Venerdì 20 Settembre 2019 | 03:23

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C’è l’ombra del racket nel danneggiamento di due tendoni di uva da tavola avvenuto nelle ultime ore nelle campagne tra Casamassima e Conversano e tra Adelfia e Cassano delle Murge. È l’ipotesi più attendibile sulla quale stanno lavorando gli investigatori all’indomani dell’azione di ignoti criminali che, a quanto pare nottetempo, hanno tranciato i cavi con conseguenze drammatiche per due tendoni: il peso delle strutture, tutte cariche di uva pronta per il taglio e l’immissione sul mercato, ha provocato danni irreparabili per migliaia di euro.

Le incursioni criminali, rilevate prima dalle Guardie giurate in forza agli istituti di vigilanza, potrebbero rivelarsi delle chiare intimidazioni ricevute nei giorni scorsi. E non è la prima volta che azioni di questo tipo si registrano in queste zone.
Preoccupato il presidente di Coldiretti di Bari e della BAT Savino Muraglia: «Nelle province di Bari e BAT le bande criminali stanno colpendo i tendoni di uva da vino e da tavola con furti di prodotto e taglio dei tiranti dei tendoni, per cui è urgente un incontro con i due Prefetti per territorio di competenza.

Il fenomeno della microcriminalità nelle aree rurali è divenuto pressante e pericoloso per la stessa incolumità degli agricoltori. Sensibilizzarli circa l’importanza di denunciare è il nostro obiettivo, per analizzare dove si registrano in più larga misura i fenomeni criminosi, quando avvengono i furti, quali sono mezzi e prodotti maggiormente appetibili e come è strutturata la filiera della ricettazione per economizzare le attività di polizia, rassicurando le vittime circa l’anonimato della denuncia non restando isolati».

I furti di olive, mandorle, rame e mezzi agricoli, fenomeni estorsivi con il taglio dei tendoni dell’uva da tavola, fino ad arrivare al «trafugamento notturno» degli ulivi monumentali. In questo scenario di illegalità e clima di pericolosa incertezza, le aziende corrono il forte rischio di perdere competitività.

«Infatti – aggiunge il presidente di Coldiretti - oltre ai furti di rame, prodotti e mezzi agricoli, stiamo registrando fenomeni estorsivi, chiaramente evidenziati dai numerosi tendoni e ceppi di uva tagliati. Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari».

I dati di Coldiretti. I reati contro il patrimonio, quali furto di mezzi agricoli (15%), abigeato (11%), furto di prodotti agricoli (13%), racket (9%), usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, rappresentano per l’organizzazione dei lavoratori della terra la «porta di ingresso principale» della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale.

«Abbiamo richiesto da tempo che il territorio sia maggiormente presidiato – conclude Miraglia -, abbiamo invocato l’intervento diretto del Ministro dell’Interno e dell’Esercito, perché le aree rurali sono drammaticamente esposte alla ‘stagionalità’ delle attività criminose in campagna, dove squadre ben organizzate tagliano i ceppi dell’uva da vino a marzo e aprile, rubano l’uva da tavola da agosto ad ottobre, le mandorle a settembre, le ciliegie a maggio, rubano le olive da ottobre a dicembre, gli ortaggi tutto l’anno, dimostrando che alla base dei furti ci sono specifiche richieste di prodotti redditizi perché molto apprezzati dai mercati, rubano gli ulivi monumentali perché qualcuno evidentemente li richiede».

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