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La storia di Sara e Tessie

Festa della donna, due sorelle bitontine tra le vittime dell’incendio scoppiato a New York nel 1911

Oggi il Comune dedicherà una piccola area verde in ricordo del loro sacrificio

Festa della donna, due sorelle bitontine tra le vittime dell’incendio scoppiato a New York nel 1911

Serafina (Sara) e Teresa (Tessie) Saracino

BARI - C’è un pezzo di terra di Bari nell’incidente sul lavoro più grave della storia industriale di New York. Il 25 marzo 1911, nell’incendio dell’azienda tessile Triangle Waist Company, morirono 146 persone, 126 donne, di cui 38 italiane. L’incendio, del tutto simile ad altri analoghi incidenti sul lavoro che si verificarono in quegli anni e che provocarono la morte di tante donne, è di solito associato all’istituzione della «Giornata internazionale della donna».
Di questa giornata celebrativa, che ricorre oggi, si ricordano anche i nomi delle baresi Serafina e Teresa Saracino, originarie di Bitonto, Antonia Pasqualicchio e Anna Vita Pasqualicchio Ardito, originarie di Casamassima e Marianna Santa L’Abbate di Polignano a Mare. Erano donne, erano immigrate e giovanissime. Morirono di lavoro, in una fabbrica insalubre e insicura, in cui erano sfruttate e sottopagate.

La loro morte, così tragicamente attuale, è diventata motivo di lotta e orgoglio per migliaia di altre donne in tutto il mondo.
Alle due sorelle Saracino, proprio oggi, l’amministrazione comunale di Bitonto dedicherà una piccola area a verde, fra via Domenico Urbano e via Angelo Messeni.
È l’ultimo passaggio di un lungo percorso amministrativo, cominciato con le ricerche della scrittrice siciliana Ester Rizzo che, nel 2014, ha pubblicato per Navarra Editore, «Camicette bianche». Il volume racconta la storia dell’incendio della Triangle Waist Company e ricostruisce le biografie delle donne che vi morirono. Fra loro, anche la piccola storia di Serafina e Teresa Saracino che lasciarono Bitonto nei primi anni del 1900 con il resto della famiglia, il padre Vincenzo, la madre Raffaella, un fratello e un’altra sorella. Arrivate a New York, le due sorelle americanizzarono il loro nome e divennero Sara e Tessie. Cominciarono presto a lavorare come operaie nella grande azienda tessile che produceva camicette bianche con le maniche a sbuffo, come imponeva la moda di quegli anni di inizio secolo.
Secondo le testimonianze dell’epoca, le operaie lavoravano anche più di 12 ore al giorno, 6 giorni a settimana, per poco più di un dollaro al giorno.

Nonostante gli scioperi e le proteste del sindacato, le condizioni di lavoro erano disumane. Per evitare pause troppo lunghe e furti, i proprietari chiudevano a chiave gli operai nelle stanze in cui lavoravano. Questa circostanza, pare, sia stata all’origine dell’alto numero di morti che si registrano a seguito dell’incendio del 25 marzo 1911, provocato dal rogo di alcuni tessuti infiammabili accatastati vicino alle postazioni di lavoro.
Le due sorelle Saracino riuscirono a scappare ma morirono poco dopo per le ustioni riportate. Alla famiglia, l’azienda riconobbe mille dollari di risarcimento.
Facendo seguito all’appello dell’autrice Rizzo e dell’editore Navarra, l’avvocato Laura Fano ha fatto richiesta, già nel 2015, di intitolare una strada alla memoria delle due sorelle Saracino. Alla richiesta, successivamente, si sono accodate altre associazioni cittadine, fra cui Fidapa, Io Sono Mia, Associazione Docenti Bitontini, Centro Ricerche Storia e Arte Bitonto, Bitonto da Riscoprire, Cenacolo dei poeti.
Oggi è in programma la cerimonia ufficiale di intitolazione, che vale per il passato ma, ancora di più, per il futuro. 

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