Martedì 21 Maggio 2019 | 23:53

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Squillino le trombe sul Sud senza voce

«Che se ne vadano perché il Sud non offre né sufficiente lavoro né onore al merito, non ci piove. Avviene, per la verità, in tutta Italia, dove più dove meno. Ma il Sud offre sempre meno lavoro»

giovani all'estero cervelli in fuga

Tu non conosci il Sud. Non è solo il famoso verso di una poesia di Vittorio Bodini. Ma è la triste realtà di un Sud descritto solo con i pregiudizi o i sentito dire. Piccola esperienza scolastica. Chiedi agli alunni di una Elementare locale qual è oggi la città italiana più alla moda, e ti rispondono Milano grazie alla pubblicità che (giustamente) l’accompagna. Chiedi qual è la città più malavitosa d’Italia, e ti rispondono Napoli grazie alla pubblicità negativa che (ingiustamente) l’accompagna. Questi piccoli meridionali sono vittime dell’aria che tira. Non avrebbero mai immaginato che la città più malavitosa d’Italia è Rimini. E subito dopo Milano. Ma a chi vuoi che interessi fare giustizia al Sud?
Ma anche continuando così, questi piccoli meridionali sono i futuri candidati alla fuga dei cervelli.

Che se ne vadano perché il Sud non offre né sufficiente lavoro né onore al merito, non ci piove. Avviene, per la verità, in tutta Italia, dove più dove meno. Ma il Sud offre sempre meno lavoro quanto più vittima di una narrazione che lo fa inesorabilmente passare solo per un fatto criminale, un problema di ordine pubblico. E un problema antropologico per il modo (irrecuperabile) in cui sono fatti i meridionali. Come sono fatti, vivaddio? Come sono fatti i meridionali, o come hanno ridotto il Sud a danno dei meridionali?

Per una volta lasciamo perdere, se no ci dicono piagnoni. Però poi ci pensi e scopri che qualcosa di schizofrenico accompagna il Sud. Scopri che ce n’è un altro insieme a quello del quale tanto sarebbe meglio non parlare, da essere scomparso dalla politica ignara che sta solo a Sud la salvezza per tutti. L’altro è come la faccia nascosta della Luna. Facciamoci caso e vediamo quanto Sud c’è oggi nei romanzi, nel cinema, nelle fiction della tv, nella musica, nel teatro. Quante città del Sud e quanti paesaggi ne fanno da scenari. Quante storie umane ne sono protagoniste. Quanto il Sud sia cercato da tutta l’industria dell’immaginazione. Quanto sia fonte di questa immaginazione. Quanto sia, appunto, da raccontare.

C’entra poco il marketing delle Film commission, tanto stanno in tutta Italia. E c’entra poco il Sud come fondale turistico per le nordiche mandrie che vengono a svernarvi due settimane tutto compreso. È vero che sono le stesse mandrie che scendono per trovare l’esotico e scoprono l’erotico, un gusto e un senso della vita da loro scomparso. Fino al punto da comprarsi il trullo o la masseria da noi. Il Sud che film, libri, canzoni raccontano è un Sud di una ricchezza forse ignota anche a se stesso. È un canto del Sud che come le sirene attrae come se fosse l’unico richiamo che c’è. L’unico terreno di fantasia. Un Sud che produce ricchezza non solo spirituale, ma soldi, anche se la maggior parte vengono a prenderseli gli altri. Come se fosse un Sud minore che ce la fa anche se non quanto servirebbe.

Ma c’è anche un altro Sud nell’ombra, nel silenzio di un racconto che invece non c’è. Cosicché il pericolo è davvero quello di dare ragione a chi vuole affibbiare al Sud l’unico destino di sole, mare e cultura, ché appunto tutto il resto né c’è né ne sono capaci, figuriamoci. Incapaci di impresa, di iniziativa, di modernità. La verità è che fra i due Sud c’è una schizofrenia, un divario di narrazione. Perché è soprattutto ciò che non appare e non è raccontato ad attirare investimenti, iniziative, progetti. Lavoro. E invece, e nonostante tutto, anche questo Sud c’è altrimenti non sarebbero venuti colossi mondiali come Apple e Cisco ad aprire loro accademie di formazione a Napoli. Non sarebbe stata scelta Napoli per l’incontro fa i migliori giovani economisti europei (compresi i meridionali) e le aziende internazionali interessate a loro. Non sarebbe stata scelta la Calabria dalla Ntt Data, la multinazionale tecnologica giapponese che vi ha impiantato il suo terzo centro di ricerca dopo Tokio e Palo Alto in California.

E poi, tu lo conosci il Sud che ha un’azienda la quale lavora al treno da 1.200 chilometri l’ora, costruisce l’aereo superleggero più veloce del mondo, sforna satelliti ora attorno alla Terra, ha toccato Marte, garantisce la sicurezza delle ferrovie di tutto il pianeta? Dice: non è che siano tutte MerMec. Ma tanti altri misconosciuti gioielli ci sono al buio, gioielli da illuminare di luci della ribalta. È il Sud che ottiene il più col meno. Un Sud dal quale dovrebbero venire a imparare come si fa, altro che. Ma un Sud che dovrebbe imparare a far sapere di sé anche per darsi coraggio.
Il Sud è un mare di problemi, non è che si vuole far finta. Ha però detto il maestro Muti (meridionalissimo): abbiamo tante qualità, ma abbiamo perso il senso di identità, la nostra storia. Chissà se sappiamo che le corde suonano perché fanno resistenza alla pressione e creano musica. Anche il Sud fa musica resistendo. Deve imparare ad alzare le trombe per mettere a tacere i pifferi.

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