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Studenti non conoscono rischi malattie sessuali, è allarme

Solo 1 su 2 vuole figli, e i consultori sono poco frequentati

Studenti non conoscono rischi malattie sessuali, è allarme

Una traccia potrebbe essere quella dettata da Papa Francesco, il primo pontefice ad essersi espresso sulla sessualità liberamente e senza tabù.«Il sesso – ha detto - è un dono di Dio che il Signore ci dà per due scopi: amarsi e generare vita. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre». Di fatto, però, siamo tutti indotti in tentazione, a quanto pare anche abbastanza presto: secondo i dati Eurispes il 44% dei novelli sposi tradisce, una percentuale che non piacerà all'altra metà (e anche al Vaticano). Del resto, lo studio dei comportamenti sessuali dei giovani italiani evidenzia un contrasto tra la voglia di mettere insieme eros e sentimenti, preservando la tradizionale vita di coppia, e la tentazione di sperimentare legami alternativi. Prendiamo la cosiddetta amicizia di letto (un tipo di relazione piuttosto diffusa): nella fascia di età tra i 18 e i 30 anni il 55,1% ne ha instaurata almeno una. E se i residenti nel Centro Italia sono senza freni (4 su 10 ne hanno avuto tra 2 e 5, il 17,6% più di 5...), non meraviglia che i più castigati vivano nelle regioni del Sud. Per il resto, è in espansione la pratica (virtuale) del sexting, ovvero lo scambio di foto hot o materiale sessualmente esplicito sul cellulare o il computer: quasi 6 giovani su 10 lo hanno praticato almeno in un'occasione nella vita (il 10,4% una sola volta, il 36,2% qualche volta, il 12% spesso). È un fenomeno prettamente giovanile (il 45,2% dei 25-30enni non lo ha mai praticato contro il 37,1% dei 18-24enni), anche se per quattro millennials su dieci sesso e sentimenti coincidono sempre (senza necessariamente essere dei Papa-boys), con le giovani donne capaci di conciliarli meglio (vale la pena invece soprassedere sulle propensioni maschili...).


Si potrebbe proseguire sulla strada della... perdizione (7 ragazzi su 10 usano materiale porno, quasi la metà vorrebbe praticare il bdsm, una pratica sessuale che prevede bondage, dominazione, sottomissione, sadismo e masochismo). Più interessante (forse) e utile è però riportare i principali risultati dello «Studio Nazionale di fertilità», un'indagine sulle conoscenze, i comportamenti e gli atteggiamenti in ambito sessuale e riproduttivo promossa dal Ministero della Sanità e rivolta sia alla popolazione potenzialmente fertile (adolescenti, studenti universitari e adulti in età fertile), sia ai professionisti sanitari (pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi, ostetriche). Considerando l'età del primo rapporto completo, 16-17 anni, emerge innanzitutto una errata percezione da parte degli adolescenti dell'adeguatezza delle informazioni sulle tematiche della salute sessuale e riproduttiva, peraltro ricercate prevalentemente su Internet (8 su 10 vanno sul web), anziché in famiglia o tra i banchi: solo il 10% parla con i genitori di questi argomenti in maniera approfondita e il 94% dei ragazzi ritiene che debba essere la scuola a informarli (ben il 60% di loro pensa si dovrebbe iniziare dalla scuola secondaria di primo grado o anche prima), ma solo il 22% degli adolescenti vorrebbe ricevere queste informazioni dai propri docenti (il 62% preferirebbe personale esperto esterno alla scuola).


Il fatto che soltanto il 7% degli adolescenti pensi di non avere figli in futuro, mentre quasi l'80% di loro individui nella fascia prima dei 30 anni l’età giusta per farli, denota senz’altro ottimismo (tra gli universitari l'età giusta per diventare genitori è percepita tra i 26 e i 30), ma è sufficiente dare uno sguardo a come si esprimono gli adulti per capire che tra il dire e il fare (figli) ce ne corre. Nella fascia di età 18-49 anni, alla domanda «Vuole (altri) figli?» solo il 3 per cento risponde che ci sta provando, al massimo sostiene di voler rimandare il tentativo di concepimento (36%). Per il resto, oltre quattro su dieci di diventare genitori non ne hanno proprio voglia (e il 7% dice di non averci nemmeno pensato) con un picco che raggiunge il 73% tra coloro i quali lo sono già. Le motivazioni della rinuncia o del rinvio, se si escludono le persone senza partner o con problemi di fertilità, riguardano principalmente fattori economici e lavorativi e l'assenza di sostegno alle famiglie con figli (41%), cause seguite da problemi legati alla vita di coppia (26%) o alla sfera personale (19%), alla salute (17%) o collegati alla gestione familiare (12%).
Sarà che si pensa possano arrivare tempi migliori, ma è il caso di ricordare soprattutto agli adulti che la fertilità non è eterna: soltanto il 5% per cento è consapevole del fatto che le possibilità biologiche di avere figli per una donna iniziano a ridursi già dopo i 30 anni. In molti (gentil sesso compreso) pensano che accada tra i 40 e i 45 anni (27%) o anche oltre (28%) oppure addirittura dopo la menopausa (14%). Non parliamo poi della fertilità maschile, per la quale vale lo stesso discorso (anche gli spermatozoi si riducono col tempo a partire all'incirca dai 35 anni): in questo caso nove persone su dieci forniscono una risposta inadeguata non dando indicazioni o ritenendo intatta la capacità riproduttiva del maschio fino ai 45 anni o addirittura per sempre. Tra gli studenti universitari da questo punto di vista va leggermente meglio, così come c'è chiaramente la consapevolezza che il consumo di alcol, il fumo e l'eccesso di peso riducano la fertilità, mentre l'attività fisica e una dieta salutare e bilanciata la aumentino.


