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I danni all’economia e i danni all’immagine

Emergenza coronavirus, non è stata sottovalutata la gravità clinica ed epidemiologica del caso, bensì quella politica e mediatica. Un errore che secondo le stime della Confesercenti costerà al Belpaese circa 3,9 miliardi

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Alla fine il governo ha centrato l’intervento sul coronavirus, anche se molti danni - d’immagine ed economici - sono già stati fatti. Solo ieri è stato riparato l’errore di sottovalutazione commesso dinanzi alla prima vittima. Attenzione, non è stata sottovalutata la gravità clinica ed epidemiologica del caso, bensì quella politica e mediatica. Un errore che secondo le stime della Confesercenti costerà al Belpaese circa 3,9 miliardi.
Sul piano politico il governo ha sbagliato a non prendere subito in mano la situazione: o coinvolgendo le Regioni e altri soggetti istituzionali, come ha fatto ieri, oppure avocando a sé ogni potere in materia di gestione della crisi da coronavirus. Quel che è successo fra sabato e domenica ha dell’incredibile, con premier, ministri e strutture sanitarie impegnate a fronteggiare l’emergenza sul piano sanitario, mentre tutta una serie di altri soggetti adottavano autonomamente le misure che più avrebbero inciso sulla vita dei cittadini. Le singole università sospendevano le lezioni in Lombardia e poi a cascata in Veneto e Piemonte, fino a tutto il Nord.
Il mondo del calcio si presentava ancora più frammentato: sospese quattro gare di A, ma si disputavano le partite degli altri campionati. Stop invece ai campionati di basket e di pallavolo in tutta Italia.

Come se non bastasse, ci si metteva anche la Chiesa, che chiudeva il Duomo di Milano e San Marco a Venezia, oltre a vietare il segno della pace durante le messe e a ridurre la partecipazione di invitati alle celebrazioni di funerali e matrimoni. Le Regioni, anche quelle in cui non c’erano focolai di contagio, hanno improvvisato disposizioni su controlli e auto-quarantene per chiunque tornasse dal Nord, non importa se fosse stato a Mondovì o a Belluno. Insomma ciascun decisore ha agito per conto suo, certamente a fin di bene, ma creando una confusione terribile. Un piccolo ma eloquente assaggio di come funzionerebbe l’Italia federale.
La confusione ha generato a sua volta un duplice effetto: il panico tra gli italiani, lo stupore all’estero. Il continuo susseguirsi di provvedimenti, enfatizzato dai media, ha creato un crescendo di tensione tra la gente. Di minuto in minuto si susseguivano obblighi e divieti. Sembrava la sceneggiatura scritta per un film horror.
Sono scattati così l’assalto ai supermercati e la caccia a mascherine - tutte le mascherine, anche le inutili antipolvere - e disinfettanti. Il fenomeno, secondo le migliori dinamiche di psicologia delle masse, si è poi autoalimentato: di fronte agli scaffali vuoti e alle mascherine introvabili, dall’ansia si è passati al panico vero e proprio.
Nel frattempo le tv martellavano h24 sul tema e lo stesso presidente Conte passava da una telecamera all’altra. Una presenza eccessiva e ingombrante che ha contribuito ad accrescere il senso di gravità della situazione. Senza contare che, nella serie infinita di talk show e di «approfondimenti» messi in piedi da tutte le tv, ogni sua dichiarazione è stata ripresa, analizzata, commentata, sezionata. Perché negli studi televisivi oltre a medici ed «esperti» c’erano anche i politici, rigorosamente scelti con i criteri della par condicio elettorale. A un certo punto è sembrato che più che del virus si stesse ragionando della «febbre» del governo.
Tutto questo, se in Italia poteva essere comprensibile in quanto «all’italiana», all’estero ha suscitato molte perplessità. Tanto da far considerare chi arriva dal nostro paese un appestato, peggio che se arrivasse da Wuhan. Controlli alle frontiere, treni bloccati, bus di studenti rimandati indietro, vacanze di gruppi stranieri annullate da qui ai prossimi mesi.
In Francia, dove prima che in Italia ci sono state vittime e contagi, non c’è stata la stessa confusione, perché sin dal primo momento la situazione è stata gestita in maniera razionale e organizzata dal governo centrale. I media ne hanno parlato, ma con un’informazione sobria per qualità e quantità. Per non dire della Germania, dove risulta incomprensibile questo nostro modo di affrontare i problemi.

Ora la crisi sanitaria è verosimile che venga subito superata. Più lungo e difficile sarà il percorso per recuperare una minima credibilità sotto il profilo dell’immagine e quindi sotto l’aspetto economico. Il tonfo della Borsa di Milano di lunedì - 30 miliardi di controvalore dissipati - non nasce dal caso. I mercati sono tra le sentinelle più sensibili e hanno subito registrato che il Paese era in totale confusione e che rischiava di contagiare l’intera Unione.

Per strano che possa sembrare, sotto il profilo dell’immagine il danno è ancora più grave, perché si protrarrà nel tempo. Il turismo è una delle risorse più importanti per il nostro Paese e prima ancora della bellezza delle nostre mete, vale l’immagine che si ha di noi. Attualmente il modello non è più: Italia uguale bellezza - buon cibo - bel clima; bensì Italia uguale rischio malattia - disorganizzazione - incapaci allo sbaraglio. Equazione ovviamente sbagliata, anzi sbagliatissima, ma è quel che siamo riusciti a trasmettere in questi tre giorni di anarchia decisionale. Più che la pandemia poté il pandemonio.

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