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Tolti al Sud e dati al Nord 840 miliardi di euro in 17 anni

Chi riteneva e ritiene che parlare di rapina al Sud è una bufala, è servito. Cosa ti accerta il rapporto 2020 del noto Centro studi? Che dal 2000 al 2017 lo Stato italiano ha sottratto appunto al Sud 840 miliardi di euro

Lino Patruno

Lino Patruno

E ora anche l’Eurispes. Chi riteneva e ritiene che parlare di rapina al Sud è una bufala, è servito. Cosa ti accerta il rapporto 2020 del noto Centro studi? Che dal 2000 al 2017 lo Stato italiano ha sottratto appunto al Sud 840 miliardi di euro, in media 46,7 miliardi all’anno. Non solo sottratti, ma dati al Nord. Effetto del mancato rispetto del famoso 34 per cento, la percentuale della popolazione meridionale che avrebbe dovuto essere anche la percentuale della spesa al Sud. Ecco perché il divario aumenta invece di diminuire. Ecco perché i giovani del Sud sono costretti a partire per la mancanza di lavoro. Uno scandalo nazionale ancòra più grande quanto più assoluto è stato il silenzio per tutto questo tempo. 

Con l’aggiunta delle tre regioni del Nord che chiedono autonomia perché stanche, dicono, di dare soldi al Sud. Non ha usato mezzi termini Gian Maria Fava, il sociologo presidente dell’Eurispes. Ha detto che sulla Questione meridionale dall’Unità a oggi si sono consumate le più <spudorate> menzogne. Col Sud di volta in volta descritto come la sanguisuga del resto d’Italia. Come luogo di concentrazione del malaffare. Come ricovero di nullafacenti. Come zavorra che frena la crescita economica e civile del Paese. Come dissipatore della ricchezza nazionale. Ma un Sud che attende ancòra una parola di onestà da parte di chi ha alimentato questo racconto. Mentre la situazione è letteralmente capovolta rispetto a quanto finora comunemente creduto e spacciato. E rivelata dai dati delle più autorevoli agenzie nazionale e internazionali.

Ma anche questa volta si è tentato di far scivolare tutto nel silenzio. Scarsi accenni sulla stampa nazionale, impegnata col Festival di Sanremo. Ancòra più scarse reazioni dal mondo politico, impegnato a litigare. Eppure l’Eurispes ha più o meno confermato ciò che pure la Svimez aveva solo qualche mese fa denunciato. E in base agli stessi dati governativi dei Conti pubblici territoriali, non a piagnonismo meridionale. E cioè i 61 miliardi all’anno sottratti al Sud dal 2009, da quando si sarebbe dovuto riequilibrare la spesa pubblica <storica> che favorisce il Nord. Quanto lo stesso ex ministro nord-leghista Calderoli aveva ammesso invitando a cambiare.

Non se ne è fatto nulla, tranne l’iniziale impegno del ministro Boccia a provvedere quando si è riparlato dell’autonomia a Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. E tranne un impegno verbale del presidente Conte. Ma intanto la spesa storica ai danni del Sud continua. E ai danni del Sud continua a essere usata la consueta arma di distrazione di massa. Di chi la colpa del suo incompleto sviluppo? Delle incapaci classi dirigenti meridionali. Della mancanza di mentalità imprenditoriale. Della società civile che non c’è. Delle mafie che al Sud farebbe piacere avere. Descrizione con la complicità di anime belle meridionali, tanto capaci di brillante autocritica (ma quale?) quanto incapaci di uscire dal loro colonialismo mentale. O forse interessate a non muovere nulla per sfruttare piccoli miseri vantaggi personali.

Così storici, giornalisti, saggisti, benpensanti. Che molti dei mali attribuiti al Sud ci siano, è sicuro. Ma sono la causa del suo sottosviluppo o un effetto di questo sottosviluppo? Scrive in questi giorni un lettore (settentrionale) a un giornale nazionale: non ci sono dubbi che fare politica al Sud è più difficile con una disoccupazione da quarto mondo. Non ci sono dubbi che la pressione per avere di che vivere è il peso con cui ogni amministratore del Sud deve confrontarsi. Non ci sono dubbi che i bisogni non soddisfatti delle persone sono alla base di ogni problema. Non ci sono dubbi che senza servizi e infrastrutture adeguati non c’è possibilità di miglioramento né di allentamento delle tensioni sociali. Ma come si risponde a tutto questo? Si risponde che il Sud deve rimboccarsi le maniche e riconoscere le proprie colpe. La colpa è vostra. E troppo Sud ignaro o rassegnato o complice risponde che, sì, la colpa è solo nostra.

Inutile dire cosa si poteva fare con 46,7 miliardi l’anno. Quante strade, quanti treni, quante scuole, quante università, quanti ospedali, quanti asili nido, quanti anziani curati, quanti figli. Quanto lavoro per i giovani che non emigrino più. Tutto quanto non c’è mentre si parla di sprechi <del> Sud quando c’è soprattutto spreco <di> Sud come unica possibilità di crescita dell’intero Paese (che infatti non cresce). E condizioni di partenza diseguali che restano il comodo alibi di chi si adegua invece di reagire. Non si trova altrove un tale clima di colossale ribaltamento della verità e un tale clima di colossale sfruttamento di una parte del Paese a danno dell’altra. Non si trovano altrove una ingiustizia e una menzogna così lunghe e impunite.
Lino Patruno

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