Il discorso cambia nella fascia adolescenziale sia rispetto ai fattori di rischio (ma quasi tutti sanno che alcol e fumo incidono negativamente) sia sul fronte della conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili, sebbene l'uso dei contraccettivi, soprattutto i preservativi (anche al fine di evitare gravidanze indesiderate), sia abbastanza diffuso (c'è però un 23% di studenti della scuola superiore che non utilizza i condom e non si protegge). Quasi tutti i ragazzi tra i 16 e i 17 anni sanno quanto sia contagioso l'Hiv e in molti (il 70%) conoscono i rischi di contrarre l'herpes, ma per le altre malattie la percentuale cala. Meno del 50% sa che la trasmissione può avvenire anche in caso di sifilide (46%), epatite virale (39%), papilloma virus (39% i maschi e 48% le femmine), gonorrea (29%), clamidia (28%), anemia mediterranea (12%) e che può provocare l’insorgenza di alcuni tumori (14%), come quello del collo dell'utero e dell'ano. Peraltro, fermo restando il lavoro dei medici (pediatri, medici di medicina generale, ginecologi, andrologi, endocrinologi, urologi, ostetriche), rispetto al quale in alcuni casi emerge una carenza nella divulgazione di informazioni agli assistiti, se è vero che quasi il 75% delle studentesse ha fatto almeno una visita ginecologica, al contrario soltanto un ragazzo su quattro è stato dall'andrologo. «Confermo - afferma Ettore Cicinelli, direttore di Ginecologia e Ostetricia del Policlinico di Bari -. Per le donne c'è una ben radicata educazione alle prevenzione a vario livello dovuta a un fatto culturale e di tradizione: i genitori vogliono sapere se è tutto a posto nell'età fertile. Nel maschio invece non c’è la stessa attenzione, il consulto è più fondato sul disturbo. In quanto alle malattie sessualmente trasmissibili, l’informazione abbastanza diffusa si scontra con una una scarsa applicazione riguardo ai comportamenti sicuri. Il condom è l'unico che può difendere dalle malattie, ma non è una tecnica sicura. In altri Paesi al metodo di barriera si associa la contraccezione ormonale. Di sicuro, in Puglia siamo indietro circa la contraccezione sicura, si tratti di pillola o altro».

LA SITUAZIONE DEI CONSULTORI - Sono davvero basse le percentuali di chi si rivolge ai consultori per chiedere assistenza riguardo alle problematiche legate alla sessualità: secondo stime nazionali, a usufruire tra i giovani del servizio sono soltanto una studentessa su tre e uno studente su dieci, tendenza confermata (al ribasso) anche a livello locale. Un campione del territorio, per capire ciò che avviene nel Barese, è quello che comprende i quartieri Murat, San Nicola e Madonnella, bacino d'utenza di uno dei nove presidi presenti in città (sono 39 nell'intera provincia): qui, nell'arco dello scorso anno si è rivolto agli specialisti un paio di coppie, per di più lamentando problematiche innanzitutto relazionali, poi riverberatesi sulla sfera sessuale.
È pur vero che la domanda è insufficiente quando lo è anche l'offerta, tenuto pure conto che non ci sono nell'ambito dell'azienda sanitaria locale figure specializzate (quelle di riferimento sono essenzialmente il ginecologo e lo psicologo; non esistono, ad esempio, specialisti sessuologi). Attualmente, poi, a Bari c'è una polarizzazione sui problemi familiari e minorili (rappresentano l'80 per cento delle prestazioni fornite: per casi di devianza, conflittualità familiari, adozioni...), di solito per questioni di pertinenza dell'autorità giudiziaria. «In generale - spiega Marina Provenzano, psicologa e psicoterapeuta del consultorio familiare di via Caduti di via Fani - chi si pone un problema di tipo sessuale o relativo alla fertilità ha una percezione medio-alta della qualità della vita. Il territorio cui fa riferimento il nostro presidio è variegato. I pochi casi registrati riguardano il Murattiano. Per quello che possiamo fare (il personale è esiguo rispetto alle necessità complessive, ndr) cerchiamo di favorire quindi iniziative di prevenzione, soprattutto mediante incontri nelle scuole. Ci chiamano per spiegare cosa sia vivere la sessualità anche rispetto, ad esempio, all’identità di genere. Poi le classi vengono da noi per le informazioni prettamente sanitarie: dalla contraccezione alle malattie sessualmente trasmissibili».


Solitamente non sono le scuole in maniera programmatica, ma i singoli insegnanti a contattare i consultori e a promuovere iniziative per la divulgazione delle informazioni tra gli adolescenti. «In effetti - spiega Provenzano - è grazie alla sensibilità di un insegnante di italiano, ad esempio, che è stato possibile intervenire negli ultimi anni in modo continuativo all'istituto Gorjux-Tridente-Vivante e poi, dopo il trasferimento della docente, all'istituto Marconi-Hack, dove ora c'è anche il liceo scientifico tecnologico. Qui stiamo concludendo un ciclo di dodici incontri con la partecipazione di sei classi. Per il resto, negli ultimi giorni siamo stati contattati da un gruppo di scout per fare qualcosa di analogo ma più incentrato sull’interruzione di gravidanza. Peraltro, è attivo ormai da anni al liceo scientifico Scacchi lo sportello psicologico per questi e per altri argomenti».
Gli ambiti consultoriali sono vasti. Se si considera che i bacini di utenza si sono allargati rispetto al passato e che le équipe stabili sono supportate sempre meno da consulenti esterni, progressivamente ridottisi negli anni a causa dei tagli dei costi, la conseguenza, cui cercare di porre rimedio, è l'insufficienza delle risorse umane a disposizione.

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