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No, sinceramente non ci sorprende il calo di popolarità di papa Francesco segnalato dai sondaggisti italiani. Sì, ce lo aspettavamo. E non solo per la posizione profetica assunta in tema di accoglienza dei migranti, che persino nella Chiesa italiana ha incontrato resistenze di ogni tipo: dalla mancata risposta positiva alla sua richiesta di accoglienza di una famiglia di migranti in ogni parrocchia, sino a una certa esibita «sordità». Complice, a dire il vero, una campagna elettorale giocata sulle paure e che ha finito per chiudere anche i cuori di tanti credenti, soprattutto del Nord e Centro Italia, dove il fenomeno migratorio incontrollato lo soffrono più di altre zone del Paese.
Di sicuro, non ha giovato a Bergoglio proprio quello che all’inizio del pontificato era apparso come un particolare elemento di attrazione: la sua voglia incontenibile di abbattere le barriere e di avvicinarsi al popolo.

Proverbiale il suo «non dimenticatevi di pregare per me», che ancora conclude ogni incontro con i fedeli. Oggi quella spinta ad annullare le distanze, persino fisiche, sembra affievolirsi, complice anche l’avanzare dell’età del Papa. Ma forse anche per l’assuefazione che alla fine prende il sopravvento in ogni cosa e non la fa più percepire come «nuova», in un mondo mediatico che consuma tutto a ritmo vertiginoso. Di sicuro, non funziona più soprattutto con i giovani, il cui distacco dalla vita di fede è sempre più profondo e che, complice il disinteresse dei genitori (loro stessi figli di un mondo ormai secolarizzato) neppure il Papa riesce a colmare. A dimostrazione del fatto che non basta, non può bastare, un processo di semplificazione. O se volete, di attenuazione del peso della dottrina cristiana e della morale a favore della dimensione fattuale e antropologica. Forse varrebbe la pena essere più esigenti (come lo è la vita cristiana) e meno popolari.

Francesco sarà ricordato come il Papa della disintermediazione globale, sia in termini di governo mondiale della Chiesa cattolica, sia sul piano della prassi sacramentale. Non pochi infatti sono stati i dubbi che hanno seguito, ad esempio, l’esortazione apostolica post-sinodale «Amoris Laetitia», a riguardo del riavvicinamento dei divorziati al sacramento dell’eucaristia. Basta chiedere ai parroci per capire quanta indeterminatezza ci sia in questa fase. Con l’aggiunta che proprio questa stagione della vita ecclesiale (che in molti definiscono confusa) ha finito per consolidare un trend già presente nella vita dei credenti, ovvero quello di costruirsi una religiosità fai da te, nella quale persino la vita sacramentale viene sempre più affidata al foro interno piuttosto che a una dinamica comunitaria.

In conclusione, forse sarebbe meglio essere meno popolari (elemento costitutivo della modernità a trazione digitale) e nel caso di un Papa, più santi. Ovviamente nessuno di noi ha il diritto di giudicare il tasso di santità di un pontefice, ci mancherebbe… Ma forse possiamo cominciare con il rifiutare la categoria della popolarità per misurare il peso specifico di un leader globale, qual è il vescovo di Roma. Anche perché la storia, non solo quella della Chiesa, prima o poi emette i suoi verdetti. E magari aiuta a ripensare a un pontificato, lungo o breve che sia, per coglierne il senso nella storia degli uomini e delle donne. Basti pensare al destino di un grande papa come Paolo VI di cui fra pochi giorni (il 16 agosto) ricorrono i quarant’anni dalla morte che, pur essendo il vero artefice della svolta del Concilio Vaticano II nel segno della modernità, per lunghissimo tempo è stato ibernato nella gabbia dell’ultimo papa italiano (a parte la brevissima parentesi di Luciani). Papa italiano e politico, per il suo ruolo nella costruzione della classe dirigente democristiana che ha governato il Paese nel secondo Dopoguerra. E oggi quel papa, così poco popolare, è considerato dalla Chiesa un santo. E anche gli storici ne stanno ridisegnando il ruolo e la figura.

In conclusione, Bergoglio che populista lo è per indole e provenienza geo-politica, non può che trarre vantaggio da questo calo di popolarità. Di sicuro per farsi interrogare dalla realtà, che ricordiamo, lui considera superiore all’idea (uno dei cardini dell’esortazione apostolica «Evangelii Gaudium»). La realtà dice che in Italia gli under 30 sono sempre più lontani dalla Chiesa e da lui. Qualcosa dovrà pur fare per riprendere il filo di questo dialogo con intere generazioni di italiani.

Nella consapevolezza che speriamo maturi anche nei suoi più stretti collaboratori, soprattutto quelli che ne gestiscono l’immagine pubblica attraverso i media, che la popolarità non solo non è sinonimo di santità, ma addirittura può esserne un concreto ostacolo. Meglio, dal nostro povero punto di vista, un papa incompreso e perseguitato di un papa acclamato in pubblico e inascoltato in privato.

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