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BARI - I ricercatori dell’Università di Bari della sezione di Nefrologia, in collaborazione con la sezione di Endocrinologia, hanno identificato un nuovo meccanismo responsabile della progressione del danno renale nei pazienti diabetici. In base agli studi dei ricercatori dell’Ateneo barese, infatti, le cellule del tubulo renale nei pazienti diabetici, andrebbero incontro all’accumulo di proteine modificate.
«L'accumulo di queste proteine modificate - spiegano dall’Università - sarebbe responsabile di una disorganizzazione del citoscheletro cellulare e dunque, in ultima analisi, della trasformazione fibrosa del tessuto renale, riducendo così la funzionalità del rene. L’utilizzo di inibitori specifici di questo processo, testati sulle cellule renali in coltura, ha dimostrato di ridurre le quantità di fibrosi, aprendo così lo scenario a nuovi possibili approcci terapeutici nella cura della nefropatia diabetica». La ricerca, della quale si occuperà con un articolo la rivista 'The Faseb Journal' nel numero del prossimo gennaio, è stata coordinata dal professor Loreto Gesualdo e dalla dottoressa Paola Pontrelli ed è il frutto di un lavoro avviato circa tre anni fa.
Il diabete mellito è una malattia cronica largamente diffusa e caratterizzata da gravi complicanze. Circa il 30-40% dei pazienti diabetici sviluppa una nefropatia diabetica che è oggi la principale causa di insufficienza renale cronica nel mondo occidentale. Se non correttamente trattata o non diagnosticata, la nefropatia diabetica può portare alla dialisi o al trapianto di rene.

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