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la scoperta

Particelle «eccitate»
con tanta energia
da bruciare le stelle

ricercatori Pappagallo e Palano

di RITA SCHENA

Una busta di mattoncini da costruzioni colorati per spiegare una scoperta scientifica che in poche ore sta facendo il giro del mondo. Marco Pappagallo, 39 anni molfettese, è un giovane ricercatore che grazie ad una borsa di studio della Regione Puglia vinta con il bando «FutureInResearch» ha fatto la valigia e, da Glasgow dove lavorava, è tornato a casa per scoprire insieme al professor Antimo Palano, brindisino di Oria, cinque nuove particelle subatomiche: le OmegaC.
Un successo di importanza mondiale e targato tutto “Puglia” per due ricercatori e il dipartimento interateneo di Fisica di Bari che è una autentica eccellenza nella ricerca. La soddisfazione durante la conferenza stampa di presentazione presso la Regione Puglia è tangibile e la si legge negli occhi dell’assessore allo sviluppo economico, Loredana Capone: «Questa fama splendente arricchisce il curriculum delle nostre Università. La Regione sta cercando in tutti i modi di sostenere la ricerca, ma servirebbe molto più un concreto intervento statale».

L'eccezionalità della scoperta è nella simultanea identificazione di cinque particelle diverse, grazie alle quali si potrebbe carpire il segreto della forza che fa bruciare le stelle, quella forza nucleare che è la più potente in natura.

«Le OmegaC sono particelle “eccitate” – spiega Pappagallo – formate da tre quark, appartengono alla famiglia dei barioni, in pratica particelle “cugine” di protoni e neutroni che compongono l'atomo». «In fisica le diverse combinazioni di quark si chiamano “eccitazioni”, immaginiamo i quark come fossero questi lego, ecco tre mattoncini uno incastrato sull’altro sono stabili. Tre in verticale uno sull’altro sono invece instabili. Dal punto di vista teorico gli stati “eccitati” sono instabili e dunque vivono di meno. E invece la nostra ricerca ci ha messo di fronte ad una situazione inedita: non solo cinque nuove particelle subnucleari in un solo colpo, ma longeve più di ogni aspettativa. Oggi non si riesce a capire perché riescano a vivere così tanto, ma sarà sicuramente oggetto di prossimi studi».

«È un risultato importante – sottolinea Palano – che dimostra ancora una volta l’eccellenza della ricerca italiana. Non era mai accaduto nella storia della fisica che cinque nuove particelle fossero scoperte simultaneamente al di là di ogni incertezza sperimentale».

La scoperta dei due ricercatori è frutto di una collaborazione internazionale tra 769 fisici e 69 università e laboratori di tutto il mondo. Le particelle sono state scoperte analizzando i dati raccolti dal 2011 al 2015 da Lhcb, uno dei quattro grandi esperimenti in corso all’acceleratore Lhc del Cern di Ginevra. Data la velocità delle particelle subatomiche, quasi pari a quella della luce, gli scienziati le studiano attraverso le scie che rilasciano, cercando di calcolarne l’energia.

«La forza che lega insieme i quark è la forza nucleare forte: la più grande esistente in natura, quella che fa bruciare le stelle e che regola le reazioni del sole - spiega Palano -. Questa forza è molto complessa e difficile da calcolare serviranno anni ancora di ricerca, anche per questo il lavoro di squadra è indispensabile»

Ma quali utilizzi pratici potrà avere questa scoperta? «Questa ricerca riguarda la fisica di base, non si tratta di ricerca applicata. Possiamo ipotizzare che ci potranno essere dei risvolti industriali, magari nella sanità o in nuovi apparati tecnologici. Si vedrà».

Quando si parla di ricercatori si pensa a una sorta di topi di laboratorio sempre chini su dati e computer. «In parte è così – spiega sorridendo Palano – poi ci sono i viaggi in giro per il mondo (il professore collabora da oltre 20 anni con i laboratori di Slac alla Stanford University in California) la stanchezza, le intere giornate a scorrere dati con turni giorno e notte, la famiglia sicuramente trascurata, a muoverci è la passione. Quello che ci sostiene a volte è anche l'orgoglio: i fisici italiani sono al top nel mondo della ricerca mondiale».

Pappagallo, un cervello in fuga che ritorna, non si trovava bene in Inghilterra? «La ricerca che stiamo portando avanti ha degli step che possono essere effettuati negli Stati Uniti, come in Europa o in Puglia, certo quando ho vinto la borsa di studio mi sono detto ”magari è la volta buona che torno a casa”, tanto più che potevo collaborare a più stretto contatto con il professor Palano».

La sua borsa di studio ha una durata di tre anni, quasi due sono già passati e quando finisce? «Il nostro è un lavoro instabile, lo si mette in conto, si vedrà».

Oggi siete l’esempio di una ricerca vincente, ma, facendo un passo indietro, nelle scuole superiori non è che gli studenti vadano pazzi per la fisica. «Servirebbe maggiore visibilità a ricerche simili alle nostre, e poi nelle Università formiamo tanti bravi ricercatori che meriterebbero di trovare un ruolo anche come insegnanti. Le scuole sono spesso a corto di docenti di matematica e fisica, se si creasse un sistema per mettere in collegamento questi due canali di istruzione, inserendo insegnanti giovani ed entusiasti, magari anche gli studenti si impegnerebbero con maggiore impegno».

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