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Davvero non c’è pace per l’ambiente; a mano a mano che si approfondiscono le conoscenze e si estendono le analisi si scoprono nuove forme di inquinamento che, in qualche caso, vengono da fonti insospettate. Come la scoperta nell’acqua che fuoriesce dai depuratori delle fognature di Londra, di quantità apprezzabili di anticoncezionali che avrebbero l’effetto di alterare la fertilità degli organismi acquatici. Una breve nota della rivista inglese Nature riferisce gli studi condotti nell’Università Brunel di Londra: poiché le acque depurate finiscono nei fiumi e l’acqua di fiume, ulteriormente trattata, viene usata come acqua potabile, l’assorbimento di estrogeni con l’acqua potabile potrebbe alterare la fertilità maschile umana - La sostanza trovate nelle acque depurate inglesi in concentrazione di alcuni microgrammi (millesimi di milligrammi) per metro cubo si chiama etinilestradiolo e ogni pillola anticoncezionale ne contiene alcuni microgrammi. Non c’è da meravigliarsi dell’elevata concentrazione se si considera che in una grande città come Londra si “consumano” ogni giorno centinaia di migliaia di “pillole” i cui ingredienti in parte finiscono nell’acqua usata dai cittadini in ragione. di circa mezzo metro cubo al giorno. 

ANTICONCEZIONALI - L’etinilestradiolo è una delle molte sostanze anticoncezionali studiate nell’ultimo secolo ed è stata preparata nel 1942 in Germania partendo dal progesterone isolato dalle ovaie di 50.000 scrofe. Non era evidentemente quella la strada per la preparazione commerciale di una pillola anticoncezionale, richiesta con sempre maggiore insistenza dai movimenti femministi che sostenevano il diritto delle donne ad avere una vita sessuale senza “il pericolo” di restare incinte. Una sostanza praticamente utilizzabile andava cercata fra gli steroli, una estesa famiglia di sostanze chimiche molto complicate il cui capostipite è il colesterolo, quello che tutti guardiamo con sospetto quando la sua concentrazione nel sangue supera certi livelli. La grande svolta nella chimica degli steroidi si è avuta quando il chimico americano di origine austriaca Carl Djerassi scoprì cha una pianta messicana, l’igname, conteneva nelle radici la diosgenina, una sostanza che poteva essere facilmente trasformata in cortisone, materia prima per la sintesi degli steroidi; Djerassi costituì una società messicana che si mise a vendere questo cortisone semisintetico e con i soldi guadagnati si dedicò ad approfondire le suie ricerche. L’avventurosa storia, che si legge come un romanzo, è stata raccontata dallo stesso Djerassi nel libro “La pillola”, pubblicato da Garzanti nel 1994. I tedeschi e altre società si erano orientati a produrre come anticoncezionale l’etinilestradiolo, la sostanza di cui si parlava all’inizio, trovata nelle acque di Londra. Djerassi sintetizzò e mise in commercio, nel 1951, come anticoncezionale l’etiniltestosterone. Non spaventatevi per questo turbinare di nomi strani; vi spaventereste ben si più se deste un’o c ch i at a alla complicazione delle sintesi che dalla diosgenina portano al cortisone, al testosterone e ai due componenti della “pillola”. La scoperta delle proprietà anticoncezionali di alcuni steroidi avviò una vivace concorrenza scientifica, brevettistica e industriale e altrettanto vivaci discussioni di carattere etico, soprattutto nella Chiesa Cattolica che ha sempre considerato inaccettabile il controllo delle nascite; è soltanto ammesso cercare di non avere figli a condizione di astenersi dai rapporti sessuali nei periodi fecondi della donna, secondo il metodo Ogino-Knaus, tutt’altro che facile da seguire. La posizione è stata ribadita con l’enciclica di Paolo VI “Humanae vitae” che pure riconosceva il dovere di una “paternità responsabile” da esercitare considerando, ai fini della procreazione, le “condizioni fisiche” e i “doveri verso la società” dei coniugi. 

COMODITÀ - Comunque ormai negli anni Cinquanta del Novecento la pillola contraccettiva era diffusa in tutto il mondo; nei paesi industriali per ragioni di comodità ed economiche, come il crescente accesso delle donne nel lavoro; nei paesi emergenti come mezzo per rallentare l’eccessiva crescita della popolazione. Oggi nel mondo si calcola che 100 milioni di donne facciano uso regolare delle pillole anticoncezionali, il cui commercio fra l’altro ha un valore economico gigantesco che nessuna forza sembra capace di rallentare. Resta il problema di che cosa fare se aumenta la concentrazione degli steroidi nelle acque potabili e se il loro assorbimento ha davvero effetto sulla fertilità non solo degli abitanti delle acque, ma degli stessi umani. Non resta che cercare di approfondire le analisi delle acque reflue urbane e dell’acqua potabile e prevedere tecniche di depurazione che tengano conto di questo nuovo inquinante: ancora una volta un successo commerciale sembra rivelare degli aspetti negativi ambientali e forse biologici e induce ad esercitare un maggiore controllo delle innovazioni. Forse la chimica che ci ha fatto cadere in questa trappola ce ne farà anche uscire.

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