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In Puglia e Basilicata

Il caso

Vincono il concorso all’Aress, il Tar Bari li manda a casa: «Non meritavano la sufficienza»

Regione puglia

«Sono dirigenti ma ignorano il diritto». «Errori di base come quelli non potevano portare a un voto di 25/30»

18 Maggio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - In una azienda sanitaria della Puglia c’è un dirigente amministrativo che presenterebbe i ricorsi contro il silenzio inadempimento alla Corte dei conti. E ce n’è un altro secondo cui l’articolo 118 della Costituzione parla delle «funzioni amministrative e normative delle Regioni». Sono strafalcioni con i quali non si passerebbe un esame universitario, ma forse nemmeno la prova per vigile urbano. Eppure all’Aress, l’Agenzia regionale della Sanità, una commissione di concorso ha considerato quelle risposte meritevoli di un’assunzione. Ma il Tar di Bari ieri ha detto che i due vincitori devono tornare a casa.
Questa storia è piuttosto particolare, e non solo perché l’orale del concorso è stato registrato. Il Tar (Prima sezione, presidente Scafuri, relatore Desirèe Zonno) ha infatti superato un tabù: di norma i giudici amministrativi non entrano nel merito delle valutazioni fatte dalle commissioni di concorso. Tranne se - come in questo caso - si è di fronte a un vero e proprio pasticcio: «Gli errori commessi dai candidati - dice la sentenza - sono così gravi da mostrarsi logicamente incompatibili con la valutazione conseguita», e dunque la commissione «ha conferito un punteggio contraddittorio rispetto ai parametri valutativi di riferimento».

Il concorso per cinque posti da dirigente amministrativo all’Aress, concluso a luglio dello scorso anno, riservava due posti al personale interno. È proprio su questi che si è concentrato il ricorso (avvocato Mariano Alterio di Bari) della terza classificata. Una concorrente valutata con il punteggio minimo e perciò scavalcata dai due colleghi, di cui ha depositato davanti al Tar alcuni estratti delle prove scritte e la trascrizione di alcune delle risposte fornite all’orale.
A parte il ricorso sul silenzio inadempimento alla Corte dei conti (va fatto al Tar) e l’articolo della Costituzione sulle Regioni (parla dei Comuni), da quei documenti sono emerse altre perle amministrative tipo un errore sul numero della riforma Brunetta, oppure sull’operatività automatica del silenzio amministrativo. Se quindi la terza classificata, avendo preso il minimo, è l’emblema della sufficienza, i due che l’hanno superata in graduatoria devono aver fatto meglio. Giusto? E infatti, il Tar ha rilevato «un insormontabile contrasto intercorrente tra il giudizio di idoneità conseguito dai due concorrenti nelle prove scritte (21/30 l’una e 25/30 l’altro) e la correttezza delle risposte da questi fornite», che vanno considerate «pacificamente ed oltremodo scorrette»: «Entrambi i candidati, seppur interrogati su questioni istituzionali, afferenti conoscenze basilari, ancor più se rapportate alle mansioni ed alla professionalità di cui alla selezione, hanno mostrato delle lacune nozionistiche talmente importanti da non poter essere razionalmente trascurate».

Da qui una valutazione che, in un mondo ideale, dovrebbe portare qualcuno a interrogarsi: «Il deficit di preparazione emerso dagli elaborati prodotti in atti avrebbe dovuto necessariamente incidere sulla valutazione di sufficienza di questi scritti, stante la funzionalità delle prove cui sono stati sottoposti i candidati, ovvero considerando che il concorso de quo è finalizzato all’assunzione di personale di qualifica dirigenziale (che di fronte ad una preparazione istituzionale così scadente non potrebbe in alcun modo assicurare i livelli di efficienza, efficacia ed imparzialità richiesti per l’espletamento della funzione pubblica in modo adeguato). Al contrario, la valutazione positiva attribuita alle prove de quibus si pone logicamente e razionalmente in contrasto con errori così grossolani e macroscopici come quelli contestati, attestanti una maturità scientifica, in ambito giuridico-amministrativo, che non può neppure lambire la sufficienza. A ciò si aggiunga che le manifeste incongruità ed irragionevolezza dell’operato della Commissione risultano ancor più evidenti con riguardo alla valutazione conseguita dal secondo classificato-riservista, il quale, pur avendo sostenuto che nei casi di silenzio inadempimento la giurisdizione spetti alla Corte dei Conti, dichiaratamente ignorando il dettato normativo in materia, ha ottenuto, per il relativo elaborato, un punteggio di 25/30, ben oltre la soglia di idoneità. Deve, quindi, dirsi ingiustificabile che affermazioni così macroscopicamente errate non soltanto abbiano indotto la Commissione a promuovere il candidato, ma addirittura l’abbiano condotta ad attribuire, proprio alla prova de qua, una valutazione spiccatamente positiva. Infatti, gli errori commessi dai candidati sono così gravi da mostrarsi logicamente incompatibili con la valutazione conseguita».

I due vincitori, già assunti, dovranno essere licenziati. Il Tar, evidentemente subodorando qualcosa, ha ordinato all’Aress (ieri non è stato possibile parlare con il dg Giovanni Gorgoni) di non fare scherzi: la sentenza «non richiede la ripetizione delle operazioni di correzione delle prove, in quanto il giudizio ad esse riferito non può che attestarsi al di sotto della sufficienza, con conseguente espunzione dei controinteressati dalla graduatoria per inidoneità della prova scritta a raggiungere il punteggio minimo richiesto». L’agenzia potrebbe comunque fare appello al Consiglio di Stato. Ma non potrà cambiare la sostanza delle cose.

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Commenti all'articolo

  • leonardo 7000

    18 Maggio 2022 - 09:27

    puzza di raccomandazioni? sembrerebbe. in questo caso giusta la decisione del Tar

    Rispondi

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