Ad aprile Quadraccio & BariBanda pubblicheranno “Amara terra mia”, un progetto musicale che si muove tra omaggio e rilettura contemporanea, riportando al centro uno dei brani più intensi della canzone d’autore italiana. Firmata da Domenico Modugno per la musica e da Enrica Bonaccorti per il testo, la canzone — pubblicata nel 1971 — è diventata nel tempo un simbolo universale dell’emigrazione e del legame viscerale con la propria terra. Oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, il progetto “Made in Bari” di Quadraccio & BariBanda ne raccoglie l’eredità, trasformandola in una narrazione musicale profondamente radicata nel presente e nella cultura locale.
Quadraccio, pseudonimo di Tony Quadrello, insieme alla BariBanda, rappresenta da anni una delle realtà più autentiche e riconoscibili della scena barese. Il loro percorso artistico si distingue per la capacità di intrecciare musica e racconto, dando voce alla quotidianità, ai sapori, ai modi di dire e alla memoria collettiva della città. Progetti come “Citte citte a fa la iose” hanno contribuito a consolidare un’identità sonora che unisce dialetto e contemporaneità, con l’obiettivo dichiarato di tramandare e rinnovare la cultura barese, soprattutto tra le nuove generazioni. Non si tratta soltanto di musica, ma di un vero e proprio linguaggio condiviso, capace di trasformarsi in esperienza collettiva.
Accanto alla valorizzazione della tradizione, Quadraccio & BariBanda hanno sempre mantenuto una forte vocazione solidale. Negli anni, hanno collaborato con diverse realtà del territorio, tra cui Marcobaleno, AntoPaninabella, Famiglia SMA e Cuamm, dando vita a eventi musicali finalizzati al sostegno e alla sensibilizzazione su temi sociali. Un impegno che si riflette anche nella scelta dei contenuti artistici, spesso legati a tematiche universali come l’appartenenza, la memoria e la dignità umana.
La nuova versione di “Amara terra mia” nasce proprio su questo solco. Il brano originale raccontava il dolore degli italiani costretti a lasciare il proprio Paese in cerca di futuro. Una ferita storica che, nella rilettura di Quadraccio, si fa specchio del presente. «Ho inserito una strofa in barese che rivendica, a modo mio, il valore della territorialità, dell’appartenenza e dello strappo dalla propria terra — spiega Tony Quadrello —. È un sentimento che Modugno e Bonaccorti avevano raccontato pensando agli italiani emigrati; oggi quello stesso dolore appartiene a chi arriva qui, portando con sé nostalgia, ferite e speranza». La canzone, dunque, si carica di un nuovo significato: non più solo memoria, ma ponte tra epoche e popoli, capace di restituire dignità a storie spesso invisibili.
A dare forma sonora al progetto è un ensemble di musicisti di grande esperienza: Luigi Patruno agli arrangiamenti, Graziana Jana Campanella alla voce femminile, Max Monno alle chitarre, Leonardo Torres al pianoforte, Beppe Sequestro al basso e Mimmo Campanale alla batteria. A impreziosire ulteriormente il brano è il featuring di Fabrizio Bosso, tra le eccellenze del jazz internazionale. La sua tromba aggiunge profondità ed eleganza all’arrangiamento, donando al pezzo una dimensione emotiva ancora più intensa e vibrante. Il suo contributo non è solo musicale, ma narrativo: ogni nota sembra amplificare il senso di nostalgia e appartenenza che attraversa l’intero brano.
















