominante nel quartiere, una imposta sul reddito illecito della persona fisica.

I parcheggiatori sono sentinelle, sono occhi e orecchie puntati sulla strada, ricettacolo di informazioni che all’occorrenza vendono al migliore offerente. E se alle famiglie di mafia versano una percentuale dei guadagni, capita nel contempo che per ingraziarsene i favori, regalino qualche buona dritta.

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