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Testacoda spericolati sulla pelle dell'Europa

Testacoda spericolati sulla pelle dell'Europa

L'incontro tra Putin e Trump: soltanto poche ore prima dell’incontro, il presidente americano aveva affermato che «i rapporti tra Stati Uniti e Russia non erano mai stati peggiori»

20 Luglio 2018

Gianni Castellaneta

Anche a Helsinki il “colpo di teatro” da parte di Donald Trump non è mancato: dopo lo storico summit di Singapore con Kim Jong-un, il Presidente statunitense ha stretto la mano dello “zar” Vladimir Putin. 

Soltanto poche ore prima dell’incontro, Trump aveva affermato che “i rapporti tra Stati Uniti e Russia non erano mai stati peggiori” attribuendo la colpa di questo deterioramento non alle provocazioni messe in atto da Mosca (invasione della Crimea, spionaggio e manipolazione del consenso elettorale) ma alle politiche dei suoi predecessori alla Casa Bianca. l messaggio principale emerso dal summit da parte di Trump dunque è stato: “chi è venuto prima di me ha sbagliato, ora grazie alla mia amministrazione ci faremo rispettare dalla Russia e ricondurremo Putin a più miti consigli”.

Da un punto di vista della comunicazione politica, questo ragionamento sembra logico e potrebbe funzionare. Eppure, rivela le sue falle nel momento in cui Trump si illude – in maniera semplicistica e “orizzontale”, – che il rapporto con Putin possa essere condotto in maniera simile a quello con Kim. La Russia non è la Corea del Nord: è relativamente debole a livello economico e demografico, ma è una grande potenza a livello strategico e militare. L’influenza geopolitica di Mosca, che si estende dal Mediterraneo al Pacifico, non può essere tenuta “sotto controllo” da parte degli Stati Uniti con un semplice incontro conciliatore tra i due leader.

Le dichiarazioni estremamente contraddittorie di Trump rischiano di minarne la credibilità e autorevolezza. Dopo essere stato condiscendente con Putin screditando l’FBI sulla questione Russiagate, una volta tornato in patria ha fatto marcia indietro difendendo l’operato degli enti preposti alla sicurezza americana. Un copione visto già troppe volte di recente: per esempio, Trump aveva attaccato fortemente il Primo Ministro britannico Theresa May soltanto poche ore prima di incontrarla, salvo poi ribadire l’esistenza di una “special relationship” tra Washington e Londra al termine del vertice.

Un altro errore di fondo della strategia di Trump è quello di pensare di poter fare a meno dell’alleanza con l’Europa. Definendo l’Unione Europea “un nemico”, il Presidente USA ha praticamente sconfessato il concetto stesso di Occidente. Questa politica può sembrare razionale nel breve periodo: il bilateralismo di Trump è improntato al più classico “divide et impera” e si è concretizzato nei giorni scorsi con il plauso di “The Donald” ai fautori della Brexit più radicale in occasione del suo viaggio in Europa che lo ha portato prima a creare scompiglio in seno alla NATO e poi ad avere un vertice burrascoso con Theresa May. Nel lungo periodo, invece, questa strategia rischia solo di danneggiare non solo l’Europa, che potrebbe trovarsi e scoperta dallo “scudo” militare atlantico, ma anche gli Stati Uniti, che hanno bisogno di una solida alleanza con l’UE per poter bilanciare la Russia nel proprio “giardino di casa”, che è appunto la regione eurasiatica.

Ci troviamo invece in una situazione quasi paradossale per cui sia proprio Putin ad apparire come il difensore degli stati europei,almeno per gli aspetti economici mentre l’ alleato di sempre sembra intenzionato a scompaginare NATO ed UE e a consigliare il Regno Unito di fare causa a Bruxelles. L’auspicio è che dietro a queste pericolose semplificazioni di natura mediatica l’incontro di lunedì con Putin possa portare invece a risultati concreti che portino le due potenze ad affrontare in maniera congiunta le crisi internazionali in atto. Sul tavolo abbiamo problemi da risolvere che toccano tutti gli Stati europei e in particolare l’Italia, posta dalla geografia al crocevia di crisi politiche ed economiche sulla faglia di un mondo che rischia di spezzarsi. Il mondo e l’Europa hanno bisogno di leader lungimiranti e razionali.

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