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«Campagna come Mou, l’Italia può farcela». Il gigante Attolico fa coraggio al Settebello

«Campagna come Mou, l’Italia può farcela». Il gigante Attolico fa coraggio al Settebello

«La Spagna è più avanti ma le finali mondiali fanno storia a parte. Io ci credo...»

03 Luglio 2022

Pierpaolo Paterno

BARI - Da Roma 1994 a Budapest 2022, il tempo sembra essersi fermato. La storia della pallanuoto italiana riavvolge un nastro lungo 28 anni. Stasera, ore 20, il Settebello di Sandro Campagna sfiderà la Spagna nella finale Mondiale in Ungheria per confermarsi campione iridato a tre anni di distanza dallo stesso faccia a faccia in una «bella» Mondiale. Sulla propria strada torna la formazione iberica che ha già battuto gli azzurri nei gironi e che quasi 30 anni fa li vide laurearsi campioni del mondo battuti alla seconda finale consecutiva.

In quel match del ‘94, a difendere la porta azzurra c’era l’airone barese Francesco Attolico. Per quel Settebello - su 18 partecipazioni dal 1973 in poi - era il secondo oro Mondiale dopo quello del ‘78 e prima di Shangai 2011 e Gwangiu 2019. Gli ultimi due con la firma del tecnico siracusano Sandro Campagna, mister azzurro dal 1996 al 2003 e - con intermezzo in Grecia (ellenici battuti avantieri nella semifinale) - dal 2008 in poi: «La Spagna di oggi - dice Attolico - è sulla carta una squadra molto forte. L’Italia si presenta con un organico molto giovane. Nelle finali, di solito, conta l’esperienza. Ma l’entusiasmo dei ragazzi può fare la differenza. La mia Italia era simile. L’effetto sorpresa può fare saltare i pronostici. Si potrebbe ripetere il cliché del ‘94, con la saggezza di mister Campagna come valore aggiunto. Lui è come Mourinho. Sa bene cosa fare e non ha bisogno di consigli per vincere queste sfide».

Il tecnico siciliano è alla sua seconda finale iridata consecutiva col Settebello. Lui è il condottiero di queste cavalcate. Il resto lo sta compiendo il gruppo. Della semifinale di avantieri vinta 11-10 sulla Grecia, spiccano le parate di Del Lungo e i gol di Di Fulvio: «Il primo - sottolinea sornione Attolico - mi assomiglia sia fisicamente che tecnicamente. È bravo e raccoglie la pesante eredità di Stefano Tempesti. È un ragazzo che ha voglia di arrivare in alto allenandosi con costanza e serietà. Un atleta esplosivo, reattivo. Mie caratteristiche. Di Fulvio, invece, è tra i veterani, con più partite importanti alle spalle».
Il team attuale presenta una combriccola di potenziali campioni, molti in arrivo da Pro Recco e Brescia quali serbatoi principali della Nazionale: «Una squadra assai diversa da quella in cui giocavo io. Sono cambiate le regole del gioco. Si lavora in maniera più fisica e veloce. Anche gli arbitraggi si sono evoluti. Se mi chiamassero - scherza - non tornerei. È un capitolo della mia vita ormai chiuso. A sessant’anni cerco di tenermi in forma e mi dedico alla famiglia».

Il meritato riposo non cancella le gesta di una carriera sportiva di altissimo livello. Attolico è stato il portiere della nazionale italiana di pallanuoto che negli anni dal 1992 al 1995 ha vinto tutte le competizioni: nell’ordine Olimpiadi (Barcellona 1992), Mondiali (Roma 1994), Europei (Sheffield 1993 e Vienna 1995), oltre ad altre manifestazioni di minor rilievo come i Giochi del Mediterraneo e la Coppa Fina. Al termine della carriera agonistica, ha collaborato col settore tecnico della Federazione Italiana Nuoto (FIN) come coadiuvatore tecnico della Nazionale maggiore, prima come secondo di Paolo De Crescenzo, poi come preparatore dei portieri della selezione guidata da Paolo Malara.

Nel giro dello staff tecnico azzurro c’è Paolo Baiardini, allenatore della Waterpolo Bari: «Non lo conosco - dice Attolico -. È evidente - la dicitura amara - che la pallanuoto barese sia in crisi. Il problema più spinoso è la mancanza delle piscine allo Stadio del Nuoto. I tempi sono cambiati. Occorrono sacrifici per giocare a pallanuoto. E Bari non ha una tradizione, vivendo di momenti sporadici».

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