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Contrabbando, dieci anni fa la vittoria dello Stato

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Non capita ogni giorno di dover parlare bene dello Stato, così profondo è il disagio con cui i cittadini vivono il rapporto con gli inquilini del Palazzo che, da Roma a Palermo, da Bari a Milano, non offrono lo spettacolo decoroso che un Paese civile meriterebbe. Ma a dieci anni di distanza da quella che è passata alla storia come l’«Operazione Primavera», quella che portò alla sconfitta del contrabbando delle sigarette in Puglia, è giusto ricordare come quella fu una grande vittoria dello Stato contro un fenomeno che aveva raggiunto una dimensione intollerabile, di autentico allarme sociale, specialmente dopo l’inserimento nei traffici delle più pericolose cosche mafiose.
Tutto accadde dopo che, alla periferia di Brindisi, una delle vetture di una colonna di contrabbandieri speronò l’auto di una pattuglia di finanzieri provocando la morte di due giovani militari.
L’indignazione generale fu tale che il ministero degli Interni mandò in Puglia un migliaio di uomini, tra finanzieri, carabinieri e poliziotti, coordinanti dal prefetto Rino Monaco, con il mandato di distruggere il contrabbando. Era la famosa «Operazione Primavera» appunto.
Rino Monaco, sbirro di rango, la Puglia la conosceva bene. Era stato questore a Lecce negli anni caldi della lotta alla Sacra corona unita, e proprio i successi che aveva conseguito nel Salento nella lotta alla nuova mafia gli avevano procurato anche quei riconoscimenti che lo avevano portato successivamente alla nomina a vice capo della Polizia. Giunto nuovamente in Puglia, il prefetto Monaco non andò per il sottile. Sloggiò anche dagli angoli delle strade i piccoli rivenditori di sigarette, ma l’obiettivo più importante fu quello di scoprire, sequestrare e distruggere i depositi clandestini, i centri radio di collegamento, i radar, i «blindati» modificati con i temibili rostri per speronare e far male ai mezzi di contrasto, gli scafi blu, le enormi disponibilità finanziarie. Insomma una vera e propria guerra, una resa dei conti finale combattuta in tutta la Puglia e che  si concluse con una vittoria da parte dello Stato così netta e limpida dalla quale, dopo dieci anni, il mondo del contrabbando non si è mai più ripreso.
Ad onor del vero a quel successo contribuì anche il mutato contesto politico nei paesi della sponda opposta, nell’Adriatico come nei Balcani, dove i trafficanti avevano le loro basi. Ma ciò niente toglie al valore dell’azione del nostro governo. Anzi, testimonia come non ci possa essere nessuna efficace azione di contrasto ai fenomeni di illegalità sovranazionale senza le necessarie intese con gli altri paesi interessati.
A dieci anni di distanza, ricordando quella vittoria (anche per il rispetto dovuto alle vittime che tra le forze dell’ordine pure ci furono nel corso degli anni nella lotta al contrabbando di sigarette), qualche riflessione va fatta. Si disse, ad esempio, che cancellando il traffico illegale di tabacchi decine di migliaia di persone sarebbero finite in mezzo alla strada prive di ogni altra forma di reddito e quindi il ricorso ad altre forme più violente di delinquenza, dalle rapine allo spaccio di droga, ai furti, sarebbe aumentato esponenzialmente. Vivendo in Puglia, in mezzo alla strada e non nel «Paese delle meraviglie», va detto  che nessuna di quelle fosche previsioni si è poi avverata.
Si sa, i giornali calcano spesso la mano. Qualcuno in particolare. Memorabili le puntate di «Samarcanda» la trasmissione all’epoca di Michele Santoro, con le immagini di caroselli di squadre di contrabbandieri, che prima si divertivano ad uso delle telecamere, poi addirittura andavano in studio (o mandavano le loro donne). Ne usciva l’immagine di una Puglia che non era quella, e non perché fossimo ciechi anche noi che pure per mestiere toccavamo di tutto, ma una spettacolare mistificazione di un fenomeno che alterava la realtà, certamente problematica ma sicuramente di grande marginalità rispetto alle naturali condizioni di vita nella nostra regione.

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