Giovedì 26 Marzo 2026 | 07:41

Bari, la violenza delle babygang al Parco Rossani: «Mio figlio di 13 anni aggredito, salvato da un 18enne»

Bari, la violenza delle babygang al Parco Rossani: «Mio figlio di 13 anni aggredito, salvato da un 18enne»

Bari, la violenza delle babygang al Parco Rossani: «Mio figlio di 13 anni aggredito, salvato da un 18enne»

 
Redazione cronaca Bari

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Bari, la violenza delle babygang al Parco Rossani: «Mio figlio di 13 anni aggredito e salvato da un 18enne»

Il racconto-denuncia: «È stato accerchiato da un gruppo di ragazzi, che lo hanno minacciato chiedendogli il portafoglio e il cellulare»

Mercoledì 18 Marzo 2026, 07:44

17:20

Qui di seguito la lettera inviataci da una lettrice, madre di un adolescente che nel Parco Rossani si è imbattuto nella violenza dei suoi coetanei.

Scrivo come mamma preoccupata per quanto accaduto nel fine settimana appena trascorso al Parco Rossani. Mio figlio tredicenne è stato accerchiato da un gruppo di ragazzi, che lo hanno minacciato chiedendogli il portafoglio e il cellulare. Con lui c’erano anche due ragazzine. Solo l’intervento di un diciottenne ha fatto desistere il gruppo. Senza quell’intervento, non so cosa sarebbe potuto accadere. Il racconto di mio figlio è stato inizialmente molto vago. Con calma ha poi fornito più dettagli: erano in cinque e uno di loro indossava un passamontagna. Non erano armati, evidentemente stavano giocando «a fare i cattivi».

Purtroppo questo episodio non è isolato. I ragazzi stessi si raccontano queste esperienze tra di loro: chi è stato minacciato in piazza, chi ha subito piccoli furti al parco, chi ha visto altri intimiditi da gruppi di coetanei o poco più grandi. Sono episodi che si ripetono, che crescono e circolano tra loro, alimentando paura e sfiducia. Non si tratta solo di un gioco di adolescenti che vogliono provocare: è un problema concreto di sicurezza.
Nessuno di noi si aspetta pattuglie sparse su tutto il territorio o polizia e carabinieri a ogni angolo della città: tenere tutto sotto controllo è impensabile. Ma credo sia necessario un presidio maggiore almeno nei luoghi frequentati dai ragazzi: parchi, piazze e aree gioco dove i giovani si incontrano dopo la scuola o nei weekend. Non è giusto dover vivere sempre con la paura, decidere di tenerli a casa per proteggerli o insegnare loro a temere di uscire. I nostri figli dovrebbero poter correre, giocare e incontrarsi senza sentirsi osservati o in pericolo. Perché inaugurare luoghi di aggregazione se poi, nei fatti, rischiano di diventare spazi di degrado e abbandono?

Chiedo alle autorità competenti di prendere questi episodi, ormai sempre più frequenti, come un campanello d’allarme concreto. Serve attenzione costante, presenza nei luoghi pubblici e iniziative di prevenzione. I ragazzi devono sapere che la loro sicurezza è una priorità e che non devono imparare a difendersi da soli o contare sulla fortuna che qualcuno più grande intervenga al momento giusto.

Quello che è successo al Parco Rossani dimostra che la paura si sta radicando tra i nostri ragazzi. Quando escono, si scambiano avvertimenti tra loro: «Stai attento a quella piazza», «Non andare in quel parco da solo», «Non portare il cellulare in giro». È triste e ingiusto che episodi così, anche se apparentemente di poco conto, costringano i nostri figli a vivere con ansia. Non vogliamo colpevolizzare nessuno, ma chiediamo misure concrete. Non devono esserci solo interventi sporadici o segnalazioni isolate: serve una rete costante di attenzione, sorveglianza e supporto nei luoghi frequentati dai giovani.

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