GAZZETTA TV Il generale Trombetti: «La tregua tra clan a Bari? Pax fragile, le nuove leve sono spregiudicate»
L'analisi del comandante provinciale dei carabinieri intervistato dal direttore Mimmo Mazza: «Serve un monitoraggio attento del territorio»
Mercoledì 18 Marzo 2026, 06:00
19 Marzo 2026, 12:43
Circa vent’anni fa le famiglie di mafia del capoluogo firmarono la pax al termine di un momento conviviale attorno a un tavolo di un ristorante popolare sul lungomare nord. Un evento che riunì i capi clan più potenti della mala cittadina. Si siglò una tregua tutt’altro che simbolica funzionale a condurre affari sporchi nell’ombra. I clan si spartirono le zone d’influenza e si dettarono le regole per evitare faide e sangue. Un modo per tenere lontani i riflettori delle forze dell’ordine. Una pax mafiosa riaffermata a distanza di anni in un appartamento del Libertà, ma poi incrinata da nuovi episodi di sangue che crearono allarme in città. Una pace che, negli anni del boom turistico, sembra aver trovato nuova compattezza. Ma a dispetto di una immagine che ritrae la criminalità organizzata barese interessata ad altri affari, e dunque consapevolmente inabissata, la lettura del comandante provinciale dei carabinieri, il generale Gianluca Trombetti, intervistato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza, è differente.
«La nostra attenzione è costante soprattutto in un momento come questo in cui sembra esserci una pax che così non è poiché è una forma per conseguire comunque l’interesse criminoso. Da qui la necessità di un attento monitoraggio del territorio attraverso attività complesse finalizzate a dare una chiave di lettura ai fenomeni in corso»...

