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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Bari, violenza sulle donne anziane: le segnalazioni aumentano

Bari, violenza sulle donne anziane: le segnalazioni aumentano

Marìca Massara, coordinatrice del Centro antiviolenza comunale: «I centri sono servizi per tutte»

12 Maggio 2022

Rita Schena

BARI - Un dolore silente. La solitudine di chi non vede futuro davanti a se, mentre sente tutto il peso degli anni già trascorsi. La violenza ha tanti volti, che le donne conoscono bene, ma se si scarica su chi ha i capelli grigi o bianchi e le mani malferme, ha il sapore amaro di un atto doppiamente vigliacco.

«Le donne anziane hanno due fattori di rischio riguardo alle violenze subite, proprio in quanto donne e più fragili per l'età – spiega Marìka Massara, coordinatrice del Centro antiviolenza comunale -. Mentre una donna giovane ha sempre la speranza di poter raccogliere i cocci e ricostruire la sua esistenza, una persona anziana questa speranza non ce l'ha. E' un fenomeno poco approfondito e sconosciuto ai più, quello della violenza di genere contro donne anziane, ma in netto aumento. Se prima della pandemia i dati regionali rilevavano in un 4% le denunce presentate da anziane, nel 2021 siamo già al 5%. E sono dati molto sottostimati. Il sommerso è ancora più ampio e dilagante rispetto alle violenze di genere più classiche».

Cosa si può fare per far emergere il fenomeno?

«Le difficoltà da superare sono di carattere culturale. Una donna giovane oggi sa che ci sono i servizi antiviolenza, sa che ha la possibilità di scegliere, ma le donne più grandi sono più legate a modelli culturali patriarcali, che subiscono magari da 20-30-40 anni e dai quali si sentono imprigionate senza via di fuga. Inoltre hanno minore mobilità delle donne giovani, quindi è importante aprire punti di ascolto più capillari sul territorio. E' proprio questa presenza che sta aiutando tante a prendere coraggio. Faccio l'esempio della cooperativa “Comunità San Francesco” a Bari, nei primi anni di attività non avevamo mai avuto segnalazioni, ora dal 2018 su una novantina di casi di donne adulte, che abbiamo raccolto, quasi un terzo riguardano anziane over 65. Questa è la prova che quando queste donne sanno di poter contare su un servizio di prossimità, vengono a parlare, a denunciare. E poi soprattutto è importante allearsi con le organizzazioni che già si occupano di anziani, che per prime possono intercettare il disagio».

Ha caratteristiche specifiche la violenza contro le anziane?

«Purtroppo conosce tutte le forme. Può essere fisica, psicologica, economica e sessuale. Tante, tante anziane vengono abusate dai loro compagni, con botte o veri e propri stupri, oppure vengono costrette a firmare deleghe per la pensione e perdono anche quel minimo di indipendenza economica, vengono denigrate e costrette a lavori troppo onerosi per loro. Abusi che se vengono portati avanti per uno-due anni, lasciano segni di un certo tipo, ma se si propongono per decenni, ne lasciano altri molto più profondi. Lasciano scompensi fisici e malattie che è difficile recuperare, come è anche attestato da relazioni dell'Oms. La violenza si consuma sempre tra le mura domestiche, è silente e difficile da intercettare».

Chi sono i carnefici?

«I compagni, ma anche i figli maschi che replicano i modelli di violenza che hanno visto fare dal padre. Queste violenze sono ancora più difficili da intercettare. Quale madre denuncia il figlio? Ecco perché dico: dobbiamo parlare del fenomeno, sensibilizzare il più possibile. Non lasciamo sole queste donne che possono essere le nostre madri o nonne, non sottovalutiamo il loro dolore. La violenza di genere è trasversale, colpisce le bambine, le giovani, le donne anziane. Tutte chiedono aiuto, bisogna solo aver la capacità di cogliere i segnali e far capire loro che c'è una alternativa, che si possono fidare».

Quindi un centro antiviolenza non è un servizio solo per giovani?

«Noi siamo al fianco di tutte. Questo deve essere chiaro. Mi è capitato di confrontarmi con operatori di Rssa che avevano intuito che qualche anziana, di cui si prendevano cura, era abusata ed hanno confessato di non sapere che potevano segnalare il sospetto a noi. Un centro antiviolenza è un servizio per tutte le donne. Garantiamo l'anonimato e non forziamo la mano. Si può venire da noi tranquillamente anche solo per parlare, non deve essere fatta per forza una denuncia».

Certo, una anziana può pensare: denuncio e poi? Sono sola cosa mi succede?

«E' una delle barriere più difficile da spezzare. Le donne over 65 non hanno quella rete familiare che può sostenere una giovane, non sono in grado di trovarsi un lavoro e ricomporre una loro autonomia, ma abbiamo modo di aiutarle ugualmente. Ci sono strumenti integrati ai quali possiamo far riferimento».

Ma le denunce in aumento sono segnali di un cambiamento?

«Sicuramente. Sono passi in avanti importanti. La speranza è che grazie ad un cambiamento culturale, le nipoti di queste donne non debbano subire lo stesso dolore».

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