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Bari, restituito agli Antro il patrimonio sequestrato

Secondo i giudici i due fratelli truffarono le banche ma non l’ex Provincia

Truffa all'ex Provincia di Bari a giudizio imprenditori Antro

BARI - Su e giù per l’Italia, da Bari a Cortina, da Roma a Porto Rotondo, sino ad arrivare a Rosa Marina. Il «tesoro» dei fratelli Erasmo e Alviero Antro non conosce latitudini. Immobili soprattutto, ma non solo. Nei giorni scorsi i due fratelli imprenditori ne hanno formalmente riavuto il possesso, sei anni dopo il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura sulla base di una ipotesi di reato, truffa ai danni della ormai ex Provincia per oltre 20 milioni di euro, che non ha retto al vaglio dei giudici di merito. Condannati in primo grado a cinque anni e due mesi per truffa ai danni delle banche e a risarcire circa 11 milioni di euro, assolti con formula piena, appunto, dall’ipotesi di un raggiro ai danni dell’ente di via Spalato in relazione a lavori per la manutenzione stradale, sono caduti anche i sigilli che, alla luce del verdetto, non dovevano neanche essere apposti. Di qui la restituzione dei beni disposta dal Tribunale e ora materialmente eseguita. Il sequestro infatti è giuridicamente possibile sono alla presenza di una truffa aggravata, qual è quella nei confronti dello Stato e non semplice, in questo caso «solo» ai danni delle banche. Così, dopo sei anni di amministrazione giudiziaria, nei giorni scorsi, gli stessi amministratori insieme a finanzieri del Comando provinciale che hanno condotto l’inchiesta coordinata dal pm Carmelo Rizzo (oggi sostituto procuratore generale), hanno redatto e firmato, insieme ai due imprenditori, i verbali di riconsegna. Chiavi in mano.

L’elenco è infinito. Si va da due appartamenti a Cortina (valore complessivo stimato in 7,7 milioni di euro) a una casa a Porto Rotondo (un milione di euro) a un masseria a Rosa Marina (quattro milioni). E poi ancora due ville sempre a Rosa Marina, multiproprietà a Cortina, appartamenti a Roma, Bari e Polignano a Mare. Per non parlare di terreni, box e posti auto. Ormai quattro anni fa, un consulente nominato dal Tribunale aveva verificato lo stato dei luoghi e quantificato il valore dei beni immobili, 50 in tutto, riconducibili agli imprenditori. Un lavoro complesso e indispensabile per «verificare lo stato di conservazione degli immobili», «la regolarità edilizia e catastale degli stessi», «determinare il reale valore di mercato». Risultato: il «tesoro» venne quantificato in 32 milioni di euro e qualche migliaia di spiccioli. Questa l’indicazione contenuta al termine delle 478 pagine depositate dall’architetto incaricato di redigere l’elaborato.

Stando agli accertamenti della Guardia di finanza, la truffa milionaria sarebbe stata commessa ottenendo rimborsi per lavori mai fatti di manutenzione delle strade. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2008-2011. Nell’ambito dell'indagine, i fratelli Erasmo ed Alviero Antro furono arrestati nel marzo 2012 con il contestuale sequestro equivalente al presunto illecito profitto derivante dalla truffa, caduto dopo il verdetto con relativa restituzione dei beni. Gli Antro, assistiti dagli avvocati Mariano Fiore e Nicola Selvaggi (Erasmo) e Donato Musa (Alviero) erano imputati di truffa aggravata, falso materiale e ideologico, contraffazione di pubblici sigilli e violenza privata. E pensare che gli imprenditori avevano messo a disposizione quei beni personali per soddisfare al 90% i creditori delle loro aziende per le quali la stessa Procura chiese e ottenne il fallimento. Ma questa è un’altra storia. La prima sezione penale del Tribunale, giudice Michele Parisi, aveva disposto per i due fratelli l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e aveva assolto il consorzio Sigi, Infrastrutture e Servizi, Infotec e Segnaletica e Servizi - società nel frattempo tutte fallite - perché il fatto non è previsto dalla legge come illecito amministrativo.

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