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Carovigno, lettere
di prigionieri di guerra
scoperte dopo 80 anni

Non giunsero mai ai loro familiari che ora le trovano sui negozi on line

cartolina di guerra

di PASQUALE CAMPOSEO

CAROVIGNO - Dopo 78 anni, due cartoline inviate ai propri famigliari da due soldati carovignesi durante il secondo conflitto mondiale sono giunte finalmente ai rispettivi destinatari, trovate sul sito «E Bay». Le due cartoline sono state inviate da due diversi luoghi, date e situazioni completamente opposti, la prima il 22 aprile 1940 dal soldato Vincenzo Sartore durante la guerra di Libia, la seconda il 2 febbraio 1942 dal marinaio Michele Tateo cannoniere della Marina Militare.

Entrambi i militari hanno vissuto e sofferto per anni la prigionia nei campi di concentramento sino al termine del conflitto mondiale.

Prima o poi il postino bussa alla porta, anzi no, in questa vicenda il postino c’entra ben poco, perché sul sito «E Bay» sono state recuperate le missive inviate dai due militari ai propri genitori. Tante le lettere che durante la seconda guerra sono state spedite ai propri famigliari ma tante non sono mai giunte o ancora peggio si sono perdute.

Ma andiamo con ordine. In questo specifico caso ad intuire che le due cartoline in questione erano di due cittadini carovignesi è stata Primarosa Saponaro, appassionata ricercatrice sulla vita e storia dell’illustre deputato carovignese dell’800 Salvatore Morelli. Durante la sua ricerca la Saponaro è incappata con sorpresa nelle due cartoline e, dopo averle visionate a dovere e intuito che si trattavano proprio di persone del luogo, ha subito avvertito dello straordinario ritrovamento i rispettivi famigliari permettendo a questi ultimi di recuperare le due cartoline diventate delle vere e proprie reliquie per figli e nipoti.

VINCENZO SARTORE - Partito alla guerra a soli 21 anni, Vincenzo Sartore fu fatto prigioniero in Libia dagli inglesi e internato nel “Campo 41” dove rimase per parecchi anni e classificato con il nr. T 71555. Tornato a casa un duro colpo ferì ancora una volta Vincenzo con la perdita della mamma. «Papà della guerra parlava poco - spiegano i figli Mimmo, Antonietta e Mariella Sartore -. Sono stati anni tristi e difficili che nostro padre ha voluto cancellare dalla mente».

MICHELE TATEO - Il marinaio Michele Tateo che su un taccuino annotava tutto quello che accadeva, il 17 gennaio del 42 prima di partire, con sua madre fece visita alla Madonna di Belvedere presso l’omonimo Santuario. A settembre del 1943, fu per lui il primo giorno di guerra con attacco di aerei tedeschi. A novembre dello stesso anno Michele fu fatto prigioniero, messo su un vagone con destinazione ignota. Tradotto in Polonia il giorno di Natale trascorse una delle più brutte giornate della sua vita mangiando acqua e crusca. Non mancarono botte da orbi che un soldato tedesco gli riservò per aver chiesto un pezzo di pane per alcuni civili prigionieri. Il caso della vita ha voluto che Michele abbia incontrato negli anni 60 quel soldato in vacanza proprio a Carovigno. Riconosciuto da Michele il soldato tedesco rispose: «...era la guerra». Prigioniero Michele, ai lavori forzati, scrisse sempre ai genitori ma non gli arrivò mai una risposta. Il 26 novembre del 1945 arrivarono i russi e tutta la compagnia italiana venne portata a piedi sotto la neve a Berent, poi finalmente la libertà.

Sulle due cartoline vi è scritto l’accorato affetto dei due soldati ai propri genitori. Le due cartoline erano state acquistate da alcuni collezionisti, quella di Vincenzo Sartore nella città di Genova, mentre quella di Michele Tateo riacquistata per 15 euro da un collezionista pugliese.

«Ritrovare questa cartolina dopo tanti anni è stata per noi una cosa bella, - hanno detto i figli Maria Maddalena e Giuseppe Tateo -. Anche se mi avessero chiesto 100 euro per la cartolina io l’avrei comprata lo stesso. È un ricordo affettivo al quale non avrei rinunciato per nulla al mondo».

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