Lunedì 23 Febbraio 2026 | 18:05

Assalti ai bancomat di Montemesola, Monteiasi, Palagiano e Mottola: ai domiciliari tre tarantini

Assalti ai bancomat di Montemesola, Monteiasi, Palagiano e Mottola: ai domiciliari tre tarantini

Assalti ai bancomat di Montemesola, Monteiasi, Palagiano e Mottola: ai domiciliari tre tarantini

 
Assalti ai bancomat di Montemesola, Monteiasi, Palagiano e Mottola: ai domiciliari tre tarantini

Carabinieri

L’inchiesta è partita dall’esplosione avvenuta il 15 novembre 2025 a Montemesola ed è proseguita mettendo in fila le esplosioni agli sportelli automatici degli altri comuni

Lunedì 23 Febbraio 2026, 16:19

Hanno ottenuto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico i tre tarantini fermati dalla Procura di Taranto con l'accusa di essere membri del gruppo che ha assaltato i bancomat Montemesola, Monteiasi, Palagiano e Mottola. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Taranto che ha parzialmente accolto le richieste dei difensori Gialuca Sebastio, Salvatore Maggio ed Enrico Leggieri.

Il collegio di magistrati, composto dai giudici Patrizia Todisco, Alessandro de Tomasi e Sara Gabellone, ha disposto che il 20enne Rocco Fronza di Palagiano, difeso dall’avvocato Maggio, il 21enne Valentino Intini di Massafra assistito dall'avvocato Leggieri, e il 20enne Simone Vinella difeso dall'avvocato Sebastio, possano lasciare il carcere e restare agli arresti nelle loro abitazioni.

L’inchiesta coordinata, dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia, dall'aggiunto Enrico Bruschi e dal sostituto Francesca Colaci, è partita dall’esplosione avvenuta il 15 novembre 2025 a Montemesola ed è proseguita mettendo in fila le esplosioni agli sportelli automatici di Monteiasi, Palagiano e Mottola. La svolta nell'inchiesta è giunta quando, grazie alle telecamere, i carabinieri sono riusciti a individuare una Range Rover: la stessa auto era stata filmata dalle telecamere sulla Bari-Taranto poco prima e anche in quella occasione era seguita da una Mercedes e da una Fiat: gli inquirenti, risalendo ai proprietari, hanno acceso così i fari su Bartoli e riscontrato che durante ogni colpo, non solo la sua auto era nella zona, ma che anche il suo cellulare agganciava celle vicine ai luoghi colpiti. A quel punto l'indagine si è estesa ad altri episodi nelle province di Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno e Foggia. E se a Taranto, Bartoli «lavorava» con il gruppo appena finito in carcere, negli altri territori il 46enne poteva contare su altre «batterie» di rapinatori a cui ora gli inquirenti stanno dando la caccia.

Complessivamente sotto la lente sono finiti ben 17 colpi, tutti realizzati con la tecnica della marmotta.

Bisognerà leggere le motivazioni, che saranno depositate entro i prissmi 45 giorni, ma appare altamente probabile che determinati possano essere stati alcuni elementi come il fatto che alcuni degli indagati siano incensurati.

Al momento resta invece in carcere Cataldo Bartoli, 46enne barese conosciuto come Dino che secondo l'inchiesta condotta dai militari agli ordini del colonnello Antonio Marinucci, del tenente colonnello Francesco Marziello, del maggiore Gennaro De Gabriele e del capitano Vito De Cesare, è considerato la mente non solo dei colpi messi a segno nel territorio ionico, ma anche degli altri numerosi assalti compiuti in Calabria, Campania, Lazio e Basilicata. Aveva invece già ottenuto i domiciliari il quinto indagato, il 28enne di Grumo Appula Alessandro Longo.

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