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Niente casa perché disabile. «Ma io all'università non rinuncio». Niente piagnistei, niente vittimismo.  Donatella Suriano ha un tono fermo e pacato al telefono, una voce cristallina più matura dei suoi 22 anni. Una maturità che deve aver raggiunto anche a causa della «Sma», l'atrofia muscolare spinale che ha scoperto di avere all’età di un anno e mezzo. «I miei si sono resi conto che non gattonavo come gli altri bambini». È una malattia neurodegenerativa, aggredisce i muscoli. Tutti i muscoli del corpo. Le attuali difficoltà di Donatella riguardano gambe e braccia. L'accompagnerà tutta la vita e tiene inchiodato alla sedia a rotelle il suo corpo ma non la sua mente, che cresce sogna e vuole costruire il futuro.

Donatella vive a Canosa, con una mamma dalle spalle forti, uno dei due fratelli ed un cane. Ha studiato grafica pubblicitaria alla sede di Canosa dell’I.I.S.S. «Nicola Garrone». Dipinge, è appassionata di fotografia, canta.
Adesso è arrivato il momento dell'Università. «Vorrei iscrivermi a Scienze dei Beni Culturali – racconta Donatella – ma devo necessariamente trasferirmi a Bari. E finora non sono riuscita a trovare un alloggio alla mia.. altezza». Riesce persino ad ironizzare.

Ostacolo numero uno: le barriere architettoniche. Sembrerà una forzatura, ma a quanto pare non ci si può permettere di essere disabili per trovare una camera in affitto. In realtà come studente o come lavoratore. «La Facoltà è in centro, poco lontano dall'Ateneo, ma nella ricerca di una stanza non mi sono limitata a mantenermi nella zona, proprio per avere più raggio d'azione – dice Donatella –. Quindi ho telefonato anche nel quartiere San Pasquale e in zona Policlinico. Molti no secchi di fronte alla mia disabilità. Ma, in seconda battuta, si presentava un ulteriore problema».
Ecco l'ostacolo numero due: Donatella non è autosufficiente, ha bisogno di qualcuno che l'accompagni in bagno, che l'aiuti a vestirsi, a mangiare. Questo qualcuno è sua madre: il suo braccio, le sue gambe. «In alcuni casi non è stato necessario nemmeno visitare le abitazioni che sembrava potessero rispondere alle mie esigenze. Quando spiegavo che, a causa delle mie condizioni fisiche, mi sarei dovuta trasferire con mia madre, venivo liquidata con una serie di giri di parole non sempre così velati».

Sono appartamenti con le singole camere affittate a studenti; la presenza di una signora, la mamma ipotetica di ciascuno di loro, potrebbe fomentare invadenze e disturbare gli equilibri dei «fuorisede». Una restrizione di quella libertà che in tanti credono di conquistare semplicemente andando a vivere lontano da casa.

«Se solo conoscessero mia madre – spiega la studentessa – si accorgerebbero che il problema non sussiste. Mai conosciuta una persona più discreta e di grande apertura mentale come lei».
Insomma: in gioco, e ora contrapposte, sono la libertà di Donatella di vivere la propria vita e la libertà degli ipotetici coinquilini.

«Purtroppo i proprietari delle case temono, con la nostra presenza, di mettere a rischio l'affitto degli altri coinquilini. E di rimando non affittano a me e a mia madre». Le risorse economiche per prendere una casa intera da sole, purtroppo, non ci sono. Ora è in attesa di una risposta dalla domanda all’Adisu. L'inizio dell'anno accademico è alle porte. «Io vorrei solo essere libera di studiare all'Università. Come tutti».

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