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Dall’Europa 135 miliardi per il Sud, ma 74 vanno al Nord

Con i soldi del Sud si condanna il Sud a vivere peggio e si accentua il divario con chi già vive meglio. Almeno l’Europa ha detto basta

Dall’Europa 135 miliardi per il Sud, ma 74 vanno al Nord

Infatti, dunque. Se non ci fosse stato il Sud, all’Italia sarebbero spettati 135 miliardi in meno dall’Europa: ne avrebbe presi solo 74. Quindi l’Europa ha concessi quei 135 miliardi in più perché vadano al Sud e non ad altri. In percentuale, il 64,5 per cento del Recovery Fund al Sud e il 35,5 al Centro Nord. Se ne dovrebbe convincere chi, a cominciare dalla ministra De Micheli, continua a parlare di un 40 per cento e non più al Sud. Se ne dovrebbe convincere il responsabile economico del Pd, Felice, che dice la stessa cosa. Se così non fosse, l’Europa bloccherebbe immediatamente l’invio. Un danno per l’intero Paese, perché se si fa crescere il Sud si fa crescere l’intera l’Italia. Con lo scandalo di chi, pur di non riconoscere le ragioni del Sud, farebbe perdere all’Italia una occasione irripetibile per tutti. L’antimeridionalismo sarebbe capace di questo?

I conti molto semplici sono stati fatti, fra gli altri, dal Movimento per l’equità territoriale. La formula utilizzata dall’Europa per l’attribuzione si basa su tre parametri: abitanti, ricchezza, disoccupazione. Conosciamo l’attuale sperequazione. La spesa pubblica dello Stato non ha mai superato al Sud la media del 26 per cento, otto in meno del 34 per cento della popolazione. E quanto a ricchezza e disoccupazione, è noto il divario fra le due Italie.

 Insieme alla spesa storica per infrastrutture e servizi che da almeno undici anni continua a privilegiare il Centro Nord, sono 61 i miliardi ogni anno spostati dal Sud e finiti al resto del Paese. Cioè con i soldi del Sud si condanna il Sud a vivere peggio e si accentua il divario con chi già vive meglio. Almeno l’Europa ha detto basta.

Lo ha detto nell’interesse di tutti. Nell’interesse di se stessa, perché l’Europa non accetta più questa discriminazione, la più ampia in tutta l’Unione. Nell’interesse del Sud discriminato. Nell’interesse dell’Italia che attiva l’unica area in grado di non farla essere sempre ultima per crescita. Nell’interesse dello stesso Centro Nord, perché per ogni 100 euro spesi al Sud, 40 ne tornano al Centro Nord in appalti e lavori (mentre per ogni 100 euro spesi al Centro Nord, al Sud ne scivolano solo 5). L’egoismo di chi vorrebbe continuare a vivere alle spalle del Sud non capisce di stare segando il ramo sul quale da troppo tempo vive.

Bisogna lanciare l’allarme perché i lunghi coltelli d’agosto sono in azione per compiere l’ennesimo scippo ai danni del Sud. Nella distrazione del solleone, con tanti soldi sui quali mettere le mani, e con il solito «prima il Nord». Allarme lanciato dai parlamentari meridionali del Pd, preoccupati per una linea del partito a rischio filo-nordismo. Una lettera che ricorda le incompiute verso il Sud. E cioè il 34 per cento di spesa al Sud mai rispettato nonostante gli impegni. La perequazione infrastrutturale mai eseguita nonostante la legge del 2009 sul federalismo fiscale. Il mancato calcolo dei Lep, livelli essenziali di prestazione, che condanna il Sud a servizi tutti al di sotto dei suoi bisogni minimi, dagli asili nido ai bus urbani. Come un’Italia in cui è una sfortuna nascere.

Non sorprende affatto che martedì scorso lo abbia detto lo stesso presidente Mattarella, celebrando i 50 anni delle (infauste) Regioni. Mattarella garante dell’intero Paese non di un suo pezzo. C’è uno sviluppo sperequato fra il Nord e il Sud. Lo Stato deve garantire il suddetto livello essenziale dei servizi ovunque. E anche la maggiore autonomia che alcune regioni rivendicano non deve violare l’obbligo di solidarietà e di equilibrio finanziario fra i territori, altro che ciascuno si tiene i suoi soldi. Tutto ciò che non solo non avviene, e prima ancòra che quella maggiore autonomia sia concessa. Ma avviene tutto il contrario come se nulla fosse.

Vedi la sanità. Tu dici: col Sud che si è comportato meglio del celebrato Nord contro il virus, qualcosa cambierà. Invece ogni meridionale continua a potersi curare meno rispetto a un settentrionale (anzi a non curarsi più e a morire prima) perché non solo i criteri di attribuzione della spesa nazionale non sono cambiati, ma si sono incrudeliti. Sappiamo che i Lea (livelli essenziali di assistenza) sono stati calcolati solo in base alla anzianità della popolazione, non al suo stato di privazione o di povertà. Più anziani al Centro Nord, quindi più fondi al Centro Nord, anche se lì ci sono anziani più ricchi. Così anche quest’anno un miliardo in più al Centro Nord, benché siano proprio quelle regioni ad avere il maggiore deficit. Premiati per debiti non per merito o necessità. A un pugliese 1.826 euro all’anno, a un emiliano 1.918.

Se questa è l’aria, figuriamoci i lupi di fronte al tesoro europeo. Col sindaco di Milano che un giorno sì e l’altro pure dice che il governo trascura il Nord. E quello di Bergamo anche. Più che coraggio, ci vuole pelle. Quella che non arrossisce. 

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