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L'immobilismo sulla Xylella presenta un conto choc

Le cifre del disastro cambiano di giorno in giorno, purtroppo aggravandosi. Settecentomila ettari di uliveti con molte piante infettate dalla xylella fastidiosa

ulivi colpiti da xylella

È triste assistere impotenti al disseccamento dei nostri ulivi, alla devastazione e all’abbandono di un sistema produttivo e allo stesso tempo di un paesaggio agrario attrattivo e di grande valore economico. Ancora più triste assistere allo scontro politico tra i diversi esponenti di gruppi e gruppetti polarizzati. Questi tentano solo di allontanare da sé le responsabilità di un flagello provocato da un batterio e favorito dall’immobilismo e dall’ignavia di chi era chiamato alla responsabilità dell’azione. Un tentativo maldestro che provoca discredito all’impegno nella politica e nelle istituzioni.
La Puglia, terra di solerti contadini, rischia la brutta figura internazionale. La speranza di farcela dei primi mesi è venuta meno e l’entusiasmo volontaristico è via via scemato.

Solo una minoranza di eroi ce l’ha messa tutta. Un numero ristretto di agricoltori che ha speso i risparmi e gli attivi di azienda pur di non arrendersi. Un comportamento virtuoso confinato negli spazi della generosità e mosso dalla morale individuale: si può anche perdere la guerra contro un batterio subdolo e aggressivo, almeno però combattiamo fino in fondo con onore. Cosa che non abbiamo fatto nei cinque anni dalla scoperta del ceppo dell’epidemia nelle campagne di Gallipoli.

Le cifre del disastro cambiano di giorno in giorno, purtroppo aggravandosi. Settecentomila ettari di uliveti con molte piante infette; 170mila tra zona di contenimento e zona cuscinetto dove la lotta a Xylella fastidiosa e agli insetti vettori che la trasportano da una zona all’altra, da una pianta all’altra, è diventata impari. Troppo esigue le forze organizzative e umane messe in campo, scarsi i mezzi, anche il ricorso alla chimica contro la quale si alzano gli strali di gruppi è limitato dal basso numero di operatori dotati di patentino. Troppo alta la sproporzione tra numero di focolai e velocità di diffusione della malattia da un lato e risorse umane e tecniche impegnate nel contrasto dall’altra.
Fin dall’autunno del 2013, quando il professore di patologia vegetale Giovanni Martelli con i suoi collaboratori ebbe l’intuizione, poi confermata in laboratorio, della presenza del batterio Xylella nella campagna tra Gallipoli e Alezio, fin da allora è diventata sempre più eclatante e vergognosa la sproporzione tra il pericolo della diffusione batterica e conseguenti distruzioni e l’organizzazione predisposta. Xylella e i vettori hanno potuto svolgere le loro funzioni pervasive mentre la risposta colpevolmente latitava.

Nei giorni scorsi il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha chiesto al governo un decreto emergenziale per tentare di salvare il salvabile accelerando le eradicazioni. Attaccare Emiliano oggi è facile. Viviamo una stagione che ama gli idoli per poi abbatterli quanto prima, appena si avvertono i primi scricchiolii. I due presidenti dal 2013 in poi, Nichi Vendola prima e dal 2015 Emiliano, nella lotta al batterio hanno avuto a dir poco comportamenti oscillanti. Anzi, in una prima e lunga fase hanno dato spazio e legittimità alle tesi negazioniste ingenerando così equivoci a non finire. Dal negazionismo al non fare nulla, dietro il paravento delle produzioni biologiche, il passaggio è stato rapido e interessato. Ogni copertura ideologica e pseudoscientifica ha fatto il resto: così gli alberi di ulivo sono morti con la bandiera issata della natura pura e incontaminata.

L’errore grave di Vendola ed Emiliano è stato etico e istituzionale. Etico perché fin dall’inizio, una volta scoperta la presenza epidemica del batterio, doveva essere chiaro quali erano i comportamenti giusti e quali invece i comportamenti dannosi. Doveva essere chiaro, e sottolineato come comportamento virtuoso, che era necessario abbattere gli alberi infetti per ridurre gli spazi vegetali a disposizione del vettore e del batterio. La scelta etica riguarda i gruppi dirigenti responsabili delle decisioni politiche e giuridiche. Solo azioni legislative e indirizzi operativi eticamente ispirati possono plasmare quadri normativi e organizzativi efficienti e comprensibili. Solo una scelta etica forte può giustificare i sacrifici e le perdite da parte degli individui. Dobbiamo abbattere gli alberi attorno al focolaio per dare una possibilità di salvarne altri.
La scelta etica è indispensabile per raggiungere altri due obiettivi fondamentali: l’organizzazione delle forze in campo destinando le risorse finanziarie indispensabili; la spinta e la promozione sul campo dello spirito cooperativo tra gli individui che sentono e vivono l’urgenza di una scelta morale di lotta contro il batterio.

La responsabilità morale dell’azione individuale è la vera condizione di un ordinamento libero e democratico. Lo slancio ideale ed esistenziale verso il futuro non è possibile senza scelta morale. Il successo dell’impegno di una persona ha un valore esemplare per tutti, anche per chi ancora deve affacciarsi alla vita. Solo l’individuo che agisce con solerzia, diligenza operosa e assiduità è in grado di organizzare e portare a termine i suoi progetti e di diventare un modello per gli altri. Le società ricche di questi valori e con un humus che li rinnova con continuità sono le società più dinamiche e con alte prestazioni. Quanto più largo è il fronte dell’impegno morale più facile è la mobilitazione individuale su obiettivi ritenuti giusti sul piano normativo. Questo rapporto di sussidiarietà è purtroppo mancato nella lotta contro la malattia degli ulivi. Le gravi iatture delle nostre regioni meridionali dipendono dalla scarsità delle ragioni morali individuali e delle spinte etiche politico-istituzionali.

La classe politica regionale sta utilizzando l’emergenza Xylella per regolare i conti. I coni della “polarizzazione” delle opinioni e della polemica richiedono l’incompatibilità delle posizioni. L’avversario è il nemico da abbattere a qualsiasi costo, esasperando parole e gesti e rendendo la politica una Doxa continua. Non si valuta più il politico dalle sue proposte, dalle scelte e dai contenuti, ma dalla forza della sua polemica oppositiva. Non vale la consistenza degli argomenti, solo la parola sconnessa e offensiva è percepita.

Ma la partita non è solo politica. E’ prima di tutto umana ed economica. Decine di migliaia di pugliesi vivono e pensano, a volte inconsciamente, con la testa rivolta alla campagna. Anche le persone con reddito diverso da quello agricolo pensano in base ai valori profondi della tradizione. Questa vicenda del batterio non è solo una metafora. Tra le comunità locali, le strutture fisiche del territorio e il valore percepito degli ulivi anche come fonte alimentare, agisce e vive un’epigenetica con risvolti psicologici e cognitivi. Richiama e rappresenta ideali più profondi di quelli soltanto estetici. La speranza di rilanciare la Puglia e la sua immagine nel mondo come la regione che ha fermato e vinto la sua guerra contro il batterio rappresenta prima di tutto l’appello a salvare un modo di vivere e di pensare il futuro. Tutto questo è in gioco ed è veramente un peccato che non l’abbiamo capito in tempo più utile a combattere.

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