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Il lungo silenzio sui progetti italiani da finanziare col Recovery Fund significa che stanno per rapinare il Sud

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Una chiamata alle armi. Il lungo silenzio sui progetti italiani da finanziare col Recovery Fund significa che stanno per rapinare il Sud. Stanno per tradire le indicazioni dell’Europa che vuole per il Sud non meno di 140 dei 209 miliardi complessivi.

Perché sul Sud l’Unione punta come baluardo in un Mediterraneo sempre più russo, turco, cinese. Eppure ieri è partita la campagna «Dalla Lombardia la ripartenza per il Paese», come sempre. E attenzione se domani si deciderà chi saranno i super-manager con la parola finale sui progetti da presentare a Bruxelles. Sarebbe uno scandalo se fra loro non ci fossero rappresentanti del Sud.

Lo sarebbe anche se fra i ministri coinvolti non ci fosse il ministro del Sud, Giuseppe Provenzano. Mentre sono settimane che al Nord è in corso la campagna per smentire che il Sud abbia alcun diritto. E smentire che abbia subìto danni da un federalismo a tutto a vantaggio di una parte del Paese. A questa guerra il Sud si può presentare compatto avendo l’appoggio della Ue.
Come sempre in Italia, sono state molte le avvisaglie su come si voglia negare che ci siano diseguaglianze a danno del Sud.

Primo: mettere in discussione la denuncia dei Conti pubblici territoriali secondo cui la spesa pubblica statale è di circa 4 mila euro in più per ogni cittadino del Nord rispetto a uno del Sud. Ma sono conti del ministero, cioè ufficiali. Significa che ogni anno vengono spostati al Centro Nord 61 miliardi (170 milioni al giorno) che dovrebbero andare al Sud.

Secondo: attaccare gli stipendi pubblici del Sud chiedendo che siano ribassati rispetto al Nord perché al Sud la vita costerebbe meno. Le vecchie gabbie salariali. Facendo finta di non sapere che se al Sud costa meno un chilo di pane (e lo stesso Istat non è d’accordo) costano di più tutti i servizi e quasi sempre in famiglia a lavorare è solo uno.

Terzo: far finta di non sapere che almeno dal 2009 questi servizi sono peggiori al Sud rispetto al Centro Nord. Perché? Perché da allora non è stata mai applicata tutta la legge sul federalismo fiscale. Quella voluta dallo stesso nord-leghista Calderoli il quale considerava una <porcata> che non fosse riconosciuto un livello minimo sotto il quale al Sud tali servizi non avrebbero dovuto andare. I famosi Lep, mai calcolati.

Quarto: come ogni fine anno, cominciano a fioccare le classifiche sulla qualità della vita. Puntuale ne è già arrivata una che vede ovviamente ultime tutte le città del Sud. Proprio per colpa di quei servizi (sanità, trasporti, scuola, cura degli anziani) mai finanziati a sufficienza per essere migliori. Ma invece di prendersela con lo Stato, vorrebbero far vergognare il Sud al quale si dovrebbe invece chiedere scusa.

Quinto: tutto questo ripropone un racconto del Sud brutto, sporco e cattivo per colpa sua. Un territorio per il quale non c’è più niente da fare. E sul quale sarebbe assurdo puntare (meno che mai col Recovery) per non sprecare soldi. Quindi ripartiamo, appunto, da Milano. E se facendo correre Milano rallentiamo ancòra una volta Bari, Napoli o Palermo, nessun problema. Tanto poi dopo anche il Sud ne avrà benefici (diciamo briciole) anche se il divario continua a crescere. E’ la formula della locomotiva che finora ha fatto dell’Italia il Paese che cresce meno in Europa, quando non decresce. E che fa scappare all’estero. Ciò che avviene se hai due motori e ne fai funzionare uno.

Sesto: non paga di questa ingiustizia, la parte privilegiata del Paese tenta sottomano di riproporre l’autonomia rafforzata. Quella che le farebbe trattenere le sue tasse a danno degli altri. Che per il Sud significherebbe servizi ancòra peggiori e la chiusura di almeno un ospedale o una università al mese. Tentativo nella legge di bilancio per ora stroncato grazie alla stampa meridionale. Mentre non se ne parla nemmeno del calcolo dei sopradetti Lep, che avrebbe dovuto essere preliminare a tutto.

Settimo: la perequazione infrastrutturale. Anch’essa prevista per il Sud dal 2009, anch’essa non pervenuta. Anzi prima i partiti quasi tutti a trazione nordista parlano di 4 miliardi coi quali non si farebbero che un po’ di marciapiedi. Poi un fondo apposito (sempre nella legge di bilancio) viene vincolato appunto alla firma per l’autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna.

Tutto questo quadretto mentre il Nord riceve il grosso dei contributi a fondo perduto e dei ristori. Ma dicendo solo che è stato il più colpito dal virus senza aggiungere anche ampiamente ricompensato. Mentre in Conferenza Stato-Regioni quelle del Nord protestano contro ogni riparazione verso il Sud e il Veneto chiede il 12 per cento del Recovery pur avendo una popolazione dell’8 per cento. L’Europa non vuole che tutti torni come prima. Con un alleato simile, sarebbe uno inimmaginabile che il Sud non ci fosse fra chi decide dove e come spendere i soldi destinati a fare più giusto il Paese.

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