Giovedì 19 Febbraio 2026 | 16:28

I Julie’s Haircut in concerto a Bari: «Radiance Opposition» e l’arte di unire gli opposti tra psichedelia, minimalismo ed elettronica

I Julie’s Haircut in concerto a Bari: «Radiance Opposition» e l’arte di unire gli opposti tra psichedelia, minimalismo ed elettronica

I Julie’s Haircut in concerto a Bari: «Radiance Opposition» e l’arte di unire gli opposti tra psichedelia, minimalismo ed elettronica

 
Redazione online

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I Julie’s Haircut in concerto a Bari: «Radiance Opposition» e l’arte di unire gli opposti tra psichedelia, minimalismo ed elettronica

Dagli esordi garage-rock alle collaborazioni con Damo Suzuki, Sonic Boom e Philip Corner, fino all’ingresso di Anna Bassy: sabato 21 all’Officina degli Esordi la band presenta il decimo album 

Giovedì 19 Febbraio 2026, 13:32

I Julie’s Haircut continuano a riscrivere la loro storia, passando dal garage-rock e noise degli esordi a una scrittura aperta a psichedelia, elettronica e minimalismo. La band di Sassuolo, composta da Nicola Caleffi, Luca Giovanardi, Andrea Rovacchi, Andrea Scarfone, Ulisse Tramalloni e dalla new entry la cantante italo-nigeriana Anna Bassy, ha edificato un percorso coerente e inquieto, anche attraversato collaborazioni di rilievo come Damo Suzuki, Sonic Boom e Philip Corner. Sabato 21 alle 21.30, si esibirà all’Officina degli Esordi di Bari con brani del loro decimo album Radiance Opposition, lavoro che segna un nuovo corso per la band (biglietti su Ticketone e Dice.fm).

Caleffi, siete tra i nomi più attivi e solidi della musica indipendente italiana: guardando indietro cosa è rimasto degli inizi e cosa invece avete guadagnato da questa traiettoria in continua mutazione?

«Degli inizi è rimasta, direi, la volontà di fare le cose a modo nostro, mantenendo una nostra autonomia, un’indipendenza che nel corso degli anni è risultato essere il fattore che ci ha consentito di cambiare, nella libertà di pensare alla musica come a un elemento vivo, che si rinnova continuamente».

Il disco «Radiance Opposition» ruota attorno all’idea di unione degli opposti: ce lo spiegate? E soprattutto, da dove è arrivata l'idea visto che voi siete in tanti e talvolta unire più visioni e mentalità non è semplice...

«Nel disco, e a volte anche all’interno di una stessa traccia, convivono elementi molto diversi tra di loro, che alla fine trovano una loro coesione; ci sembrava interessante far emergere questo aspetto anche a livello concettuale. Non è semplice trovarsi d’accordo quando si è in sei persone; credo sia fondamentale per ognuno considerare sempre la visione d’insieme del fare musica come un collettivo, piuttosto che come sei individualità distinte».

L’ingresso di Anna Bassy ha portato nuova energia al gruppo: cosa ha cambiato nel vostro modo di comporre e di stare insieme in studio e sul palco?

«Anna ha contribuito a ridefinire l’identità della band in questa fase: senza di lei questo disco non esisterebbe. La sua personalità, di musicista e individuo, si sta integrando con quella di noi cinque; mi sento di dire che è un processo ancora in evoluzione. È un incontro importante a livello artistico e umano».

Avete attraversato molte fasi stilistiche, dal garage-rock alla sperimentazione più astratta: sentite ancora il bisogno di esplorare musicalmente o oggi vi interessa di più approfondire una direzione?

«Il tentativo è sempre quello di provare a fare cose nuove, mantenendo la nostra identità di band. A volte ci vuole molto tempo prima di trovare la direzione giusta, come nel caso di questo disco… Ma ne vale sempre la pena».

In che modo l’immaginario visivo di Zoë Croggon accompagna il disco e quanto è importante per voi il dialogo tra musica e arte nel definire l’identità di un album?

«È un aspetto molto importante, forse fondamentale. Siamo da sempre molto attenti alla relazione tra musica e immagini, e spesso per le copertine abbiamo utilizzato opere di artisti contemporanei – già a partire dal nostro primo album. Le opere di Zoë Croggon che abbiamo scelto per la copertina di Radiance Opposition – due suoi autoritratti della serie Half Life che la “congelano” in frame ripresi da videocamere di sorveglianza, in momenti di apparente quotidianità – non sono state pensate per il disco ma funzionano benissimo in questo contesto: possiedono un’aura potente e una dimensione di ritualità legata alla gestualità corporea che li proietta in quel territorio sospeso tra luce e ombra che è quello dell’album».

Alla fine cosa ci mostrerete sul palco dell'Officina degli Esordi? Cosa portate al pubblico in questo giro di concerti?

«Stiamo proponendo una scaletta molto corposa, forse la più lunga che ci sia mai capitato di suonare: quasi due ore di concerto in cui eseguiamo tutto il nuovo disco insieme a brani dagli ultimi due album; sul palco alterniamo momenti più intensi ad altri più sospesi, cercando di mantenere viva la tensione»…

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