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Bari, Petruzzelli: esproprio errato, la «confessione» del ministro

L’ira degli eredi dopo le parole di Boccia: «Confiscammo il teatro, non si poteva fare»

Bari, al Petruzzelli esproprio errato,  la «confessione» del ministro

foto Luca Turi

BARI - Ci sono storie che non finiscono mai. Come un cassetto che non riesci a svuotare di carte, oggetti, memoria. Carte? Migliaia e migliaia, decine di migliaia. Sono quelle che raccontano non solo il rogo doloso che distrusse il Teatro Petruzzelli ma anche i capitoli successivi, quello giudiziario (penale, civile, amministrativo), quello sociale, quello economico. Quello morale. Così ecco che il passato che irrompe nel presente. Come un fulmine improvviso in un cielo azzurro, il ministro pugliese Francesco Boccia, nel corso degli stati generali della Cgil celebrati nei giorni scorsi, sul palco del Petruzzelli, dice alla platea: «... se non ci fosse stato uno Stato forte, il teatro sarebbe ancora un rudere. Facemmo una cosa che non si poteva fare, lo dico oggi... confiscammo questo teatro, non si poteva confiscare, una cosa un po’ troppo forte...».

La voce della famiglia Messeni Nemagna, proprietaria del Politeama, non poteva non alzarsi. Loro lo dicono da anni: il teatro ci è stato tolto con la forza. E dopo tutto questo tempo, sentirlo ammettere da un ministro della Repubblica, dà un po’ di soddisfazione eppure contemporaneamente nutre una rabbia mai placata. Francesco Garibaldi, il figlio di Vittoria Messeni Nemagna, dà appuntamento ai giornalisti all’angolo tra corso Cavour e via Cognetti. Quell’angolo oggi si chiama largo Nino Rota, ma nella testa di chi ricorda l’inquietante notte del rogo, via Cognetti è il buco, la falla, la violazione, l’inizio: lì la porta laterale che consentì ai fuochisti di penetrare in sala, sistemare i moccoli e far scoccare la scintilla. Via Cognetti è quella cicatrice che non ha mai smesso di sanguinare, nell’immaginario di chi la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1991 guardò le fiamme scavare il grandioso Politeama.

Tra l’altro - anche se non è questa la sede - va ricordato che i mandanti di quel rogo non sono mai stati ufficialmente riconosciuti e dunque condannati. Chiusa parentesi.
Garibaldi affronta giornalisti e telecamere sotto il caldissimo sole di settembre. Nulla di strano. Da quando il delirio cominciò (non aveva ancora i capelli bianchi) le strade le ha battute sotto la pioggia, di giorno e di notte, in penombra e in piena luce, e sotto l’attacco di una ampia porzione di baresi ostili che quel teatro (a prescindere da tutto) lo volevano pubblico. «È grave che il ministro Boccia dica quelle cose davanti ai ministri Catalfo, Provenzano e Patuanelli, al sindaco Decaro, al segretario della Cgil Landini, all’arcivecovo di Taranto Santoro, a docenti universitari, delegati sindacali... Una dichiarazione, anzi una “confessione” - incalza Garibaldi - di una gravità estrema».

Il tema è quella procedura avviata dall’amministrazione comunale a guida Michele Emiliano, della quale Boccia era assessore, che con la sponda dell’allora presidente Vendola e con l’ombrello di Romano Prodi, portò a «far risplendere questa meraviglia», ha detto Boccia durante gli Stati generali della Cgil. Il senso della dichiarazione del ministro? Ringraziare quella classe politica che ha consentito tra l’altro di restituire il Petruzzelli alla comunità, dopo anni di impasse poiché, secondo il ministro, senza quell’«atto di forza» non sarebbe stato possibile recuperare i fondi necessari alla ricostruzione.
Sul marciapiede all’angolo del teatro, qualcuno domanda a Garibaldi se siano opportune le sue critiche a Boccia in un momento così delicato della campagna elettorale per le regionali. «Se il ministro Boccia ne avesse parlato martedì prossimo, gli avrei risposto a urne chiuse. È lui che ha sollevato questo tema alla vigilia del voto», ribatte Garibaldi.

Uno degli ultimi eredi degli storici costruttori del Politeama, chiede ancora una volta giustizia a fronte di un esproprio illegittimo (in tal senso si è espressa la Corte Costituzionale nel 2008). «Chiedo pubblicamente un incontro con il presidente del consiglio Giuseppe Conte - grida dal marciapiede del teatro Francesco Garibaldi - perché si adoperi per garantire il rispetto dei diritti e della legalità nella vicenda del Petruzzelli».

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