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IL PUNTO

Solo i giornali possono salvarci

La stampa deve tornare ad essere il cane da guardia del potere, non il cane da salotto. E non è un caso che Mario Draghi abbia invitato a criticarlo, quando se ne ravvisano gli estremi

Poveri giornali tele-sfruttati, web-depredati e poli-bersagliati

Nell’augurare buona Pasqua, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel ricordare Alcide De Gasperi (1881-1954) a 140 anni dalla nascita, ha ribadito che “nessuno può togliere ai giovani la speranza del futuro”. Non si può che condividere questo messaggio, ma, per passare dalle parole ai fatti, è necessaria concretezza e spirito di iniziativa.

Il governo guidato da Mario Draghi deve dare una forte accelerazione alla somministrazione dei vaccini. Se non blocchiamo i contagi, avremo l’economia ferma. Ora che abbiamo nei frigo oltre due milioni di vaccini, non si possono accampare più scuse. Ciò nonostante, siamo ancora lontani dai 300 mila vaccinati al giorno. Ci avevano promesso di arrivare presto a 500mila, ma la macchina organizzativa stenta a decollare. Qui va detto che forse la stampa ha trattato con i guanti bianchi il precedente governo.

Perché non è stato imposto alle Regioni un corretto ordine di priorità per gli over-70? Perché sono stati vaccinati gli avvocati e i professori universitari in “dad” e non le cassiere dei supermercati?

Thomas Jefferson, uno dei padri della democrazia americana, scriveva nel 1786: «Alla base del nostro sistema c’è l’opinione pubblica; il nostro compito principale è mantenere tale diritto. Se dovessi scegliere tra un governo senza giornali e giornali senza un governo, non esiterei un istante a scegliere la seconda opzione». L’esempio anglo-americano viene da lontano. Da George Orwell, maestro dell’anticonformismo, che così si rivolgeva ai colleghi giornalisti nel 1944: «Ricordate che la disonestà e la codardia si pagano sempre. Non pensate di poter fare per anni interi una servile propaganda per il regime sovietico, o qualsiasi altro, per poi tornare all’improvviso a riabbracciare l’onestà intellettuale. Se ti prostituisci una volta, resterai per sempre una prostituta».

Ma la stampa va sostenuta da lettori attenti e consapevoli del ruolo giocato dall’opinione pubblica. I dati tragici sulle vendite dei quotidiani non fanno ben sperare per il futuro perché senza una stampa “libera e forte”, il potere può promettere e gestire il consenso con la forza della visibilità (e dei telegiornali Rai amici).

Il cittadino deve informarsi, uscire dalla condizione di sudditanza, altrimenti lo sviluppo economico, invece che essere affidato alle forze di mercato, sarà sempre in mano alle “arciconfraternite del potere”, ben lontane dall’inclusività, e vicine alla rendita e al parassitismo.

A distanza di oltre 50 anni, le parole di Don Luigi Sturzo (1871-1959) sono ancora illuminanti: “Senza speranza né i grandi artisti né i sommi poeti avrebbero potuto far nulla; nulla i grandi inventori, i realizzatori di grandi riforme, i benefattori dell’umanità”. “Il coraggio delle scelte difficili” (De Gasperi, cit.) viene quando la stampa è il cane da guardia del potere, non il cane da salotto. E non è un caso che Mario Draghi abbia invitato a criticarlo, quando se ne ravvisano gli estremi.

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