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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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oltre 500 chilometri

Acquedotto, una storia da scoprire pedalando

Da Caposele a Leuca, la «cicloesplorazione» di Roberto Guido

La forma e la forza dell’acqua e l’ingegno senza tempo dell’uomo. È la storia dell’Acquedotto Pugliese, realizzato tra il 1906 e il 1939, raccontata ora in maniera del tutto inedita, nella guida cicloturistica Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Cicloesplorazione da Caposele a Leuca di Roberto Guido, pubblicata da Ediciclo Editore. La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è stata inserita tra le quattro ciclovie di priorità nazionale finanziate dalla Legge di Stabilità 2016, un progetto che vede la Regione Puglia capofila nell’attuazione del protocollo d’intesa sottoscritto tra le Regioni coinvolte e i Ministeri dei Trasporti e dei Beni culturali. Si tratta di una ciclovia turistica di oltre 500 chilometri, che va dalle sorgenti di Caposele, in Basilicata, fino alla cascata monumentale di Santa Maria di Leuca, attraversando Alta Irpinia, Vulture, Alta Murgia, Valle d’Itria, terra d’Arneo e Salento.

Del volume si parlerà questa sera a Bari, nella libreria Laterza, e con l’autore saranno, Cosimo Chiffi, portavoce del Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, e Giuseppe Dimunno, coordinatore Fiab di Puglia e Basilicata, introdotti dalla giornalista Maria Grazia Lombardi (ore 18.30).

Roberto Guido, giornalista, cicloesploratore per passione, è esponente del Coordinamento dal Basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, che ha richiamato l’attenzione su questo straordinario itinerario narrativo, contribuendo in maniera determinante a farlo diventare una delle quattro Ciclovie di priorità nazionale.

Guido, lei ha pedalato per 500 chilometri seguendo il percorso dell’Acquedotto pugliese. Perché ha voluto affrontare un viaggio così insolito?

«È un piccolo sogno che si realizza. Tra il 2015 e il 2016, con altri compagni di viaggio, ho percorso questi 500 chilometri con la consapevolezza di vivere una grande esperienza. Non siamo al cospetto di una ciclovia perfetta, come quelle del Nord Europa, ma si tratta di un percorso d’avventura che attraversa luoghi bellissimi, la maggior parte dei quali considerati fino a ieri aree depresse, e oggi invece, grazie all’avvento del turismo slow, esperenziale, vengono finalmente valorizzati. Pensiamo infatti a borghi come quello di Calitri, in provincia di Avellino, dove da qualche anno centinaia di persone arrivano per lo “Sponz Fest” di Vinicio Capossela, o ancora, il Vulture, l’Alta Murgia, il Basso Salento, dove ci sono posti non toccati ancora dall’urbanizzazione selvaggia. Il percorso che possiamo fare oggi racconta delle visioni lungimiranti di uomini come l’ingegnere Camillo Rosalba, che già a fine ‘800 intuì come poteva cambiare il volto del Mezzogiorno d’Italia, e dopo di Matteo Renato Imbriani, e delle sue battaglie per strappare questo Sud alla sete».

Nelle sue tappe qual è stato il momento più emozionante?

«I momenti sono stati tantissimi, ma dovendone citare uno posso senz’altro dire che è stato quando nel bel mezzo del bosco di Bucito, in Basilicata, si è improvvisamente aperta una radura e lì c’era una stele, illuminata da un raggio di sole, con inciso il nome di un operaio morto durante la realizzazione di quel tratto dell’acquedotto, nel 1912. Giuseppe Lo Pomo, si chiamava, e su quella lapide ci sono ancora fiori».

A puntellare il percorso ci sono anche tante strutture espressione di archeologia industriale.

«Sì, è proprio questa la sua peculiarità. Dagli impianti delle sorgenti di Caposele, fino alle cascate monumentali di Leuca, c’è tutta la storia dell’Acquedotto pugliese che è anche la storia della nostra regione. Si pedala non solo nella natura, ma anche nella storia, attraverso un paesaggio non fermo ma vivo, dove incontriamo anche ponti, canali, edifici di ispezione, testimonianza di quanto complessa e avveniristica sia stata l’opera, e che la guida ripercorre in un itinerario narrativo in cui la natura si fonde con l’opera dell’uomo e crea bellezza».

Il tracciato cicloturistico però non è ancora completato.

«No, siamo nella fase in cui il Ministero ha assegnato i fondi e le Regioni hanno emanato il bando per la realizzazione, ma noi riteniamo che sia possibile percorrerlo anche oggi, quindi si tratta burocraticamente di un progetto tutto in divenire, ma il percorso è possibile».

Maria Grazia Rongo

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