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iniziativa

«Avanzi popolo»
Stop spreco di cibo

«Avanzi popolo»Stop spreco di cibo

di RITA SCHENA

BARI - «Si può combattere lo spreco alimentare solo lavorando sulla cultura, per una inversione di tendenza che possa veramente portare alla condivisione». Marco Costantino ti guarda dritto negli occhi quando parla a dimostrare tutta la forza del suo entusiasmo che l’ha portato, insieme ad altri tre amici, Marco Ranieri, Antonio Scotti e Antonio Spera, ad avviare da un paio di anni un progetto “Avanzi popolo 2.0”, con l’obiettivo di attivare azioni contro lo spreco di cibo, costruendo contatti tra i luoghi dove si produce lo sperpero e i luoghi del bisogno.
«Avanzi popolo è un progetto che sta entrando a regime – spiega Marco – e con tanta voglia di crescere. Tutti e noi quattro veniamo da esperienze associative nell’ambito del volontariato, cooperazione internazionale e commercio equo e solidale e in realtà non abbiamo inventato nulla: stiamo cercando di creare anche a Bari una rete di relazioni che permettano di non gettare cibo, vista la disperata necessità crescente di tante famiglie. Oggi non si fa che parlare di cibo, dai vari canali televisivi, ai giornali, al web, con una ostentazione alimentare che è quasi pornografia, ecco noi proponiamo un modello diverso».
Un modello che da poche settimane è anche una legge, la 166/2016 entrata in vigore il 14 settembre scorso, che cerca di mettere al passo l’Italia con prassi che in Germania o Francia (tanto per fare due esempi) sono già realtà da tempo, sostenendo le scelte di tante imprese che producono o commercializzano prodotti alimentari e che non vogliono buttare alimenti che sono ancora buoni da mangiare. Oltralpe esiste una vera e propria economia del riuso, da noi è ancora a livello embrionale e comunque ancora di solo volontariato.

«Avanzi popolo nasce come idea di food sharing puro tra persone singole – sottolinea Marco – una piattaforma digitale (www.avanzipopolo.it) dove iscriversi e condividere qualcosa che io ho in frigo, sta per scadere, ma che so non consumerò. Questo prodotto può far comodo a qualcun altro, magari vicino a me, che lo vede disponibile, mi può contattare e venire a prenderlo gratuitamente». Una scelta etica ed ecologica: invece di buttare in pattumiera e aumentare il volume di rifiuti, si sceglie di donare.
«Da questa idea è stato semplice passare al concetto di recuperare e ridistribuire quantità di alimenti più grandi provenienti da imprese o eventi che ne hanno in eccedenza – spiega Marco -, dopotutto “Avanzi popolo 2.0” è il progetto di una onlus “Farina 080” che può interfacciarsi con soggetti imprenditoriali. Su Bari da circa un anno abbiamo avviato una bella collaborazione con tre pub-pizzerie, andiamo personalmente a ritirare panini o altri prodotti in eccedenza e li consegniamo alle suore di madre Teresa di Calcutta che preparano ogni giorno per la mensa di solidarietà, ma anche alle varie Caritas parrocchiali che si rendono disponibili. Diverso è il caso se a contattarci sono strutture più lontane: non siamo attrezzati per il trasporto di grandi quantità di cibo per molti chilometri, allora cerchiamo contatti più vicini, gruppi di volontari che possono intervenire e così si stabiliscono reti dirette e utili anche per altre occasioni, buone prassi che noi ci limitiamo a monitorare».
Ma ci sono imprese che vi chiamano? «Per ora no. Il più delle aziende non conoscono bene la legge 166/2016, si dovrebbe fare più attività culturali e di sensibilizzazione. Nel caso di eventi, in genere matrimoni, sono gli sposi in prima persona che si attivano per loro personale sensibilità. Ci chiamano per vedere di ricollocare quello che avanza dal banchetto. Inoltre da qualche mese abbiamo avviato una collaborazione con una società che organizza congressi, ci avvisano e noi vediamo di organizzarci».

Il problema spesso è che è difficile prevedere le quantità da ridistribuire, non si può sapere a priori quanto si potrà raccogliere e soprattutto ci vogliono tempi strettissimi per consegnare al consumatore finale, ma se non si incomincia si continuerà a buttare tutto tra i rifiuti, per non dover avere il problema di cercare una alternativa.
«Abbiamo tanti altri progetti in mente – spiega Marco -, primo fra tutti una app per il food sharing tra singole persone o dei “frigoriferi solidali per gli studenti”, ma servirebbe un minimo di supporto economico dagli enti pubblici o dalle aziende. Noi ci impegniamo da volontari rimettendoci il nostro tempo e i mezzi, anche se le possibilità di avviare economie di scala, anche solo per coprire i costi di spostamento, ci sarebbero. In Europa cooperative come le nostre vengono finanziate per il servizio che svolgono, non solo dal Pubblico ma anche dalle imprese che preferiscono reinvestire in chi li libera di scarti, piuttosto che doversi accollare spese per l’iper produzione di rifiuti».
Situazioni che in Italia e ancor più nel Sud sono ancora lontane. «Da lavorare c’è tanto. Sulla sensibilizzazione per i grandi, ma anche con i più piccoli che saranno gli adulti di domani. Lo scorso anno grazie al 5X1000 del Comune di Bari e con una cooperativa sociale “Semi di vita” che è a Japigia abbiamo portato avanti un progetto scolastico “Orto dei popoli” con 25 bambini tra i 6 e gli 11 anni che hanno realizzato un orto urbano nell’arco di due mesi estivi, una esperienza bellissima».

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