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«Le vittime della guerra?
a Foggia circa 1.450»

Un numero ben diverso rispetto ai 20.298 caduti delle stime fatte finora da dati ufficiali, ma mai provati. Una ricerca durata 4 anni sulla Seconda Guerra mondiale

bombardamento

di ANNA LANGONE

FOGGIA - Sono circa 1.450. I nomi delle vittime dei bombardamenti del ‘43 rintracciati dal 2013 ad oggi dalla meticolosa ricerca della biblioteca provinciale. Da 4 anni il curatore Maurizio De Tullio scandaglia ogni fonte utile, dagli archivi ai giornali, dai libri al web, dalle statistiche alle testimonianze dirette e questo, visto il risultato numerico esiguo, rischia di innescare proteste e polemiche. Un elenco di circa 1.450 nomi è ben altro rispetto ai 20.298 caduti delle stime fatte finora. Wikipedia data al 1954 il conteggio sommario delle vittime fatto dal Comune alla posa della prima pietra della Cappella Ossario per i caduti dell’estate ‘43, ma il calcolo dei corpi nelle fosse comuni non venne mai completato anche perché i lavori della Cappella si protrassero per 13 anni. Così quella cifra di 20.298 vittime è rimasta, in ordine di tempo, l’ultimo riferimento.

La biblioteca provinciale Magna Capitana, con i canali di informazione ormai capillari grazie a internet, ha invitato ripetutamente la popolazione a riferire notizie certe di deceduti per i bombardamenti tra maggio e dicembre 1943, o morti nei mesi successivi per le ferite riportate, ma di segnalazioni De Tullio ne ha ricevute, in circa quattro anni come detto, pochissime. Per questo il curatore della ricerca ha proceduto in varie direzioni: «Sono partito dall’elenco di nomi riportati sulla lapide nell’atrio della stazione ferroviaria - riferisce De Tullio - circa cento, a questi ho aggiunto quelli riferiti dallo storico Gaetano Spirito in base alle schede dei sepolti al cimitero ed ho raggiunto la cifra di circa 350, alla quale ho sommato i nominativi riportati sulla lapide virtuale delle vittime del ‘43 del Gruppo Amici della domenica, così sono arrivato a 1.620 nomi. Fra questi vi sono però anche soldati tedeschi, almeno una trentina di morti non riconosciuti e caduti di cui si conosce soltanto il nome o il cognome, per cui le identificazioni certe sono circa 1.450».

Come ogni attento ricercatore storico, De Tullio ha scovato altre fonti: i registri dei transunti. Di cosa si tratta? Sono le celebrazioni delle chiese, comprendenti anche i funerali «Si tratta di annotazioni preziose, finora non considerate nella ricerca della verità sull’estate ‘43 - dice De Tullio - i registri riportano con precisione i dati anagrafici, la paternità, la data della morte, insomma tutto delle persone di cui sono stati celebrati i funerali». De Tullio sta analizzando (o sta cercando di farlo: le difficoltà di accesso ai documenti sono numerose) anche dati dei censimenti, dell’anagrafe comunale, del Genio Civile, dell’Archivio di Stato «Ma dovrò cercare anche nei centri della provincia - precisa - perché Foggia ebbe 60 mila sfollati». La ricerca, per quanto asettica, provocherà scalpore «Sono consapevole - dice De Tullio - di scalfire certezze consolidate, ma ho a mia volte certezze, fra queste la popolazione scolastica prima e dopo le bombe».

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