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Sud-Est, l’ennesimo guaio
sigilli nella stazione di Bari

I carabinieri sequestrano l’area dell’officina: «È inquinata» Due indagati per omessa bonifica. A rischio i lavori del «Nodo»

 Sud-Est, l’ennesimo guaio sigilli nella stazione di Bari

BARI - Nonostante la presenza di metalli pesanti fosse nota da almeno 5 anni, Ferrovie Sud-Est ha omesso di bonificare i suoli della stazione di Bari, in particolare quelli su cui sorgono le officine. Per questo venerdì, su ordine della Procura, i carabinieri del Noe hanno provveduto sottoporre tutta l’area a sequestro probatorio, ipotizzando il reato di omessa bonifica e concedendo la facoltà d’uso per non pregiudicare il servizio ferroviario.

La vicenda, già nota, incrocia almeno due procedimenti penali: quello che riguarda l’ex amministratore unico di Sud-Est, Luigi Fiorillo (a giudizio per reati ambientali), e quanto emerso in un rivolo dell’indagine «In Daunia venenum» sul traffico di rifiuti pericolosi tra Campania e Puglia proprio a proposito della bonifica di un suolo confinante alla stazione Sud-Est, quello su cui doveva sorgere la lottizzazione Immoberdan. L’area destinata ai nuovi palazzi era inquinata, e le perizie hanno accertato che la causa fosse da ricondurre allo sversamento nel terreno della vicina stazione di carburante e di acqua utilizzata per il lavaggio dei treni. Sul suolo Immoberdan è stato approvato - ed è vigente - un piano di caratterizzazione approvato dalla Città metropolitana. Proprio su quella base, il pm Baldo Pisani ha affidato una consulenza tecnica d’ufficio a un professore di Chimica dell’Università di Bari, Francesco Fracassi, secondo cui «il piano di caratterizzazione approvato in conferenza di servizi riguarda solo parte del sito Immoberdan», mentre è stata esclusa, «arbitrariamente e senza alcuna giustificazione», l’area di 6.700 metri quadri delle officine che risulta ugualmente approvata. Per questo motivo, l’accusa di omessa bonifica viene contestata a un dirigente della Città metropolitana e ai curatori fallimentari della Immoberdan.

I carabinieri del Noe hanno eseguito una serie di rilevamenti fotografici sull’area (che è di proprietà della Regione e del ministero delle Infrastrutture), ma ora dovranno essere eseguite perizie più approfondite per valutare la gravità dell’inquinamento. Una tegola, l’ennesima, sulle disastrate Sud-Est, ma anche un problema in più per il progetto del cosiddetto Nodo ferroviario di Bari (lo spostamento dei binari che tagliano in due il lato Sud del capoluogo): l’area interessata dai lavori, infatti, è proprio quella delle officine, che dovranno essere demolite per lasciare spazio al cantiere. Senza contare il fatto che Sud-Est dovrà versare circa 7 milioni al fallimento Immoberdan come corrispettivo per i lavori di disinquinamento dell’area destinata ai palazzi e ora bloccata.

La stazione barese delle Sud-Est sorge su un’area di 4 ettari, su via Capruzzi, a poca distanza dal centro cittadino e a pochi metri dalla ex fabbrica Fibronit che ora il Comune sta bonificando dall’amianto e trasformando in parco. A poca distanza c’è anche il palazzo ex Inail di via Oberdan destinato a ospitare il Tribunale penale. Tuttavia, spiegano gli esperti, non esiste alcun tipo di rischio per la salute pubblica, perché gli inquinanti di cui parliamo (idrocarburi e manganese proveniente dai dischi dei freni sottoposti a lavaggio) possono essere assimilati a ciò che si accumula nei suoli che ospitano impianti di distribuzione del carburante. L’importante è eseguire una bonifica. D’altro canto, da anni ormai Sud-Est ha ammodernato gli impianti per il rifornimento dei treni (oggi dotati di dispositivi di blocco automatico) e le piste di lavaggio, per cui la fonte dell’inquinamento dovrebbe essere ormai stata bloccata definitivamente. [m.scagl.]

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