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Dal ballo in maschera al ballo a distanza

Molti turisti in questi giorni si stanno spostando fra le varie regioni. Quanti di loro saranno a conoscenza delle regole anti – Covid 19 da adottare nella località prescelta, se decideranno di fare quattro salti in pista, magari varate giusto la notte prima?

Dal ballo  in maschera al ballo a distanza

«La notte scorsa un DJ mi ha salvato la vita». Correva, anzi «danzava», l'anno 1982 quando la band newyorchese «Indeep» conquistava le vette delle classifiche mondiali della disco-music con il brano «Last night a DJ saved my life» tutto grancassa (della batteria), basso e «riff» di chitarra elettrica, praticamente un inno alla musicoterapia come rimedio ai problemi della vita (in questo caso, una delusione sentimentale).

Ora, grazie al maledetto virus dagli occhi a mandorla e ai pericoli fra veri e probabili di ammalarsi di Covid - 19, il paradosso è che disc jockey e discoteche siano ora da considerare come fattori di rischio.
Agostino Miozzo aveva 29 anni quando quella canzone fece ballare milioni di persone sulle piste di mezzo mondo e non sappiamo se all'epoca fosse un frequentatore di discoteche. Oggi, da direttore del Comitato tecnico – scientifico consulente del Governo, dopo l'allarme lanciato con le foto di tanti giovani che vivono le notti d'estate sulle piste da ballo di tutt'Italia, vuole chiudere per precauzione l'attività di tutte le discoteche, che nella stagione estiva hanno il cuore della loro stessa esistenza e sopravvivenza.
E sulla questione di vita o di morte (non solo per i gestori dei locali, ma per tutto l'indotto turistico legato al «popolo della notte») è scontro e caos.

Quelle foto «segnaletiche» circolate sui social e in tv infatti hanno fatto scattare la chiusura senza se e senza ma in Calabria; in Puglia il presidente Michele Emiliano ordina di ballare con le mascherine sul viso (ma vi immaginate quanta gente potrebbe finire a terra per scarsa ossigenazione mentre balla? … ) ma il Codacons chiede la chiusura totale stasera e domani sera evocando il pericolo di un'«epidemia colposa»; in Toscana scatta l'obbligo di ballare ad almeno due metri l'uno dall'altro (quindi portatevi il metro flessibile in tasca, non quello di legno altrimenti potreste ferire qualcuno) e l'elenco potrebbe allungarsi regione per regione, disegnando così un'Italia-Arlecchino nella quale chi rimane più disorientato e frastornato (ancor prima di ascoltare la musica sparata dagli amplificatori) è proprio l'aspirante ballerino – turista scampato o guarito dal Coronavirus.
Con un'economia nazionale più che in ginocchio e in regioni come Puglia e Basilicata che nel turismo hanno sempre più una delle voci più importanti del proprio fatturato globale, non si può non tener conto che discoteche e locali da ballo, fatte salve le misure a salvaguardia della sicurezza e della salute, non sono solo fonti di reddito per chi le gestisce e per la Siae che incassa i diritti d'autore dei brani diffusi a tutto decibel, ma alimentano un indotto che riguarda la ristorazione (bevande & affini) e l'assistenza al pubblico. E sono sicuramente anche un attrattore turistico di per sé, come negli anni si è verificato per esempio a Gallipoli. Perché se io sono un giovane, magari diplomato o laureato davanti allo schermo di un computer nei mesi scorsi della clausura forzata sanitaria, e ho qualche soldino per una vacanza sicuramente andrò a svagarmi e rilassarmi in una località che mi garantisca un po' di «vita» serale e notturna piuttosto che in un'altra che assomiglia più ad un «buen retiro» per genitori o nonni, che dopo il tiggì di prima serata e una cena fors’anche frugale, poi vanno a nanna.

Ora, la questione è ancora in ballo (mai definizione fu più appropriata... ), perché al momento è solo probabile sul tema un nuovo confronto fra Governo e Regioni (che come abbiamo visto vanno molto in ordine sparso) e purtroppo la confusione regna sovrana.
Molti turisti in questi giorni si stanno spostando fra le varie regioni. Quanti di loro saranno a conoscenza delle regole anti – Covid 19 da adottare nella località prescelta, se decideranno di fare quattro salti in pista, magari varate giusto la notte prima? E spiegateci di grazia, come si fa a ballare il valzer o la mazurka o il tango a due metri di distanza l'uno dall'altro?
Questa «sindrome cinese» non sta ammazzando anche il nostro gusto di vivere? «Last night a DJ saved my life».

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