Giovedì 21 Febbraio 2019 | 18:45

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«Reddito» e «100» che cosa resterà

Il governo continua a sostenere che reddito di cittadinanza e Quota 100 faranno ripartire l’Italia. Sono i capisaldi della cosiddetta manovra «espansiva».

Reddito di cittadinanza tra povertà e post-verità

Ancora una volta la chiave per capire qualcosa del governo è racchiusa nelle immagini. Dalla passerella di Salvini e Bonafede, in aeroporto per «accogliere» l’ergastolano Battisti, alla foto di giovedì con - nell’ordine - Di Maio, Conte e Salvini con un cartello in mano. Su due si leggeva «Reddito di cittadinanza - Quota 100»; sul terzo - retto da Salvini - si leggeva solo «Quota 100».

Al di là del cattivo gusto, resta il fatto che quella immagine sanciva in maniera inequivocabile lo stato di separati in casa che vige ormai nel governo Conte. In fondo quell’immagine doveva celebrare l’agognato varo dei due provvedimenti «bandiera» di Lega e 5Stelle, avvenuto per di più all’indomani di polemiche e rinvii. Adesso dalle chiacchiere si passa ai fatti. Certo il varo non è avvenuto nel momento più propizio. Ieri Bankitalia ha diffuso nuovi dati da cui emerge in maniera cristallina che l’Italia è entrata in una nuova fase di recessione. Con buona pace del ministro Tria che l’altro giorno, stizzito, si arrampicava sugli specchi per sostenere che l’Italia non è in recessione ma in stagnazione. Che è come dire a un malato non hai la febbre ma scotti. Adesso anche Tria è servito: previsione sull’aumento del Pil che passa dall’1 per cento a quasi la metà, lo 0,6 per cento e con un sensibile calo dei consumi.

Il governo continua a sostenere che reddito di cittadinanza e Quota 100 faranno ripartire l’Italia. Sono i capisaldi della cosiddetta manovra «espansiva». Ma davvero un sussidio può rilanciare la nostra economia? Se fosse così, perché non è stato adottato in altri Paesi con lo stesso obiettivo?
C’è poi un aspetto paradossale. Fra i vincoli posti agli spiranti «redditisti» c’è che non potranno rifiutare per più di due volte l’eventuale lavoro proposto. Ottimo sistema per stanare i più poltroni. Domanda: ma se in Italia il problema principale è proprio la mancanza di lavoro, come si farà ad offrirne - addirittura per tre volte - a milioni di nullafacenti? È evidente che alla maggior parte non si potrà offrire niente e il sussidio resterà andrà avanti per chissà quanto.
Altro punto di forza sono gli effetti di Quota 100 e cioè i posti che saranno lasciati liberi - nel pubblico e nel privato - da chi sceglierà di andare prima in pensione. Ma quanti saranno? Un milione come recita il verbo leghista? O molti di meno come sostengono coloro che hanno fatto qualche calcoletto e hanno dimostrato che la pensione ottenuta con Quota 100 sarebbe sensibilmente più leggera?

Ma la questione vera riguarda il favoloso e favolistico calcolo fatto da Salvini e soci su un milione di posti di lavoro liberatisi grazie a Quota 100 e quindi di un milione di nuovi assunti. Bellissimo e se ci fosse Sherlock Holmes aggiungerebbe un «Elementare Watson». Ma Sherlock Holmes è personaggio di fantasia e solo nella fantasia si può immaginare che in un’azienda o in un ufficio pubblico vadano in pensione in dieci ed esattamente altri dieci vengano chiamati a occupare il loro posto. Dica il ministro Salvini dove ha visto accadere questo. Perché le cronache raccontano di imprese alla canna del gas che al posto dei pensionati - spesso spinti a lasciare il lavoro con abbondanti incentivi - non assumono nessuno. E lo stesso accade negli uffici pubblici: basta fare un giro nei Comuni per rendersene conto.
È facile prevedere che a fronte di chi andrà in pensione anticipatamente non vi saranno che poche, pochissime assunzioni. Così come il reddito di cittadinanza andrà non nelle tasche di chi ne ha realmente bisogno, ma a tutta quella fascia di persone che vivono ai margini della legalità. Lo Stato rischia di diventare l’ufficiale pagatore dei suoi nemici.
C’è poi un elemento disperante che accomuna i due provvedimenti e che è sotteso a tutta la filosofia del governo gialloverde: guadagnare consensi assecondando la propensione di molti italiani a vivere da mantenuti. Mantenuti attraverso una pensione anticipata; mantenuti attraverso un sussidio; mantenuti attraverso una serie di promesse che non si potranno mai realizzare. Il nostro Paese si sta ormai lanciando in una inquietante esistenza virtuale. Il distacco con la realtà comincia a diventare pericoloso. Ma di questo, per ora, non vengono diffuse immagini del governo.

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